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L’inferno del turismo e l’ipocrisia della politica

Di Andrea Venanzoni
13 Luglio 2024
Era “il nostro petrolio”, ora dalla Spagna all’Italia montano le proteste per l’over-tourism. Ma dalle pistole ad acqua di Barcellona alla guerriglia dei sindaci contro Airbnb, il nemico di chi millanta “qualcosa stiamo facendo” è al fondo la libertà
Protesta contro il turismo di massa a Barcellona (Ansa)
Protesta contro il turismo di massa a Barcellona (Ansa)

«L'inferno turistico è tra i peggiori perché ti senti sepolto, impiramidato nella stupidità, e hai paura di essere dimenticato là sotto, che nessuno venga a tirartene fuori»: così scriveva Guido Ceronetti nel suo Un viaggio in Italia. Correva l’anno 1983. Esattamente quarantun anni fa, ben prima quindi che mass media, politica e cittadinanza attiva “scoprissero” tardivamente il turismo di massa e l’ormai citatissimo over-tourism. [jnews_block_28 post_type="page" number_post="1" include_post="353340" included_only="true"] A cui, da tempo, si accompagna l’altro spauracchio, la desertificazione omologante delle aree centrali e storiche delle grandi città d’arte, fenomeno conosciuto sotto il nome di gentrification; nei fatti una disneyficazione urbanistico-culturale di quartieri presi d’assalto prima dai ceti bene, dagli intellettuali, dai riccastri assortiti che oggi giocano a fare i Robespierre contro gli altri riccastri che vorrebbero inurbarsi dove loro son stati così furbi da andar a ...

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