L’orrore patinato dell’utero in affitto in Olanda

Di Leone Grotti
22 Ottobre 2026
Il premier omosessuale olandese Rob Jetten annuncia su Instagram che avrà un figlio con la maternità surrogata e tutti i media applaudono entusiasti. Spenderà tra i 100 e i 200 mila euro. La compravendita dei bambini ormai è sdoganata
Il primo ministro olandese Rob Jetten, a destra, insieme al compagno Nicolás Keenan e all'ecografia del bambino concepito tramite maternità surrogata
Il primo ministro olandese Rob Jetten, a destra, insieme al compagno Nicolás Keenan e all'ecografia del bambino concepito tramite maternità surrogata (foto Instagram)

Il primo ministro olandese Rob Jetten diventerà padre di un bambino e ci ha tenuto a dare il lieto annuncio pubblicamente. «È in arrivo una persona davvero speciale. Ci vediamo nel 2027, piccolino», ha scritto su Instagram. La gioia è comprensibile, ma oltre alla melassa che cola da ogni riga del post diffuso sui social, c’è molto di più in questa notizia, data in pasto ai media con grande naturalezza e accolta dal pubblico olandese senza battere ciglio.

L’utero in affitto messo in vetrina

Rob Jetten, infatti, è il primo premier olandese dichiaratamente omosessuale, vive insieme al giocatore di hockey argentino Nicolás Keenan e insieme hanno usufruito di una madre surrogata olandese, «Lisa», e di una donatrice di ovuli, della quale non conosciamo il nome, per concepire il bambino.

Su Instagram, il premier ha pubblicato una foto nella quale, insieme al compagno, tiene in mano un’ecografia e un’altra insieme a Lisa, che sembra essere la persona più felice del mondo. «Senza la donatrice, la nostra madre surrogata, Lisa, e le loro rispettive famiglie, niente di tutto questo sarebbe stato possibile», scrive il primo ministro.

«Io e la mia famiglia siamo incredibilmente felici di poter contribuire a realizzare il sogno di Rob e Nico», scrive una raggiante Lisa.

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da Nicolás S. Keenan (@nicokeenan)

La truffa dell’altruismo

Il partito di centrosinistra al governo D66, guidato appunto da Jetten, ci ha tenuto a sottolineare che «non si tratta di una maternità surrogata commerciale. La madre surrogata e la donatrice sono conoscenze personali di Jetten e Keenan e sono felici di poter aiutare i due futuri padri a concretizzare il loro desiderio di avere un bambino».

In Olanda la maternità surrogata è legale nella forma cosiddetta “altruistica”: la madre del bambino, cioè, non può essere pagata per il servizio che svolge ma soltanto “rimborsata” per le spese sostenute durante la gravidanza. Il processo, però, non è affatto gratuito e tra pratiche legali, mediche di fecondazione assistita, “rimborso” alla surrogata e alla donatrice, costa da un minimo di 130 mila fino a 200 mila euro.

Rispetto ad altre legislazioni, la donna partoriente nei Paesi Bassi resta la madre legale del bambino, per questo prima o dopo il parto deve rinunciare per iscritto davanti a un giudice alla responsabilità genitoriale, dichiarando di abbandonare il figlio e consegnandolo ai (ricchi) committenti.

In molti paesi Ue Jetten finirebbe in carcere

In Italia, come nella maggior parte degli Stati europei, Rob Jetten rischierebbe il carcere. Solo poche settimane fa il Parlamento austriaco ha votato una legge di modifica del Codice penale, inserendo la pratica dell’utero in affitto tra le «forme di sfruttamento» da sanzionare per prevenire «la tratta di esseri umani».

In Grecia, dove vige una legislazione molto simile a quella olandese in materia di maternità surrogata, è da poco iniziato un maxiprocesso ai responsabili della più importante clinica specializzata in procreazione assistita, che lucrava sull’utero in affitto. Gli imputati sono accusati, tra le altre cose, di «tratta di esseri umani» e «compravendita di materiale genetico».

Leggi anche

«Avere figli non è un diritto»

Rob Jetten e il suo compagno Nicolás Keenan possono anche essere i più premurosi dei padri, Lisa può anche essere la più altruista delle madri, ma come ricordava a Tempi Aurelio Mancuso, ex segretario dell’Arcigay, «avere figli non è un diritto. Il diritto più importante è quello del bambino, i desideri degli adulti vengono dopo. E se sono in contrasto, i diritti dei bambini devono prevalere».

I bambini, aggiungeva Mancuso, «non si comprano, non si vendono e non si donano. La maternità surrogata altruistica è una favoletta raccontata dai promotori della pratica. Il corrispettivo economico per una prestazione c’è sempre e anche quando non è diretto avviene attraverso rimborsi sanitari e pagamento di cure e cliniche private, dove avvengono le vere partite di giro».

L’incubo dell’utero in affitto

Inoltre, concludeva, attraverso l’utero in affitto «si fa passare culturalmente l’idea che la madre non è necessaria, che è un oggetto e non un soggetto. Può accadere che un bambino perda la madre, ma progettare di strappare il bambino alla madre è inaudito. Sostenere poi che basti qualche telefonata o incontro tra il bambino e la madre surrogata per salvare il rapporto materno è una sciocchezza. Ci sarà al massimo amicizia. Ma quella donna e quel bambino non sono amici o conoscenti, sono madre e figlio, e nessuno può pensare che cancellare volutamente questo rapporto non abbia conseguenze».

Le parole di Mancuso sono confermate dalla storia di Marie-Anne Isabelle, madre surrogata in Inghilterra a favore della cugina, che a Tempi ha raccontato in un’incredibile testimonianza «l’incubo dell’utero in affitto»: «Volevo aiutare mia cugina e così ho creduto alla rappresentazione che si fa della maternità surrogata nel nostro moderno mondo di fiaba: un dono meraviglioso d’amore, un’esperienza positiva. Io volevo bene a mia cugina e per questo ho accettato. Non pensavo che questa scelta mi avrebbe rovinato la vita».

Il “progresso” olandese

Ma questi ragionamenti e queste esperienze non trovano spazio in Olanda, dove le prime pagine sono tutte per il premier, il suo compagno e in mezzo la donna che ha affittato loro il suo utero per una cifra che non è stata rivelata.

Il fatto che il primo ministro dichiari pubblicamente di ricorrere all’utero in affitto e che la società reagisca con uno scroscio di applausi e congratulazioni, non significa che l’Olanda è un paese avanzato e moderno, come ci viene ripetuto allo sfinimento.

Significa soltanto che la mentalità per cui i bambini sono merce da vendere e comprare e che le donne sono oggetti da sfruttare a uso e consumo riproduttivo è ormai mainstream. Lo chiamano progresso.

Articoli correlati

1 commento