La Bce si appresta ad alzare il costo del denaro per contrastare l’inflazione. Che in realtà scende, al netto dei prezzi energetici fuori controllo a causa della crisi di Hormuz. I soliti “falchi” guardano il dito del caro vita e ignorano la luna della recessione incombente
Il quartier generale della Banca centrale europea (Bce) a Francoforte, 22 luglio 2026 (foto Ansa)
Il quartier generale della Banca centrale europea (Bce) a Francoforte, 22 luglio 2026 (foto Ansa)
Joachim Nagel, governatore della Bundesbank e rappresentante tedesco nel consiglio della Banca centrale europea, in un’intervista concessa al quotidiano francese Le Monde ha chiarito di non avere dubbi:
«I mercati stanno prezzando un 95 per cento di probabilità di aumento dei tassi: direi che hanno una buona comprensione di come noi probabilmente risponderemo».
A meno di una settimana dalla riunione dei vertici dell’Eurotower tutti gli osservatori, infatti, sembrano scommettere su un rialzo di 25 punti base (un quarto di punto percentuale) del costo del denaro. Un incremento uguale a quello già adottato lo scorso giugno, quando il tasso di riferimento sui prestiti è salito al 2,25 per cento. Giovedì 10 settembre arriverebbe al 2,5 per cento.
Il numero uno della Banca centrale tedesca ha chiarito le motivazioni della probabilissima stretta monetaria:
«L’inflazione non è vicina al nostro ...
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