L’esecuzione in diretta streaming è un regalo ai jihadisti

Di Leone Grotti
13 Ottobre 2026
Il governo di Donald Trump ha deciso di fucilare pubblicamente l'assassino Nidal Hasan. È una barbarie che farà bene solo alla diffusione del terrorismo islamico
Il ministro della Difesa Pete Hegseth applaude il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante una visita a una base militare del Michigan
Il ministro della Difesa Pete Hegseth applaude il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante una visita a una base militare del Michigan (foto Ansa)

Mostrare in diretta streaming l’esecuzione del jihadista Nidal Hasan, come ordinato dal ministro della Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, non è soltanto una barbarie che avvicina gli Usa a regimi ai quali ha sempre ritenuto di essere moralmente e istituzionalmente superiore, è anche una sciocchezza dal punto di vista della deterrenza, il punto che apparentemente interessa di più al governo di Donald Trump.

La strage di Nidal Hasan

Nidal Hasan è l’americano musulmano di origini palestinesi che al grido di «Allahu Akbar» ha massacrato tredici persone e ne ha ferite altre 31 nell’attentato del 5 novembre 2009 nella base militare di Fort Hood, in Texas.

Il jihadista, convinto che gli Usa stessero conducendo una «guerra contro l’islam», influenzato dall’imam radicale legato ad Al-Qaeda, Anwar al-Awlaki, è stato condannato a morte nel 2013.

Nei primi giorni di ottobre, Trump ha autorizzato la sua fucilazione e il ministro Hegseth ha deciso che l’esecuzione si terrà il 3 dicembre a Fort Hood e che sarà trasmessa in streaming «perché la gente deve capire che ci sono serie conseguenze per questo tipo di cose».

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«Questo è un atto barbarico»

Il presidente della Conferenza episcopale dei vescovi degli Stati Uniti, l’arcivescovo Paul Stagg Coakley, ha condannato la decisione di trasmettere in diretta l’esecuzione, parlando di «promozione barbara di una cultura della morte».

Il cardinale Gerhard Ludwig Müller, in un’intervista al Corriere della Sera, ha rincarato la dose:

«Bisogna essere chiari: questo è un atto barbarico. Lo Stato, anche nelle democrazie, non ha il diritto di disporre del corpo umano. Ci sono limiti, che significano no alla tortura e no alla pena di morte. E questa esecuzione spettacolare, come nel passato più buio, li supera entrambi. Pensiamo ai bambini, ai giovani che lo vedrebbero. C’è un limite all’autonomia dello Stato secolare, e non solo. Gli Stati Uniti non sono una dittatura, ma il simbolo del mondo libero. E questo dovrebbe imporre loro di dare l’esempio».

Trump fa un favore ai jihadisti

L’esecuzione pubblica di Hasan non è inaccettabile solamente perché pone gli Stati Uniti sullo stesso piano di regimi autoritari come Corea del Nord, Afghanistan, Iran, Arabia Saudita e Cina. È anche un grave errore dal punto di vista della deterrenza, che sembra essere ciò che interessa di più al governo americano.

Come notato in un editoriale dal Wall Street Journal, che si dichiara fin dalle prime righe a favore della pena di morte in sé, l’esecuzione a favore di telecamera «offre all’assassino il martirio pubblico che desidera»:

«È preferibile che la sua esecuzione avvenga in modo discreto, alla presenza di pochi testimoni oltre ai funzionari e ai familiari delle vittime che desiderino assistervi. Ciò lo consegnerebbe alla storia nell’ignominia, ma senza clamore. Hasan ha dichiarato che, se giustiziato, sarebbe comunque un “martire” e di aver ucciso quei soldati perché “andavano contro l’Impero islamico”. Una morte trasmessa in diretta streaming, accompagnata da ultime parole incendiarie: ecco cosa desidera».

L'autore della strage del 2009 di Fort Hood, Texas, Nidal Hasan. Sarà fucilato da un plotone di esecuzione in diretta streaming il 3 dicembre
L’autore della strage del 2009 di Fort Hood, Texas, Nidal Hasan. Sarà fucilato da un plotone di esecuzione in diretta streaming il 3 dicembre (foto Ansa)

Incentivo al reclutamento

Hegseth dimostra di non comprendere la mentalità jihadista. Per chi sceglie la morte e gli attentati suicidi come “strada per andare in paradiso”, una fucilazione pubblica non sarà mai un deterrente. Anzi, è un incentivo.

La fucilazione pubblica di Hasan non distoglierebbe altri jihadisti dal compiere attentati, ma al contrario favorirebbe l’effetto emulativo che si vuole evitare. Nota ancora il Wall Street Journal:

«Hasan e i suoi simili sanno bene di poter andare incontro alla morte; è un elemento che rientra nei loro calcoli fanatici. Immaginano che, attraverso la violenza, contribuiranno a realizzare quel sanguinoso califfato che sperano di instaurare sulla terra. Una morte pubblica per fucilazione garantirebbe a Hasan una notorietà perenne. Alimenterebbe il culto della morte promosso da quella distorsione dell’islam che mira a reclutare nuovi attentatori suicidi. Lungi dallo scoraggiare i jihadisti, servirebbe da video di reclutamento per YouTube».

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