La cantante ha detto di sentirsi molto fragile e che solo un rapporto costante con una psicologa-amica l’ha aiutata a scoprire l’amore: «Per me stessa». Ma non si tratta di indipendenza, bensì di sostituzione di una forma di dipendenza con un’altra
La cantante Laura Pausini sul palco della finale di "X Factor", in piazza del Plebiscito a Napoli lo scorso 4 dicembre (foto Ansa)
Vorrei fare interagire due voci legate a Tempi: in primo luogo, Giancarlo Cesana, che nel suo bel libro L’interminabile ’68 (Liberlibri 2025), afferma che oggi «l’educazione è ridotta a una specie di psicologia minore». Per lo “psicologismo” odierno, «anche la più alta espressione umana è il risultato di un meccanismo biologico/psichico, con gli psicologi spesso arbitri e giudici degli insuccessi di genitori e insegnanti». Sono tante le consonanze con un altrettanto bel libro di Frank Furedi, sociologo ungherese, anch’egli ospite di Tempi: Il nuovo conformismo. Troppa psicologia nella vita quotidiana (Feltrinelli, 2008).
Nel saggio viene descritta la “cultura terapeutica”, quella che postula un soggetto fragile e debole, in costante necessità di ricorrere a una guida professionale per la gestione degli aspetti più importanti della propria vita: egli è consapevole, in ogni istante, della propria vulnerabilità. E così, la convinzione che per i rapporti quotidiani occorrano particolari c...
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