Deficit/Pil. Il 3 per cento è una regola «senza un perché»

Di Emanuele Boffi
24 Settembre 2026
Italia in infrazione di bilancio per uno 0,8 per cento, ma vanno ricordati anche i risultati raggiunti. E la storia di una regola capestro nata per caso
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ospite della trasmissione Rai Porta a porta, condotta da Bruno Vespa, Roma 22 settembre 2026
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ospite della trasmissione Rai "Porta a porta", Roma 22 settembre 2026 (Foto Ansa)

Caro direttore, ma questa storia dell’infrazione di bilancio per uno 0,8 per cento non è un po’ ridicola? Il deficit di bilancio 2025 è rimasto al 3,08 per cento del Pil anziché scendere sotto la fatidica soglia del 3. Questo secondo i calcoli dell’Istat e io non so dire, come ha fatto ieri sera Giorgia Meloni da Bruno Vespa, se c’è un eccesso di “cautela” dell’ente di ricerca o se c’è stato un errore del Mef. Poco cambia, mi pare: il dato di fatto è che, dovendo rimandare di un anno il rientro imposto da Bruxelles, questo governo si ritrova con meno quattrini in tasca, e il voto del 2027 è dietro l’angolo…
Pierangelo Assunti

Innanzitutto, vanno ricordati tre fatti.

  • Il primo: la fine della procedura di infrazione è sempre stata fissata al 2027; l’unico vero contrattempo è non essere riusciti ad anticipare i tempi.
  • Il secondo: nel 2021 il debito pubblico sfiorava il 150 per cento del Pil e il deficit viaggiava su vette comprese tra l’8 e il 9 per cento. Al governo attuale si possono muovere diverse critiche, ma non certo quella di aver scialacquato il pubblico denaro: passare dal 9 al 3,08 per cento nel giro di una sola legislatura è un risultato di tutto rispetto. A maggior ragione se si considera che ad aprile l’Istat si è accorta di un improvviso extra-costo di 8,4 miliardi dovuto al Superbonus grillino (a proposito di mani bucate e soldi buttati dalla finestra).
  • Il terzo: quest’anno il deficit italiano equivale alla metà di quello statunitense e supera di slancio i dati di Germania (3,7 per cento) e Francia (5,4 per cento).

La regola del 3 per cento

Detto questo, comprendo benissimo il tuo sconcerto per questa dittatura dello zerovirgola che governa i destini delle nazioni. Un feticcio contabile basato peraltro su una cifra, il 3 per cento, estratta dal cilindro nel 1981 da Guy Abeille, allora oscuro funzionario del ministero delle Finanze francese. Qualche anno fa, fu lui stesso a raccontare la storia del perché fosse stata fissata proprio quella soglia. «Fu una scelta casuale, senza nessun ragionamento scientifico – disse a Repubblica -. Quando François Mitterrand venne eletto, nel 1981, scoprimmo che il deficit lasciato da Valery Giscard d’Estaing per l’anno in corso non era di 29, ma di 50 miliardi di franchi. Sembrava anche difficile fermare l’appetito dei nuovi ministri socialisti. Avevamo davanti uno spauracchio: superare 100 miliardi di deficit. Mitterrand chiese all’ufficio in cui lavoravo di trovare una regola per bloccare questa deriva».

«Un po’ per caso»

Così, «una sera del 1981», in una riunione durata circa «un’ora», nacque l’idea. «Avevamo pensato in termini assoluti di stabilire come soglia massima 100 miliardi di franchi. Ma era un limite inattendibile data l’alta fluttuazione dei cambi e le possibili svalutazioni. Quindi decidemmo di dare il valore relativo rispetto al Prodotto interno lordo che all’epoca era di 3.300 miliardi. Da qui il fatidico 3 per cento. Qualche mese dopo, Mitterrand parlò ufficialmente della regola per il controllo dei conti pubblici. La Finanziaria si chiuse con uno squilibrio di 95 miliardi. Ma Laurent Fabius, allora premier, anziché dare la cifra parlò di un deficit pari al 2,6 per cento del Pil. Faceva molta meno impressione. Così è cominciato tutto».

Da quel momento in avanti, grazie alla benedizione di Jean-Claude Trichet, il parametro è scivolato dritto nel Trattato di Maastricht. Da quella lontana sera del 1981 in cui fu partorito un po’ per caso – chiosava Abeille – quel 3 per cento è diventato lo sfondo immutabile delle nostre vite. Senza che nessuno «si chieda più il perché».

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.