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La preghiera del mattino

Centomila morti per il fine vita in Canada: «Aveva ragione chi si oppose alla legge»

Di Caterina Giojelli
15 Ottobre 2026
Il mea culpa dell’ex premier del Québec, l’escalation dell’eutanasia in Belgio, la frenesia legislativa della Cei, il contraltare dei vescovi veneti e di monsignor Paccosi. Rassegna ragionata dal web
La bandiera canadese sventola sopra un cimitero erboso
(foto di Anna Khromova su Unsplash)

L'ex premier del Québec, il neurochirurgo Philippe Couillard - che pure fu il padre nobile della prima norma canadese sul fine vita -, ha amesso ai microfoni della CBC di aver ripensato e alla decisione presa nel 2014 e di nutrire dei dubbi:

«Era chiaramente riservata ai casi terminali o pre-terminali, con un percorso definito e infelice verso la fine della vita. E ora non è più così. Non sono sicuro che avrei votato di nuovo a favore di quella legge, considerando le modifiche apportate negli ultimi anni […] Ero stato avvertito da chi si opponeva alla legge, che mi aveva detto: “Vediamo che le tue intenzioni sono buone, ma vedrai, una volta aperta la porta non la richiuderai più e si spalancherà ancora di più”. Ed è proprio quello che è successo».

Breve ripasso. Nel febbraio 2015 la Corte Suprema dichiara illegittimo il divieto di suicidio assistito e concede un anno di proroga per legiferare. Justin Trudeau si mette al lavoro per la norma nazionale, chiedendo sponda proprio a Couill...

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