La “Coalizione dei volenterosi” è tutto fumo

Di Leone Grotti
06 Settembre 2025
Pochi paesi sono disposti a schierare truppe in Ucraina, ma solo con il sostegno Usa e dopo un cessate il fuoco. Da Kiev emerge delusione: «Piano fallimentare». Il Cremlino minaccia di attaccare i soldati e tutto resta appeso ai colloqui Trump-Putin
Il presidente francese Emmanuel Macron e quello ucraino Volodymyr Zelensky a Parigi per accogliere la
Il presidente francese Emmanuel Macron e quello ucraino Volodymyr Zelensky a Parigi per accogliere la "Coalizione dei volenterosi" (foto Ansa)

A giudicare dalla reazione all’incontro della “Coalizione dei volenterosi” degli attori più importanti del conflitto russo-ucraino, il vertice di Parigi non si può affatto definire un successo. Anzi. La definizione migliore è probabilmente quella che più rispecchia anche il leader europeo che l’ha convocato, Emmanuel Macron: tutto fumo e niente arrosto.

Tanti no alle truppe in Ucraina

Il presidente francese, al termine dell’incontro dei 35 paesi disposti ad aiutare l’Ucraina a porre fine al conflitto, ha dichiarato che in 26 si sono detti disponibili a «fornire garanzie di sicurezza all’Ucraina». Significa che 26 paesi sono pronti a schierare decine di migliaia di truppe al fronte, come suggerito giorni fa da Ursula von der Leyen e confermato ieri da Volodymyr Zelensky?

Neanche per idea, ha dovuto specificare Macron a domanda diretta. L’indisponibilità assoluta a inviare soldati in Ucraina da parte di paesi importanti come Germania, Italia, Giappone e Polonia ha ridotto di molto l’impegno promesso dai “volenterosi”.

Innanzitutto, non si farà nulla prima che sia dichiarato almeno un cessate il fuoco. In secondo luogo, nessuno si muoverà prima di ottenere dagli Stati Uniti la certezza che truppe e mezzi europei saranno difesi dall’alleato americano (che vorrebbe, al contrario, disimpegnarsi). In terzo luogo, 26 paesi si sono detti disponibili a partecipare a una missione, chi con soldati, chi con altri mezzi, chi mettendo a disposizione le proprie capacità ma «restando nei confini dei paesi membri della Nato».

Leggi anche

Le minacce di Putin

Ad oggi, dunque, non c’è nulla. Anche perché gli Stati Uniti non hanno ancora confermato la propria disponibilità a garantire il garante (o a proteggere il protettore), anzi l’amministrazione Usa è pronta a eliminare gradualmente i programmi di assistenza alla sicurezza per gli eserciti europei lungo il confine con la Russia, secondo il Financial Times.

Inoltre Vladimir Putin ha dichiarato che «se dovessero comparire forze armate in Ucraina, specialmente ora durante i combattimenti, le considereremmo obiettivi legittimi». Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha poi aggiunto che «considereremmo la presenza di forze internazionali o di qualsiasi forza straniera, o delle forze Nato sul suolo ucraino, vicino al nostro confine, una minaccia per noi stessi».

Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, hanno fatto spallucce e respinto al mittente le minacce russe, come se fossero inconsistenti. Ma il Cremlino un messaggio chiaro l’ha mandato, lanciando un missile su una squadra danese impegnata nello sminamento di un terreno vicino a Chernihiv, uccidendo due persone e ferendone altre tre.

L’Ucraina delusa dai “volenterosi”

In Ucraina il risultato del vertice dei “volenterosi” è stato accolto con grande freddezza. Il Kyiv Independent ha scritto che «l’Europa democratica ha presentato un piano per fermare l’aggressione russa dell’Ucraina che quasi certamente non funzionerà», visto che dipende dalla «buona volontà di Putin e Trump».

Scrive il giornale ucraino: «Se avessero voluto davvero essere audaci, i paesi europei avrebbero inviato truppe in Ucraina subito, senza chiedere alla Russia, e prima che terminino i combattimenti. In fin dei conti, i grandi annunci [dell’Europa] non fanno altro che rimandare il problema».

La riunione a Parigi e in videocollegamento della "Coalizione dei volenterosi"
La riunione a Parigi e in videocollegamento della “Coalizione dei volenterosi” (foto Ansa)

«La Russia non accetta truppe Nato»

È quello che pensa anche uno dei più importanti diplomatici tedeschi, Wolfgang Ischinger, che al Corriere ha dichiarato: «Una presenza significativa di truppe dei paesi occidentali in Ucraina dal punto di vista russo sarebbe grave quasi quanto l’adesione dell’Ucraina alla Nato, quindi non lo accetteranno mai».

I soldati europei potrebbero stazionare subito fuori dai confini dell’Ucraina ed entrare in caso di violazione del cessate il fuoco. Ma Ischinger resta scettico: «Sembra una buona idea, ma supponiamo che dopo un cessate il fuoco o un accordo di pace l’Ucraina denunci un attacco russo. I russi negherebbero e direbbero invece che hanno iniziato gli ucraini. A quel punto, se le truppe Nato entrassero in Ucraina per difenderla, sarebbero accusate di alimentare una spirale. Non può funzionare. E anche una copertura solo dal cielo non basterebbe».

Ecco perché l’unica opzione realistica, secondo il diplomatico tedesco, è «armare e sostenere l’esercito ucraino, la sua aeronautica militare, la sua industria della difesa, le capacità tecnologiche. Si deve generare una deterrenza, costruendo una capacità militare che scoraggi la Russia. Non dico sia facile, perché è l’esatto contrario di ciò che vuole Putin quando parla di smilitarizzazione. Ma è l’opzione migliore».

Tutto dipende dai colloqui di pace

Tutto dipenderà, insomma, dai colloqui di pace. Al momento sono fermi, anche se il Cremlino, offrendo Mosca come sede, ha detto che un nuovo incontro tra Putin e Trump potrebbe tenersi «a breve».

Nel frattempo, in linea con quanto richiesto dall’amministrazione Trump su una maggiore partecipazione europea nel sostegno militare all’Ucraina, 3.350 missili a lungo raggio Eram saranno consegnati a Kiev. Il conto di 825 milioni di dollari sarà pagato – non si sa in quale percentuale – da Stati Uniti, Danimarca, Olanda e Norvegia.

@LeoneGrotti

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.