Un giornalista del Seattle Times spiega che sostenere la separazione tra maschi e femmine biologici nello sport non è transfobia, viene censurato e si dimette. «L'unica opinione accettata è quella “giusta”»
Il giornalista americano Matt Calkins durante la sua intervista a "The Free Press". Calkins si è dimesso dal Seattle Times, dove ha lavorato per undici anni, dopo la censura di un suo articoli sugli atleti trans
Mentre a sinistra si interrogano sulla fine del woke, e dopo la presa di distanza della campionessa americana del progressismo radical Alexandria Ocasio-Cortez anche in Italia è partita la gara a chi dice più forte che è un ideologia superata (ovviamente su Repubblica, il giornale che per anni ha sostenuto che il woke fosse un’invenzione della destra), dagli Stati Uniti continuano ad arrivare storie che ci ricordano come questa visione distorta, politcamente corretta e violenta della realtà continua a cancellare chi non la pensa nel modo “giusto”. È il caso di Matt Calkins, giornalista che ha lavorato per undici anni come editorialista sportivo per il Seattle Times. Pochi giorni fa Calkins si è dimesso dopo che il giornale si è rifiutato di pubblicare un suo articolo con una tesi piuttosto semplice: sostenere la separazione tra maschi e femmine biologici non significa essere transfobici.
Un caso non isolato
Il caso non è isolato, ha raccontato il giornalista in un post sul suo Substack...
Contenuto riservato agli abbonati
Light
Il quotidiano online per i nuovi abbonati
Digitale
Il quotidiano online + il mensile digitale
Full
Il quotidiano online + il mensile digitale e cartaceo