Casca il mondo
Povere creature
A Quarto, in provincia di Napoli, un uomo ha dato fuoco a una vicina di casa e alla sua auto al culmine di un litigio. Un lenzuolo steso gli ostruiva l’ingresso nel box. Sono spesso futili i motivi che scatenano le bolge condominiali. Parcheggio, briciole, volume alto, luci accese, peli di gatto, cacche di cane.
È uno stillicidio d’inezie che manda ai matti. Buongiorno e buonasera, poi fuori i coltelli o le pistole. A Quarto è stata usata la benzina, una dichiarazione esplicita dell’intento: ti riduco in cenere. Brucia doversi strofinare con l’altro, soprattutto se è limitrofo nell’andirivieni dell’affaticamento quotidiano.
Ma non capisci cosa vuol dire parcheggiare l’auto nel box? Significa che la giornata è finita. Basta, per oggi ho chiuso e prendo fiato. Dannato sia il tuo lenzuolo che ostruisce il godimento del mio sacrosanto riposo. Ma non capisci che devo fare il bucato? Salta tutto per aria, niente che fili dritto, voglio poter vedere qualcosa di pulito. Voglio uno straccio di chiarezza.
In ogni pianerottolo, scala e condominio abitano urgenze irriducibili che esplodono appena patiscono uno sfregamento. Erano molto sincere certe battute sulla provvidenzialità del distanziamento sociale. L’altro fa sempre invasione di campo. Su queste tragedie sempre più frequenti si appone l’etichetta “questioni di vicinato”, ma la cronaca ci invita a essere più precisi. Sono ustioni di vicinato.
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La madrina della Mostra del Cinema di Venezia, Caterina Murino, ha sfilato sul red carpet con il suo bassotto per la proiezione del film Povere creature. Ha spiegato la scelta su Instagram, ringraziando il cagnolino di averla aiutata a diffondere un messaggio: «Amarena, questo è per te… veglia sui tuoi piccoli adesso».
Dopo la morte dell’orsa in Abruzzo i suoi cuccioli sono stati avvistati mentre passeggiano tranquillamente sulla via di un centro abitato. Stanno bene, si alimentano autonomamente e non verranno catturati. Dal paradiso degli orsi scende una carezza e si aggiunge a quella degli esperti che rassicurano l’opinione pubblica sul destino delle povere creature.
Strappate all’affetto materno. Protezione degli innocenti. Non sono affatto scomparse le parole che connotano le tensioni più umane dell’anima, solo che bisogna andarle a stanare nei casi che riguardano gli animali.
A giugno è capitato con lo scimpanzé Vanilla che ha visto il cielo per la prima volta dopo 29 anni di cattività. Ha sentito la brezza sulla pelle e sperimentato la libertà. Osservandola, ci si è interrogati sul senso della felicità. Grazie alla scimmia è uscito dal cassetto lo stupore di Ciaula e del pastore errante. Lo scatto che inquadra Vanilla a bocca aperta di fronte al cielo fa davvero sperare che esista ancora qualcosa in comune tra noi e il primate.
Possiamo ritrovare una posizione eretta per contemplare le stelle, magari non solo per verificare che mamma orsa vegli sui suoi piccoli.
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