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Andy Warhol. Quei personaggi in cerca di splendore

Gli iconici ritratti e i disegni in mostra a Ferrara e a Milano possono aiutare a penetrare nel guazzabuglio del cuore del genio di Pittsburgh. La sua fede cattolica era solo formale oppure entrava enigmaticamente nelle sue creazioni? Ipotesi di risposta
Due opere di Andy Warhol esposte a Ferrara: a sinistra, “Ladies and Gentlemen (Wilhemina Ross)”, 1975, acrilico e inchiostro serigrafico, Andy Warhol Museum, Pittsburgh; a destra, “Marilyn”, 1967, serigrafia a colori, Intesa San Paolo - Collezione Luigi e Peppino Agrati
Due opere di Andy Warhol esposte a Ferrara: a sinistra, Ladies and Gentlemen (Wilhemina Ross), 1975, acrilico e inchiostro serigrafico, Andy Warhol Museum, Pittsburgh; a destra, Marilyn, 1967, serigrafia a colori, Intesa San Paolo - Collezione Luigi e Peppino Agrati

Un’importante mostra nel Palazzo dei Diamanti di Ferrara commemora il cinquantenario della sfilata di oltre cento ritratti eseguiti da Andy Warhol, quivi allestita nel 1975. Era intitolata Ladies and Gentlemen, come l’odierna che è aumentata da una serie di volti di Liz Taylor, Marilyn Monroe, Mao Zedong e da un folto gruppo di autoritratti di Warhol che potrebbero contribuire a penetrare nel guazzabuglio del cuore del genio di Pittsburgh.

Di Warhol mi colpiscono gli aspetti contrastanti della sua personalità e l’incontro ravvicinato con Ladies and Gentlemen pone nuovi interrogativi che non so se troveranno risposta.

Dopo lo straordinario successo di pubblico, critica e mercato delle composizioni di prodotti di largo consumo elevati a icone, nel 1975 il poliedrico artista americano si presentava sulla scena con questa galleria di volti che avrebbero suscitato scalpore. Signori-signore, a differenza di Liz e Marilyn, avrebbero dovuto essere “persone comuni”. In realtà appartenevano al mondo eccezionale del drag queen afro e latinoamericano, popolato di travestiti e trans, una nota di colore sgargiante, aggiunta al mondo variopinto e costellato di tipi di varia umanità di Warhol.

“Variopinto” è un aggettivo che qualifica appropriatamente Ladies and Gentlemen: facce marchiate da una cosmesi pesante e lussureggiante, ma per nulla volgare, sotto la quale quei volti un po’ aggressivi conservano la loro, realistica, identità.

Andy Warhol, “Mao”, 1972, serigrafia a colori, Intesa San Paolo - Collezione Luigi e Peppino Agrati
Andy Warhol, Mao, 1972, serigrafia a colori, Intesa San Paolo – Collezione Luigi e Peppino Agrati

“Marilyn” e le opere religiose

Come Liz Taylor e Marilyn Monroe, anche Ladies and Gentlemen avevano diritto di aspirare al ruolo di soggetti degni di un ritratto. Quanto alle due famose dive del cinema, mi pare vi sia una certa distanza fra Liz e Marilyn. Nel 1963 Liz era all’apice del suo splendore, nel 1965 Marilyn era morta. In tal senso il ritratto della prima non poteva non manifestare un’evidenza maggiore di quello di Marilyn che, nel sorriso evanescente, ripetuto in serie ma cromaticamente diversificato, sembra svaporare. Ritengo che Marilyn sia il vertice della produzione ritrattistica di Warhol perché evoca lo sfocato riaffiorare nella mente del sembiante di un caro estinto. Marilyn è come si affacciasse alla soglia del ricordo e i contorni del viso sfumano in una dimensione di lontananza.

Pier Paolo Pasolini, che è distante anni luce da Warhol, scrisse un breve saggio, in vista di una seconda edizione (ridotta) della mostra, intitolata ancora Ladies and Gentlemen (1976), nella galleria di Luciano Anselmino a Milano. Il saggio è difficile e non mi convince totalmente. Si delinea un giudizio sostanzialmente negativo su Warhol. In un passo leggiamo: «L’impressione [davanti a un ritratto di Warhol, ndr] è di essere di fronte a un affresco [mosaico] ravennate rappresentante figure isocefale, tutte, s’intende, frontali. Iterate al punto da perdere la propria identità». Per curiosità, questo intervento critico è datato “ottobre 1975” e Pasolini morì il 2 novembre. Il rimando ai mosaici ravennati è una forzatura, anche se vi è del vero, poiché l’icona di Marilyn (non le altre), quanto perde in consistenza terrena, lo recupera in trasfigurata levitazione, un po’ come, concettualmente, accade in un’icona bizantina.

