L'Istat certifica l'ennesimo crollo delle nascite in Italia, eppure adesso i sussidi ci sono. Ma come insegna l'esperienza di altri Paesi, né aiuti economici né catastrofismo sono sufficienti a cambiare rotta. Serve una rivoluzione culturale
Immagine generata con l'Ai di ChatGPT
Questa settimana l’Istat ha pubblicato nuovi dati aggiornati su natalità e fecondità degli italiani, e la notizia purtroppo è sempre la stessa: nel nostro Paese nascono sempre meno bambini, e ogni anno batte il record negativo di quello precedente. Nel 2024 si sono registrate poco meno di 370 mila nascite, circa 10 mila in meno rispetto al 2023.
Fa sapere l’Istat che «l’andamento decrescente delle nascite prosegue senza soste dal 2008, anno nel quale si è registrato il numero massimo di nati vivi degli anni Duemila (oltre 576mila). Da allora la perdita complessiva è stata di quasi 207mila nascite (-35,8%). Il calo delle nascite, oltre a dipendere dalla bassa propensione ad avere figli (1,18 figli in media per donna nel 2024), è causato dalla riduzione nel numero dei potenziali genitori, appartenenti alle sempre più esigue generazioni nate a partire dalla metà degli anni Settanta, quando la fecondità cominciò a diminuire, scendendo da oltre 2 figli in media per donna al valore di 1,19 ...
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