Ho una notizia per te, Nolberto: non sei più solo

Di Patricio Hacin
29 Novembre 2025
Mi hanno portato un bambino di 11 anni. È stato trovato per terra, in un lenzuolo. È denutrito, non cammina, non parla. Il padre è in carcere perché ha ucciso la madre. L'ho battezzato
L'entrata della parrocchia San Rafael ad Asunción
L'entrata della parrocchia San Rafael ad Asunción

Oggi ho conosciuto Nolberto, un bambino di 11 anni arrivato alla Clinica qua, in Paraguay. Suo padre è in carcere per l’omicidio di sua moglie (la madre del bambino). Il piccolo è stato trovato avvolto in un lenzuolo, per terra. Ha una grave denutrizione, non cammina e non parla a causa del suo evidente ritardo neurologico.

Mi sono riempito di commozione, oggi, mentre ero davanti a lui. I suoi grandi occhi neri non mi lasciavano in pace. Mi avevano avvisato di un nuovo paziente che necessitava dell’unzione degli infermi, ma non mi avevano detto che si trattava di un bambino. Ho chiesto subito se fosse battezzato… evidentemente non avevamo questa informazione e, a causa del suo abbandono, non potevamo neppure chiederlo a un familiare o a un amico.

Immediatamente ho chiesto un po’ d’acqua e l’ho battezzato. In questi casi non mi interessano molto i liturgismi né le norme.

A te, il mio preferito

I suoi occhi mi gridavano: «Dimmi tu, Pato, cosa hai da darmi? Tu, povero prete, che sei un disastro, cosa puoi darmi?». Ho percepito più che mai la risposta certa. Ho una notizia per te, Nolberto: non sei più solo. Non sarai mai più solo; da oggi, in questo mondo, ti chiameranno per nome – quello che avevi prima ancora di nascere – ma da oggi, da quando sei entrato nella nostra vita, da quando la tua Croce ti ha portato in questo luogo, da oggi appartieni a Dio, sei Sua proprietà. Solo Lui dà un senso alla tua croce, perché sei figlio, sei Suo figlio.

È questa la grande notizia del profeta: «Nessuno ti dirà più “abbandonata”, né alla tua terra “devastata”. A te sarà detto: il mio preferito» (cfr. Is 62,4). Quanta consolazione, per Nolberto, per me, per le infermiere commosse, per tutti coloro che sono stati preferiti nella Croce.

Mi ricordavo quando padre Aldo, in un’omelia, diceva: «“Padre” significa che ho una radice, e la radice è il senso della vita, perché dalla radice sgorga la vita. “Padre”, san Francesco davanti a questa parola rimase in estasi tutta la notte. “Padre”, quando sei solo, quando sei in crisi, quando sei depresso, quando sei stanco, dillo ad alta voce: “Padre!”. Senza questo grido tutto rimane incomprensibile» (Padre Aldo Trento, Omelia del 23-07-2016).

Nolberto ha un Padre, vicino, prossimo. È mio fratello, perché anche io sono stato abbracciato così.

* L’autore di questo articolo è parroco della Parroquia San Rafael ad Asunción (Paraguay)

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