Ad ogni legge il suo doppio(senso)

Il bicchiere. Enogastronomia politica

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Non era la prima volta che notavo le auto fermarsi davanti a quella lapide, posta tra le finestre di una casa, in un paesino del Cuneese: “Per culto verso… ottenne l’erezione della modesta cappella… I conterranei orgogliosi e riconoscenti”. Cent’anni fa nessuno si sarebbe mai fermato a sorridere su una semplice frase che oggi va inserita di diritto tra le “perle dell’informazione”. Ma in Italia siamo campioni del doppio senso, tanto che persino le leggi hanno una doppia, tripla e quadrupla interpretazione. Non parliamo poi delle “notizia”. Per sapere se aumenterà la benzina, una volta, veniva data la notizia nuda e cruda, poi la smentita secca del giorno dopo. Quindi la voce di un rincaro più modesto; poi ancora smentita, dopo la protesta dei sindacati. Il colpo letale sulla coscienza popolare lo dava “il dibattito”. Finché, una volta assuefatti i lettori sull’argomento, usciva il trafiletto con la notizia ufficiale: l’aumento era stato varato agli stessi livelli del primo giorno. Il problema, dunque, non è il contenuto di una notizia, ma l’assuefazione, la normalità, che poi diventa accettazione. Lo scorso anno i giornali dibatterono a lungo su un provvedimento comunitario che voleva introdurre gli oli vegetali e altre materie grasse nella produzione del cioccolato. Si alzarono gli scudi in tutta Europa, protestarono dietologi, giornalisti e ghiottoni. E il provvedimento fu ritirato. Oggi, si legge su un trafiletto che i rappresentanti permanenti dei 15 e la Commissione sta per varare un compromesso, per favorire l’uso di materie grasse al posto del burro di cacao. Ebbé, ci voleva un italiano a presiedere la Commissione per applicare anche qui l’arte del compromesso, su una faccenda apparentemente banale come il cioccolato. Il dramma – se ne discuterà anche al Meeting di Rimini, presso gli stands dell’Umana Dimora e del Club di Papillon (incontro col gusto tutte le sere alle ore 18) – è che pressioni di questo genere avvengono sull’alimentazione come sui farmaci, dove interessi più grandi di noi ci riducono a cavie per l’esercizio di un business internazionale. A Prodi, perché vigili anche – al di là della metafora – sul pane e la mortadella, dedico un Lambrusco di Sorbara di Poppi Erasmo (tel. 059/902059), che scende leggero e frizzante come una fonte. E non ha doppi sensi. (massolon@tin.it)

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