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Avrei voluto essere della banda

Di Piero Vietti
31 Dicembre 2025
Come uno che scriveva per il Foglio finì, senza alcuna garanzia, a lavorare per Tempi. Pensava fosse un giornale, invece era un ranch
Caorle Tempi cancel culture Tommaso Cerno Mattia Ferraresi Federico Palmaroli Osho Piero Vietti
Da sinistra, Federico Palmaroli, Piero Vietti, Mattia Ferraresi e Tommaso Cerno (foto di Nicola Marchesin - Nuove Tecniche)

Tempi era nel mio destino, qualcosa di inconsapevolmente atteso e poi trovato a tempo debito. Ricordo le copie del settimanale a casa del mio amico Luciano, a Torino, che sfogliavo quando andavo a trovarlo ai tempi dell’università. Di Tempi si parlava al Foglio, naturalmente, dove ho iniziato a muovere i primi passi del mestiere e dove tanti mi parlavano di Emanuele Boffi e Pietro Piccinini (allora soltanto dei nomi, oggi compagni d’avventura), che erano passati di lì prima di me. Il settimanale di Amicone e il quotidiano di Ferrara erano nati praticamente insieme, a lungo si sono scambiati autori e hanno condiviso battaglie.  Un flirt sottotraccia Da stagista avevo dovuto un giorno raccogliere tutte le puntate di “Ottovolante”, la rubrica in cui Gigi parlava della sua famiglia con annessi e connessi, un diluvio di meravigliose follie; poi avevo dovuto “disegnare” le pagine della campagna fogliante-tempista su Eluana Englaro. Non solo, un giorno finii al ministero dell’Istruzione ...

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