Domande su una indagine che «si aspettavano tutti». E dubbi sulla solidità di un sindaco che si è giocato il match più importante con i piedi in troppe scarpe
Si sarebbe potuta perdere l’intera giornata, ieri, a leggere la marea di articoli, retroscena e commenti usciti su tutti i giornali a riguardo delle indagini della procura di Milano sulla vendita dello stadio di San Siro dopo le perquisizioni – eseguite martedì mattina – negli uffici e nelle abitazioni dei nove eccellenti indagati tra dirigenti del Comune e consulenti e manager delle due squadre acquirenti, Inter e Milan. Ore e ore a spulciare pagine e pagine per ricavare ben poco di nuovo e una certa sensazione di déjà vu.
La “colpa” di vendere al compratore
L’ipotesi su cui indagano i magistrati è, scrive il Fatto quotidiano,
«che il bando di vendita sia stato costruito su misura per Milan e Inter, con “collusioni consistite in costanti interlocuzioni informali e scambi di informazioni non trasparenti e indebiti”. Così scrive il gip Roberto Crepaldi che ha autorizzato le perquisizioni chieste dai pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi».
Del resto, viene da chiede...
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