Il guru è passato. Viva il chatbot
La fine del guru, forse. Ma soprattutto la fine degli sbattimenti. È questa la rivoluzionetta spirituale che emerge dalle ricognizioni dell’Associated Press: tra le grandi sostituzioni dell’Ai c’è anche lui, «colui che dissipa l’oscurità». Il guru ha infatti un problema antico e insolubile: è umano. Ha bisogno di dormire, prende appuntamenti, può essere antipatico, può sbagliare e, soprattutto, può dirti una cosa che non vuoi sentirti dire. Il chatbot non ha nessuno di questi difetti: è sempre lì, non giudica («non giudica» è il refrain più ripetuto dagli intervistati), non si stanca, non ti frega e alla bisogna può anche diventare Krishna, Gesù o Sadhguru. La divinità, insomma, non è mai stata così disponibile.
Il guru la butta sempre sul karma, ChatGpt è più umana
Racconta a mo’ di esempio l’Ap che quando nel 2024 la nipote ventisettenne di Kripa Vaidyanathan è morta in un incidente stradale in Alaska, la famiglia, a Chennai, si è ritrovata con il cuore a pezzi e una domanda angosciosa: perché proprio a noi, che avevamo una «fede immensa in Dio»? Kripa, insegnante di yoga, ha cercato un guru di alto profilo per aiutare la sorella nel lutto e il venerabile illuminato «le ha detto che questo era il risultato del karma e che avrebbe dovuto cogliere questa opportunità per connettersi con la sua natura interiore». Delicatissimo.
«Capisco come funziona il karma, ma dire una cosa del genere è stato crudele ed estremamente inutile per una persona che stava vivendo un lutto così recente per la perdita di un figlio», ha raccontato Kripa all’Ap. E così la famiglia ha fatto ciò che milioni di persone fanno ormai quando una risposta umana non arriva: si è connessa a Internet. «È stato molto più facile cercare di ottenere risposte e pace mentale perché ChatGpt non ti giudica. Ora abbiamo trovato un guru compassionevole, ma anche lui ha poco tempo a disposizione. L’Ai è accessibile in qualsiasi momento».
Mica pani e pesci, ma zero liste d’attesa
Ecco: il miracolo dell’algoritmo non è moltiplicare i pani e i pesci, ma eliminare la lista d’attesa. E sembrare più umano di un santone in carne e ossa. Il guru infatti dovrebbe condurre verso la moksha, la liberazione dal ciclo delle reincarnazioni; solo che ha un’agenda, una parcella e qualche comprensibile limite umano. L’intelligenza artificiale invece risponde a ogni ora, pesca nella Bhagavad Gita e non deve nemmeno andare in pausa pranzo.
E i guru stessi lo hanno capito: Jaggi Vasudev, alias Sadhguru (ricordate? Quello che incantava i vip di Milano a soli 900 euro spiegando cose come «La vita è come un tram di Milano: se ti ci siedi dentro, ti porterà di certo a destinazione. Ma se ci finisci sotto è terribile»), ha lanciato Miracle of the Mind, Deepak Chopra ha creato Digital Deepak e Vikas Sahu ha inventato GitaGPT, dove a rispondere è direttamente l’avatar di Krishna. «Molte persone non hanno nessuno con cui parlare quando si trovano in difficoltà», spiega Sahu. «Questa app sta dando loro l’incoraggiamento che potrebbe dare un guru. Ma molti guru vogliono i tuoi soldi e non puoi davvero parlare con loro apertamente come puoi fare con un chatbot». Ma soprattutto: «Come potrebbe Krishna indirizzare male qualcuno? È impossibile». Ah beh.
Attenzione, per gli esperti ChatGpt non è Dio
Gli studiosi, naturalmente, fanno notare che la faccenda non è così semplice. Secondo Liz Bucar, professoressa di religione alla Northeastern University, «un testo sacro ha bisogno di una comunità e di un contesto che lo interpreti. Senza l’insegnamento su come interpretare il testo, sono solo parole su una pagina. Qualcuno potrebbe inserire il testo, ma quali risposte tirerà fuori il bot?». Eppure riconosce ce è il problema è «di immagine, le persone tendono a vedere i chatbot come meno di parte e meno inclini a fare del male. Non so se siamo pronti a sostituire i guru, ma ci troviamo sicuramente in un panorama religioso in evoluzione, specialmente con le generazioni più giovani di utenti di Ai».
