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Casca il mondo

Innamorarsi ancora

Di Annalisa Teggi
04 Maggio 2026
La grande fuga dalle app per incontri e la clamorosa “scoperta” che per trovare l’anima gemella è meglio frequentare persone in carne e ossa che scrollare profili
Edward Hopper, “Luce del sole in una caffetteria”, 1958
Edward Hopper, Luce del sole in una caffetteria, 1958

Potrebbe essere un esercizio ridicolo, e sensato, costruire un ritratto dell’umanità contemporanea usando le etichette inglesi che vengono appiccicate a ogni disagio, tendenza o nevrosi del momento. Ne verrebbe fuori un’enciclopedia a rovescio, un manuale d’istruzioni per fare l’esatto contrario. Il trucchetto di usare l’inglese è facilmente disinnescato: suona figo, ma è una scemenza. Uno dei tanti esempi recenti possibili è il “meat shaming”, la lettera scarlatta sul petto dei carnivori o, spiegato meglio, il biasimo sociale rivolto a chi consuma carne attraverso messaggi che puntano a generare vergogna, colpa o disagio. Un’etichetta che meriterebbe più di un capitolo nel suddetto manuale è la “dating fatigue”, l’affaticamento e la frustrazione da uso eccessivo di app di incontri. È studiata anche in ambito universitario, e ha le caratteristiche di un burnout emotivo: scrollare profili, ricavarne conversazioni piatte e incontri deludenti, sentire sia l’ansia di performare, sia il des...

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