Adesso veniamo alla nocciolo dei miei interrogativi. È possibile trovare nello sterminato catalogo di Andy Warhol qualche espressione religiosa corrispondente alla sua fede cattolica? In un libro di Jane Daggett Dillenberger, dal titolo The Religious Art of Andy Warhol (New York, 1998), si ricapitolano tutte le opere warholiane che possono avere attinenza con la religione. Vi è pubblicata un’interessante documentazione fotografica di particolari della vita dell’artista, dagli arredi della stanza da letto, che comprendono due sculture antiche di Cristo crocefisso e risorto e una Madonna con il Bambino, alla foto di lui che serve a tavola a dei poveracci senza tetto in una chiesa di New York, al commovente santino con la preghiera funebre del 22 febbraio 1987, giorno della morte di Andy. Le opere d’arte “religiosa” sono per lo più immagini di morte: la serie Suicide (1963), quella della sedia elettrica Lavender Disaster (1963), o degli skull, i teschi, talvolta presenti negli autoritratti di Warhol, le Croci (1981-’82), che, pur essendo vuote, son le sole a manifestare per davvero un fervore religioso; infine la folta serie di disegni e litografie polimateriche desunti dall’Ultima cena di Leonardo, estrema invenzione di Warhol esposta in una mostra a Milano nel 1986-’87 nel palazzo delle Stelline, dove oggi è allestita Andy Warhol. Passaggio in Italia 1975-1987, molto interessante.

Andy Warhol, “Autoritratto”, 1986, Monaco, Bayerische Staatsgemäldesammlungen
Andy Warhol, Autoritratto, 1986, Monaco, Bayerische Staatsgemäldesammlungen

Una sequenza (non) dissacrante

La religiosità di Warhol è dominata o comunque non separata da riferimenti alla morte? Direi di sì, ciononostante essa affonda le radici nella tradizione e il cattolicesimo di Warhol crede nella risurrezione di Cristo. Non è frutto di un sentimentalismo esangue, ma qualcosa di vissuto, com’era nella famiglia Warhola di origine ceca, e specialmente nella madre. Andy era solito visitare quotidianamente la chiesa dei domenicani, recitare le preghiere, sentire la Messa. Tale corredo devoto è da considerarsi puramente formale?

Cerco una risposta nel cinema di Warhol. Tra gli innumerevoli suoi film lunghi, brevi o fulminei, ve n’è uno un po’ meno dimenticato degli altri: Lonesome Cowboys, “Cowboys solitari”, 1968, debole parodia in chiave omosessuale dei western di Hollywood. In una scena non breve Ramona, una prostituta, tenta con successo di sedurre un giovane cowboy sprovveduto. Nel tessere l’ordito della seduzione, Ramona, interpretata da Viva, che recitò anche in Un uomo da marciapiede di John Schlesinger, intona il “Tantum ergo” e il “Kyrie”, nel corso di un soliloquio a frasi smozzicate mirato alla conquista del giovanotto. Dice: «Mi rendo conto che esistono i martiri… È troppo tardi per venirne fuori… È una cosa che hai dentro… Ite missa est… Morirò sola». Parole in libertà? La critica non mi risulta abbia dato risalto a questo curioso frammento, che si chiude con un vibrato «amen».

La sequenza potrebbe apparire dissacrante. Non lo è. Ha piuttosto l’aria di una confessione (e di una resa), intrisa com’è di un’amarezza travestita di grottesco. Che vi si nasconda un anelito di redenzione? Non ci è dato di saperlo con certezza, ma sono convinto di sì.

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Andy Warhol. Ladies and Gentlemen

Ferrara, Palazzo dei Diamanti, sino al 19 luglio 2026.
Mostra a cura di Chiara Vorrasi. Catalogo Ferrara Arte.
Info su palazzodiamanti.it

Andy Warhol. Passaggio in Italia 1975-1987

Milano, Refettorio delle Stelline, sino al 20 giugno 2026.
Info su credit-agricole.it

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