Le femministe circondano Santiago de Compostela urlando «aborto libero e gratuito»

Le associazioni pro choice spagnole incolpano la Chiesa di fare pressioni per limitare la legge sull’interruzione di gravidanza. Intanto nel paese aumentano gli aborti e spariscono i fondi per la maternità

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Hanno circondato la cattedrale di Santiago de Compostela all’urlo «aborto libero e gratuito». Le associazioni pro choice spagnole hanno scelto questa forma di protesta per esprimere il proprio sdegno contro l’annuncio (finora siamo solo agli annunci) del governo di rivedere la legge sull’interruzione di gravidanza.
Domenica un migliaio di persone, facenti parte di una sessantina di associazioni, si sono ritrovate in strada e attorno alla cattedrale per incolpare la Chiesa di fare pressioni sul governo per portare delle modifiche alla legge. Finora, in realtà, non è ancora del tutto chiaro quali saranno gli interventi del governo Rajoy, ma le poche notizie sono bastate per far scattare le associazioni pro choice.

ABORTO MINORENNI. «Bruceremo la Conferenza episcopale maschilista», «volete far tornare le donne in casa», «ci farete retrocedere di venti anni», dicevano le femministe. Finora quel che è certo sono i proponimenti del ministro della Giustizia Alberto Ruiz Gallardon che ha spiegato di voler rivedere alcune norme introdotte dal precedente esecutivo Zapatero. E cioè il divieto per le ragazzine di 16 anni di abortire senza il consenso dei genitori.

I NUMERI. Secondo i dati, negli ultimi anni, gli aborti in Spagna sono aumentati in media di 48.500 all’anno. Dal 1990 a oggi la crescita è stata del 68,6 per cento, passando da 37.000 a 120.000. Come denunciato dall’associazione Red Madre, all’aumento delle interruzioni di gravidanza è corrisposta una significativa diminuzione degli aiuti economici alla maternità, oggi ridotti praticamente a zero.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •