«A Reggio Emilia ho sbagliato, non è da me». Tra un «Io come Putin» e un «Palestina come donna stuprata», la "special rapporteur" si smarca da se stessa per promuovere il nuovo libro (e scomunica il Pd). Ma la toppa peggiora il buco
«Se Francesca Albanese è una strega, che sia Halloween tutti i giorni, long live Halloween». L'opera dello street artist Harry Grab dal titolo Vita da Strega, apparsa nel quartiere Tufello a Roma per Halloween (foto Ansa)
«Io capisco che la gente dica: perché l’Albanese ha avuto quella reazione? Non han sentito le due ore di conversazione precedente. Ma quando ho rivisto quel mio commento, me lo son detta: no, non è proprio da me». Ah, ecco. Francesca Albanese più o meno come Jessica Rabbit: non è cattiva, la disegnano così - ma con la messa in piega da fattucchiera, il microfono e il “genocidio” facile («Non volete chiamarlo genocidio ma “Pippo"? Va bene»).
Non è proprio da lei, per dire, coprirsi la faccia davanti al sindaco di Reggio Emilia che le consegna il tricolore e chiede la liberazione degli ostaggi israeliani, scuotere la testa e proclamare: «Il sindaco non lo giudico, lo perdono. Però mi deve promettere che questa cosa non la dice più». Stanca di invitare chi la chiama “strega”, come l’ambasciatore israeliano all’Onu Danny Danon, a mangiare tranquillo («Se avessi poteri magici li userei per fermare il genocidio e mandarvi dietro le sbarre»), la signora relatrice speciale Onu si è infatti vis...
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