Quell’estate del 1965 che cambiò la vita di Vittorio Messori
Come vuole la regola numero uno del giornalismo – la notizia in testa ā parto subito dando la notizia: questa non ĆØ una recensione. E non ĆØ neanche un invito alla lettura. Queste brevi righe vogliono essere piuttosto un omaggio, un tributo a un autore e a un libro ai quali tantissimi di coloro, in Italia e nel mondo, che si ostinano a professarsi cattolici debbono molto, il sottoscritto per primo. Lui ĆØ Vittorio Messori, giornalista e scrittore cattolico che non ha bisogno di presentazioni; il libro ĆØ Ipotesi su Gesù, long-seller edito per la prima volta nel lontano 1976 e che ora, dopo qualche milione di copie vendute, decine di ristampe e altrettante traduzioni (compresa una versione in braille per i non vedenti), ĆØ tornato in libreria per i tipi dellāeditore Ares.
Volumi di successo

Rispetto allāedizione originaria lāimpianto dellāopera ĆØ rimasto pressochĆ© inalterato; solo il secondo capitolo, intitolato Un Dio nascosto e scomodo, ĆØ stato eliminato per disseminare negli altri capitoli ciò che lāAutore ha ritenuto fosse ancora valido. Ipotesi su Gesù ĆØ stato il volume, il primo di una lunga serie (ne seguiranno altri 23, tutti di successo), che fece conoscere Messori, allāepoca giornalista professionista in forza alla Stampa di Torino dove seguiva lāinserto āTuttoLibriā, al grande pubblico.
Il giornalista laico
Fin da subito fu chiaro che le appena tremila copie della tiratura iniziale non sarebbero state sufficienti. Le Ipotesi divennero in poco tempo un caso editoriale con un milione di copie vendute solo in Italia dopo appena un anno, segno evidente che lāopera era in qualche modo attesa, era la risposta ad un bisogno latente che evidentemente in quegli anni turbolenti del post Concilio e di profondi sconvolgimenti politici e sociali, aspettava solo la scintilla per esplodere. Scintilla il cui effetto fu senza dubbio accresciuto dal fatto che non si trattava dellāennesimo lavoro storico-esegetico dellāesperto di turno, ma di un libro su Gesù scritto da uno sconosciuto, per giunta laico, che di mestiere faceva il giornalista.
La legge dell’et-et
Insomma le premesse perchĆ© lāaccoglienza di unāopera simile fosse a dir poco tiepida, soprattutto in certi ambienti ecclesiali, cāerano tutte. Invece le cose andarono diversamente. Tanto più che il taglio divulgativo non inficiò per nulla il rigore e la serietĆ della ricerca che Messori aveva appreso da studente nelle scuole subalpine. SemplicitĆ e rigore allo stesso tempo: se i āsegniā parlano, anche nello āstile Messoriā ĆØ da rinvenire quella legge dellāet-et tipica del cattolicesimo – che sta a significare come tutto, alla luce della fede, si tiene, anche i contrari – che Messori fece sua mutuandola da Jean Guitton (beninteso, legge dellāet-et che non solo non ha nulla a che vedere con quella dellāaut-aut propria dellāeresia, ma che anche ĆØ distante anni luce dalla posizione del āsƬ, maā propria di certa teologia situazionista, oggi di nuovo in auge e le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti).
Cuore e ragione
In realtĆ , se le Ipotesi vennero accolte ā dice Messori ā con Ā«simpatia… e senza obiezioni “tecniche”… la ragione ĆØ nel non aver lesinato tempo e fatica; sono gli anni di ricerca, di riflessione, di vita che ā a partire da quellāestate ā ho gettato nelle pagine che seguonoĀ». Gli anni di cui parla Messori furono ben dieci; un decennio di studi e ricerche per approfondire, per cercare di capire o, meglio, per colmare il fossato tra Ā«coeur e raison, tra intuizione e conoscenza oggettiva, tra fede antica e ragione moderna. Un bisogno (che ogni giorno ancora mi incalza) di indagare sulle tracce del Dio che, stando alla fede, assumendo volto e carne dāuomo, si ĆØ rivelato e al contempo celatoĀ».
Quell’estate del 1965
Dieci anni a partire da āquellāestateā, lāestate del 1965, quando accadde il fatto che avrebbe cambiato per sempre la vita di un giovane laureando in scienze politiche, cresciuto nella fucƬna del laicismo di matrice agnostica quale era la Torino dei suoi maestri Norberto Bobbio e Galante Garrone, e che a tutto pensava tranne che di mestiere avrebbe fatto lāapologeta. Invece, in quellāestate in cui Messori stava lavorando alla tesi di laurea, Ā«lāimprobabile, lāinatteso avvenneĀ». āCosaā in particolare avvenne, a dire il vero Messori non lāha mai rivelato in dettaglio, neanche nel suo libro più autobiografico (PerchĆ© credo, ndr). Le ragioni risiedono, da un lato, nellāeducazione ricevuta, in particolare nella reticenza a parlare di sĆ© che nellāaustera Torino in cui crebbe era giudicato a dir poco disdicevole; ma cāĆØ anche un altro motivo, più profondo, e che ha a che fare con la dinamica di certi āincontri ravvicinatiā di cui parla la letteratura mistica: il fatto cioĆØ – confermato da lui stesso durante un incontro la scorsa estate nella splendida Abbazia dƬ Maguzzano ā che non ĆØ facile spiegare lāinspiegabile.
