Aborto. Torino vuole togliere l’obiezione di coscienza. Ma perché il Comune non si occupa delle questioni di sua competenza?

La maggioranza voleva far passare una mozione che ha lo scopo di emarginare gli obiettori. La minoranza si oppone e riesce a limitare i danni. Ma i consiglieri cattolici del Pd che fanno?

Approvata in Sala Rossa una mozione della maggioranza che invita la Regione a prendere le misure per garantire il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza. Una proposta che, in realtà, mira al licenziamento dei medici obiettori, come già paventato in Francia. Con una veemente opposizione sono riuscito a ottenere l’attenuazione dei toni della mozione, ma il pericolo verso la libertà di coscienza e la repressione dell’obiezione è reale. Ma perché Il Comune non pensa alle questioni di sua competenza, sulle quali ha già abbastanza gatte da pelare? E i cattolici del Pd che fanno?

Con una grande battaglia di retroguardia sono riuscito, insieme a tutta l’opposizione, a ridurre i toni di una mozione che chiedeva alla Regione di predisporre tutte le misure, anche disciplinari, per garantire il diritto all’aborto messo a rischio, a dire dei Consiglieri Comunali di maggioranza, dall’obiezione di coscienza. Alla fine la mozione è diventata un generico appello a far sì che venga garantito il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, secondo le legge 194/78, ma resta l’inquietudine per una formulazione originaria che lasciava intendere come l’obiettivo fosse quello di sanzionare pesantemente i ginecologi obiettori di coscienza, fino al licenziamento, come già è stato paventato in Francia.

Se, da una parte, il diritto sancisce come la Legge 194 debba essere applicata e vada garantito a chi desidera di interrompere una gravidanza di poterlo fare in sicurezza, dall’altra però deve essere tutelato il diritto all’obiezione di coscienza, così come il diritto alle Associazioni Pro-Vita di avere un punto informativo nei consultori e nelle strutture sanitarie. Evidentemente però a Torino, come sempre, vige la legge dei due pesi e due misure, soprattutto su materie che non competono la Sala Rossa. Ci sono cittadini che non ce la fanno a pagare la Tasi, la Tares, Tari, abbiamo la città piena di buche, abbiamo un bilancio che non sappiamo come cucire: ma perché la maggioranza non si occupa delle problematiche che siamo stati eletti per risolvere? E i Consiglieri cattolici del Pd? Che posizione assumono sui valori non negoziabili e su una serie di mozioni e di ordini del giorno che parla di una strategia ben chiara da parte della maggioranza?

Silvio Magliano, Ncd, è Vice Presidente Vicario Consiglio Comunale di Torino