Linee rosse inamovibili, memoria corta sul Kosovo, fabbriche d’armi in piena espansione. Si avvicina il summit Putin-Trump in Alaska e l’Ue rischia di restare sola nel braccio di ferro con Mosca
(foto Ansa)
Non c’è bisogno di scadere nei toni della propaganda russa che ha definito la dichiarazione di 7 leader europei del 10 agosto sull’imminente summit Trump-Putin sull’Ucraina «un volantino nazista» e i suoi autori «euroimbecilli» per avere qualche perplessità sui contenuti di quell’intervento come pure su quelli della più formale dichiarazione del 12 agosto dei 27 della Ue meno l’Ungheria.
Gli europei fanno bene a farsi sentire perché sono parte in causa della crisi, e perciò necessariamente devono essere associati alla sua soluzione, ma fanno male a porre nelle loro dichiarazioni condizioni e linee rosse che equivalgono a una volontà di proseguire la guerra piuttosto che di mettervi termine.
La durezza della posizione europea può anche essere saggia nell’ottica di un negoziato con un osso duro come la Russia di Putin, dove gli Usa di Trump rivestono il ruolo del “poliziotto buono” e l’Unione Europea e i suoi stati nazionali quello del “poliziotto cattivo”. Ma nello stesso tempo rischia ...
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