Reato di utero in affitto. Un limite al “se vuoi, puoi”
La commissione Giustizia del Senato ha dato il via libera al ddl che introduce il reato universale di maternità surrogata e ora il testo andrà in aula. Una buona notizia per chi, come noi, ha sempre sostenuto che l’utero in affitto sia una pratica commerciale tra le più odiose, perché i bambini non si comprano e le donne non si sfruttano.
Ancora una volta, purtroppo, alcuni esponenti delle opposizioni hanno protestato, ma davvero si fatica a comprendere come possa essere difeso un business internazionale che usa i corpi delle donne come incubatrici e riduce i bambini a oggetti acquistabili al mercato.
Basta pagare
Chi legge Tempi lo sa. Da anni si susseguono denunce su ciò che accade veramente in questo “mercato dei figli”. Numerose inchieste giornalistiche – anche di quotidiani progressisti, come il Guardian – hanno raccontato cosa avviene nei centri dove si pratica la maternità surrogata. Grattata via la patina sentimentale, si trova solo una realtà dove «comandano i soldi, se ce li hai potrai avere un bambino». Il costo, raccontò l’inchiesta del giornale inglese, «è di 150 mila dollari». Non esistono limiti, non esistono scrupoli etici. Vuoi diventare madre a 62 anni? Puoi. Basta pagare. Vuoi un figlio, ma temi che una gravidanza comporti delle smagliature sulla tua pelle? Puoi. Basta pagare.
A Bruxelles da anni si tiene una fiera – “Men Having Babies” – in cui vengono offerti pacchetti all inclusive che, alla modica cifra di 160 mila dollari, offrono bambini “chiavi in mano”. Esistono dépliant che illustrano i servizi: accompagnamento psicologico, assistenza legale, fornitura di ovuli e sperma, madri surrogate per tutti i gusti, voli e hotel nei paesi delle cliniche. Vuoi? Puoi. Basta pagare.
E senza andare in Ucraina o in Asia, anche noi di Tempi siamo stati a Milano alla fiera Wish for a baby e lì abbiamo visto e raccontato cosa succede. Stesso copione che altrove: “semi di qualità”, cliniche per sbrigare la pratica, trasporto, opzioni di scelta su tutto, dal taglio degli occhi al colore di capelli, dall’altezza alla forma del viso. Nulla è lasciato al caso, tutto è programmato al fine di ottenere il bebè più bello e più sano.

Italia all’avanguardia
Certo, in nome dell’amore e del desiderio genitoriale, si possono anche ignorare le ormai centinaia di testimonianze di figli della provetta e dell’utero in affitto, solo che da qualche anno è più difficile. Perché le testimonianze su cosa sia realmente questo Paese dei balocchi si moltiplicano (Stephanie Raeymaekers, Audrey Kermalvezen) e aumentano gli studi sulle ricadute psicologiche dei bambini nati da fecondazione extracorporea. E hai voglia a definire la battaglia contro l’utero in affitto una fissazione della destra clericale quando anche gran parte del mondo femminista contrasta l’obbrobrio della maternità surrogata (qui le nostre interviste a Marina Terragni e a Monica Ricci Sargentini).
L’introduzione del reato universale di maternità surrogata risolverà il problema? No. Ma il fatto che il nostro Paese sia il primo al mondo ad avere una norma del genere, come ha giustamente sottolineato la ministra Eugenia Roccella, ci pone «all’avanguardia». Non tutto si risolverà grazie a una norma penale, ma per chi ancora pensa che le donne non siano solo un “mezzo” per ottenere bambini e i figli un “prodotto” da acquistare, questa legge è un punto di svolta in difesa di un diritto umano fondamentale: nessun uomo ha un prezzo.
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