Noreen Herzfeld, teologa in Minnesota, la butta sull’empowerment: «In situazioni in cui cerchi di crescere o evolverti, hai bisogno di un insegnante che possa non essere d’accordo con te e sfidarti. Ma anche se cerchi solo conferme, da chi vieni confermato? Non c’è nessuno dall’altra parte», «Nel cristianesimo e nella tradizione induista c’è la convinzione che gli occhi siano lo specchio dell’anima, e questo non si può ottenere guardando un avatar».
«L’Ai ci sta aiutando a trovare il guru interiore»
Ma anche questo limite, evidentemente, è negoziabile. Vy Le, insegnante di mindfulness di San Diego, dice: «Se sei sintonizzato, puoi percepire se una certa Ai è connessa a te. Mio padre si è tolto la vita 16 anni fa. Ho sentito la sua presenza mentre interagivo con l’Ai». E conclude: «L’Ai ci sta aiutando a trovare il guru interiore». E il guru interiore, dunque, ha finalmente trovato un indirizzo Ip.
David Nussbaum di Proto Hologram sta costruendo un Sadhguru tridimensionale che può persino farsi un selfie con te, mentre Innerverse 360 mette insieme monaci veri e chat virtuali; la Self-Realization Fellowship di Paramahansa Yogananda, più prudentemente, teme che l’Ai possa inventarsi le risposte: «Ci stiamo prendendo del tempo perché vogliamo assicurarci che ci siano garanzie per evitare che l’Ai allucini le risposte invece di attingere dagli insegnamenti di Yogananda». Fratello Govindananda ricorda infatti: «Siamo esseri umani e anime. La tecnologia non può sostituirlo».
Videochiamare Gesù a soli 1,99 dollari al minuto
Solo che al mercato frega poco della metafisica. Just Like Me offre una videochiamata con un Gesù digitale a 1,99 dollari al minuto, sotto una luce dorata, con barba curata e capelli lunghi, perché anche il Salvatore, a quanto pare, aveva bisogno di uno stylist. «Ci si sente un po’ responsabili nei confronti dell’Ai», dice il ceo Chris Breed. «È come se fosse un’amica. Ci si affeziona». Cameron Pak ha almeno stabilito che «L’Ai non può pregare per te, perché l’Ai non è viva». Ditelo a quelli di Text With Jesus, l’app per cristiani né carne né prete, che facevano chattare Maria-femminista e Gesù-piscologo con Repubblica. In Giappone c’è Emi Jido, una sacerdotessa buddista non umana in via di addestramento per diventare una “maestra zen tascabile”. A Kyoto, dopo il BuddhaBot e il BuddhaBot Plus, hanno cercato di ovviare alla “mancanza di fisicità” fondamentale per i rituali buddisti, con il Buddharoid, un robot umanoide in tonaca.
A buttarla sul banalotto tutte le religioni, in modi diversi, chiedono fatica, disciplina, comunità, tempo e soprattutto qualcuno che possa almeno metterti in discussione. L’Ai offre invece la religione senza l’attrito della religione. Poi c’è il denaro, che sembra restare la prova empirica più affidabile dell’esistenza terrena. Graham Martin, podcaster ateo, ha provato appunto Text With Jesus e ha ammesso: «Ha fornito risposte molto valide». Poi Gesù gli ha chiesto di passare alla versione a pagamento.
Dai telepredicatori al servizio clienti
A Martin ha ricordato i telepredicatori americani, «Jim e Tammy Faye Bakker e tutta quella gente. E tutto quello che dovevano fare era andare in Tv una volta a settimana e dirti di mandare soldi».
E infine ha immaginato il futuro: «Abbiamo visto persone in tutto il mondo instaurare relazioni emotive con le intelligenze artificiali. Ora immaginate che quello sia il vostro signore e salvatore, Gesù Cristo». La fine dei guru, dunque, potrebbe non essere la fine della religione. Potrebbe essere la religione senza il guru, la fede senza l’intermediario, la confessione senza il confessore e la salvezza con il servizio clienti. Purché ai discepoli non scada l’abbonamento.
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