L’enorme scudo di legno intagliato, dipinto e dorato, che commemora il defunto Pankraz von Spaur (1500 circa), a mostra di Trento conclusa (prosegue fino al 13 ottobre) farà ritorno nella sua sede originaria, la chiesa di Spormaggiore. Il bel gruppo di sculture lignee di Hans Klocker (1480-1490) non tornerà nella parrocchiale della Visitazione di Santa Maria di Gardona, dove si trovava, poiché da tempo è in deposito nel castello del Buonconsiglio. La tavola con la Madonna e santi (1510) di un pittore di area tedesco-tirolese appartiene alla chiesa di Miola di Piné. Le spettacolari figure di Sante di Jörg Arzt (1517), provenienti da Vigo di Fassa e facenti parte di un superbo Flügelaltar, hanno trovato dimora nel castello del Buonconsiglio.
La paletta d’altare di un ignoto pittore tirolese è un prestito della parrocchiale di Godenzo. Il bell’altare in legno di cirmolo di San Mauro a Piné (1510-1520), sontuoso arredo di un ignoto scultore bolzanino, tornerà a Piné, similmente alla Madonna con il Bambino del veronese Nicolò Giolfino (1500 circa) nella parrocchiale di Brentonico, il Sant’Agostino in cattedra tra due file di canonici del Maestro di Uttenheim nel museo dell’abbazia di Novalesa, alla statua a tutto tondo del San Giorgio con il drago di Vipiteno, borgo da cui proviene lo spettacolare Compianto su Cristo morto, oggi nel Museo diocesano di Trento che Federico Zeri riteneva uno dei più belli tra i piccoli musei d’Italia.
In questa elencazione di opere, per dir così non a tutti note, mi piacerebbe citarne qualcuna di Brunico, Fiera di Primiero e Bressanone, ma non è possibile per ragioni di spazio. Mi auguro, tuttavia, che questa selezione contribuisca a comprendere l’ampiezza della mostra trentina, frutto di lunghe ricerche sul territorio, svolte nell’arco di decenni da Laura Dal Prà e altri.

Un patrimonio da far “parlare”
Che gli autori più o meno identificati di questo vario e ingente patrimonio d’arte abbiano nomi e cognomi tedeschi non fa meraviglia, una volta messi a fuoco i contorni del “rinascimento in riva all’Adige”, esteso in una specie di lungo corridoio, dove a dominare è un linguaggio d’impronta tedesca, che collega culturalmente, con innumerevoli diramazioni montane, Innsbruck a Verona nel periodo compreso all’incirca fra il 1470 e il 1530.
Le chiese del Tirolo, nonostante le dispersioni, sono ancora ricche di dipinti e sculture lignee, e anche a me, nei lontani anni delle ferie, entrato in una di esse, è capitato di trovarmi al cospetto di quelle macchine d’altare variopinte e sfolgoranti di ori, e di domandarmi “di chi sono”. Oggi è consuetudine che tali manufatti, carichi di figure dalle espressioni marcatamente patetiche, devote e dolenti o rubiconde, tanto da essere in grado di suscitare nel villeggiante qualche curiosità o pur pallidi sentimenti, in realtà commuovono assai poco e giacciono inosservate nell’indifferenza del pubblico. In tal senso rischiano di isolarsi, perdendo la loro auspicata eloquenza. Averle portate in una mostra non potrà che giovargli.
Altre, non presenti, sono degne di ammirazione, per esempio le due portelle della parrocchiale di Corvara (1520), di un allievo del grande pittore Albrecht Altdorfer, e il bel Flügelaltar di Madonna di Campiglio. Il Flügelaltar è una tipologia di altare ligneo tipica dei paesi di lingua tedesca. «La caratteristica distintiva sono i pannelli laterali mobili», che si aprono o si chiudono in conformità con le scadenze liturgiche (Hanns-Paul Ties). In Tirolo e nel Trentino ve n’erano quasi duemila. Ne sono sopravvissuti circa trecento.
Dürer, il genio di Norimberga

Il fulcro della mostra è rappresentato da Albrecht Dürer. Il sommo pittore e incisore, nato a Norimberga nel 1471 e morto nel 1528, compì due viaggi in Italia e durante il primo, che si può datare fra il 1494 e il ’96, venne in Tirolo e in Trentino. Se il soggiorno di Dürer abbia influenzato il Rinascimento in Tirolo è difficile stabilirlo; forse poco, tuttavia inserirlo in questo contesto è più che legittimo. Lo testimonia la serie di acquerelli mozzafiato che ritraggono alcuni luoghi riconoscibili e segnano un vertice nella produzione. Oltre agli acquerelli, di Dürer vi sono tre dipinti autografi e numerose stampe, campo in cui eccelse per genio d’invenzione. La diffusione delle stampe düreriane fu un fenomeno di incalcolabile portata.
Dei dipinti convenuti, l’Adorazione dei Magi degli Uffizi (1504) e il Cristo tra i dottori di Madrid (1506), eseguito in cinque giorni, sono la prova dell’evoluzione e della varietà del maestro di Norimberga nell’arco di due anni. Se l’Adorazione, nella sua impostazione spaziale, rivela una certa attenzione nei confronti dell’arte italiana, in specie veneziana, nel Cristo tra i dottori le linee di contorno delle figure, alla ribalta di un primo piano, si fanno più taglienti e le espressioni dei volti s’inaspriscono alla tedesca, sì che s’immagina che quei dottori non abbiano dimostrato soltanto ammirazione per il sensazionale dodicenne.
L’acquerello che rappresenta il castello del Buonconsiglio, del British Museum di Londra, è un assoluto capolavoro, per la nitidezza trasparente propria di una veduta che si fonde con il respiro di una visione.
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Dürer e gli altri. Rinascimenti in riva all’Adige
Castello del Buonconsiglio, Trento – Sino al 13 ottobre
Mostra curata da Bernard Aikema, Laura Dal Prà, Giovanni Maria Fara, Claudio Salsi. Catalogo Castello del Buonconsiglio e Officina Libraria.
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