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Pil in calo. Sapelli: «Ecco perché l’economia è destinata ad andare male»

Di Simone Cantarini
03 Agosto 2023
L’economista incolpa la recessione tedesca e la «politica dissennata» della Bce sui tassi di interesse. «Servono investimenti e riforme delle regole dei trattati europei che impediscono gli aiuti di Stato»
Operaio al lavoro in fabbrica
Foto Ansa

A causa di una «politica dissennata» sui tassi di interesse, unita alla recessione tedesca e al rallentamento della Cina, e in assenza di misure che favoriscano investimenti privati e pubblici e una riforma totale delle regole dei Trattati europei contro gli aiuti di Stato, la situazione economica in Italia e nel resto del Vecchio Continente è destinata «ad andare male». Ne è convinto il professor Giulio Sapelli, economista e ordinario di Storia economica presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Milano, che in un’intervista a Tempi commenta la situazione economica europea e italiana alle prese con l’aumento dei prezzi di materie prime e prodotti alimentari, a cui la Banca centrale europea (Bce) sta rispondendo con una serie di rialzi dei tassi di interesse.

«Sui tassi di interesse si continua con una politica dissennata dettata dalla controrivoluzione ideologica che vi è stata 20 anni fa sull’economia e sulle teorie economiche», sottolinea Sapelli in merito alla ricetta “liberista” adottata dalla Bce. Lo scorso 27 luglio, seguendo la Federal Reserve statunitense, ha nuovamente alzato il tasso di interesse di riferimento al 4,25 per cento, dal 4, con un aumento di 25 punti base, il nono consecutivo dal luglio del 2022 (il tasso sui depositi è salito al 3,75 per cento, quello sulla marginal lending facility al 4,50). Come sottolineato dalla Bce e dalla sua presidente, Christine Lagarde, l’obiettivo è quello di contenere l’inflazione, che seppur in discesa, come testimoniato anche dai dati Eurostat (5,3 per cento a luglio 2023, in calo rispetto al 5,5 per cento di giugno), mostra un calo ancora troppo contenuto e lento.

La ricetta monetarista «assurda» della Bce

Secondo Sapelli, la comprensione di quanto sta avvenendo a livello economico e le ricette adottate partono da presupposti errati. «L’inflazione, quando esisteva ancora l’analisi economica classica, era il rapporto tra salari e produttività del lavoro», osserva l’economista, ricordando che «quella che abbiamo davanti non è un’inflazione salariale» e deriva «da carenza di offerta e non da eccesso di domanda». Infatti, spiega Sapelli, gli aumenti dei prezzi che stanno caratterizzando l’attuale congiuntura economica sono conseguenza della situazione di pressione che sta interessando materie prime e prodotti alimentari provocati dalla guerra in Ucraina e dalle sanzioni imposte alla Russia.

Per Sapelli, l’unico modo per curare quella che definiamo “inflazione” è «aumentare l’offerta di ciò che la provoca». Mentre la terapia scelta dalla Bce «è assurda perché noi curiamo con una tecnica monetarista un’inflazione che non è determinata dall’aumento della quantità di moneta derivata dai salari o dall’espansione del credito», fa notare l’economista. «Questa politica dissennata non farà che portare l’Europa, e per certi versi anche una buona parte del mondo, verso una recessione profondissima».

La crescita? «Un piccolo rimbalzo»

A fronte degli ultimi dati sul Pil italiano che spengono l’euforia per la “crescita record“ registrata dal nostro paese dopo la recessione dovuta alla pandemia (con il Pil che tra il 2021 e il 2022 è aumentato di quasi l’11 per cento), Sapelli fa notare come in realtà siano state quanto meno premature tutte quelle celebrazioni. «Si festeggiava il fatto che avevamo superato la Spagna e la Germania, ma si trattava di un piccolo rimbalzo, determinato dal fatto che, a differenza di altri paesi, noi siamo ancora la quarta nazione manifatturiera al mondo. Anche se non abbiamo più grandi imprese, a parte quelle partecipate dallo Stato, ma un florilegio importante di aziende medie e piccole artigiane. Queste manifatture, negli anni della pandemia, e ora anche durante la stessa guerra, hanno fatto grandi trasformazioni strutturali, quindi teniamo il punto».

La recessione tedesca si fa sentire

Le conseguenze di ricette macroeconomiche errate, conferma Sapelli, e soprattutto l’entrata in recessione della Germania iniziano a farsi sentire. L’economista ricorda che questa situazione era già stata anticipata dalla caduta degli ordini e delle commesse verso quelle imprese che sono i principali fornitori delle industrie tedesche e cinesi, perché «anche la Cina è in una crisi profondissima».

Dalle recenti stime dell’Istat sulla produttività industriale e da quelle di Eurostat sulla crescita economica, emerge per l’Italia una situazione di rallentamento frutto della situazione a livello europeo e internazionale. Nel secondo trimestre 2023 l’Italia ha fatto registrare un calo della crescita del Pil dello 0,3 per cento, restando comunque in territorio positivo con un +0,6 per cento rispetto al secondo trimestre del 2022. Da notare il dato sulla produzione industriale che, seppur tornata a crescere a maggio su base mensile (+1,6 per cento secondo i dati Istat), sconta il crollo registrato nel mese di aprile (-7,2 per cento) il calo più grande dal luglio 2020, che trascina il dato di maggio 2023 in territorio negativo (-3,7 per cento) rispetto allo stesso mese del 2022.

«L’unica cosa che può risollevare l’economia»

A fronte delle politiche monetarie di Francoforte, della recessione tedesca e della crisi cinese, la situazione per Sapelli è destinata «ad andare male, se non si fa una politica di investimenti privati e pubblici e se non si riformano totalmente le regole dei trattati europei che impediscono i cosiddetti aiuti di Stato, che sono l’unica cosa può risollevare l’economia».

Rispondendo a una specifica domanda sull’aiuto derivante dai fondi del Recovery fund europeo, l’economista, pur riconoscendo la validità dello strumento del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), ne fa notare le criticità nel caso specifico dell’Italia. a partire dai troppi ambiti di intervento. Infatti, a differenza di altri paesi dell’Unione Europea, il Pnrr italiano (elaborato durante il secondo governo Conte e poi ricalibrato in corsa dal governo di Mario Draghi) è caratterizzato da ben 6 missioni, a loro volta articolate in 16 componenti concernenti 43 ambiti di intervento. «Dopo aver distrutto le Camere di commercio, le Province, dopo non negato ai Comuni con il Patto di stabilità la possibilità di aumentare gli occupati» si domanda Sapelli, «come vogliamo che si colmi una così vasta gamma di interventi?».

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