«Non so cosa sia accaduto»
Ā«Io stesso ā ci disse Messori – non so cosa sia accadutoĀ». Quel che ĆØ certo ĆØ che aprendo per caso i Vangeli cercando una citazione per la tesi, quel Gesù che fino ad allora era il personaggio principale di una storia il cui valore si esauriva tuttāal più a livello letterario o poetico, gli si manifestò con una forza dirompente. Ā«Sperimentai ā dice lāAutore ā lo choc di un incontro-scontro (senza alcuna mediazione ecclesiale che ne attutisse lāimpatto violento) con la figura misteriosa di Colui che si presentava, ed era creduto da tanti, come il Figlio di Dio, come Dio egli stesso. Scoprivo quelle antiche parole e strabiliavo, forse esultavo come se in esse avessi scoperto la chiave per gli interrogativi non solo dellāuomo (la politica, la vita sociale, lāeconomia), ma sullāuomo: il significato del vivere e del morire, del gioire e del patire. Alla ricerca, come ogni giovane, della VeritĆ , questa mi dava appuntamento proprio lĆ dove non lāattendevo nĆ© la cercavoĀ».
«Mi hai sedotto»
Unāesperienza simile a quella di un altro convertito famoso, anchāegli giornalista e scrittore, AndrĆØ Frossard. Esperienze ben riassunte dagli straordinari versetti iniziali della vocazione di Geremia: Ā«Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto violenza e hai prevalsoĀ» (Ger 20,7). Ipotesi su Gesù nacque cosƬ. Non ĆØ stato un libro āa tavolinoā, bensƬ il frutto di un lavoro innescato da un fatto sconvolgente che Ā«avvenne per una serie di esperienze personali cui non fu estraneo il dolore, con la sua capacitĆ di costringere al confronto con le domande ultimeĀ».
I Vangeli dicono il vero?
La genesi di Ipotesi su Gesù spiega anche unāulteriore particolaritĆ di Vittorio Messori. Il fatto cioĆØ che a differenza di altri convertiti, che hanno scoperto Cristo al termine di un percorso fatto di esperienze, spesso dolorose, riflessione, studio, ecc., nel suo caso ĆØ accaduto il contrario: prima cāĆØ stato lāincontro-scontro, come lui lo chiama, con Gesù, e solo dopo lāinizio di un cammino, tuttora in corso, per comprendere e spiegare le ragioni della fede. A partire dalla domanda delle domande, quella che da sempre riecheggia nel cuore di ogni uomo e che ĆØ alla base di Ipotesi di Gesù: i Vangeli dicono il vero o raccontano solo storielle edificanti senza alcun fondamento storico? Domanda tanto più attuale oggi, vista e considerata – stando allāomiletica che piace alla gente che piace e più in generale ai temi che sembrano stare in cima allāagenda pastorale – la quasi scomparsa di Gesù dai radar del discorso pubblico ecclesiale (per tacere di quello politico e sociale, dove la fede ĆØ stata di fatto relegata negli angusti anfratti della coscienza), se non quando si tratta di predicare lāaccoglienza dei migranti e lāattenzione ai poveri, spesso e volentieri riducendo il Vangelo ad una caricatura di se stesso.
Prima la fede, poi le opere
Insomma Gesù ĆØ diventato un argomento tabù come per altro giĆ nel 1976 Messori aveva acutamente intravisto aprendo il libro con questa frase che non lascia scampo a equivoci: Ā«Di Gesù non si parla tra persone educateĀ». Ma cāĆØ anche un altro motivo che rende attuale, e anzi direi urgente, un libro come Ipotesi di Gesù; ed ĆØ il fatto che sempre più spesso in ambito ecclesiale si tende a privilegiare lāazione, la prassi, insomma le opere rispetto alla fede. Come se, dando questa per scontata, ci si dovesse concentrare sullāagire, sul darsi da fare per sanare le storture e i mali della societĆ . Tanto più che – questo il ragionamento sotteso, che dimostra quanto sia penetrata in profonditĆ la teoria cara allāesegesi protestante che vuole un āGesù della storiaā distinto e separato dal āCristo della fedeā ā ai fini pratici che il Vangelo abbia o no un fondamento storico conta fino a un certo punto. Intendiamoci. La fede senza le opere ĆØ morta, dice san Giacomo. Vero. Ma nel giusto ordine. Prima la fede, poi le opere. Anche perchĆ©, tolta la fede, e soprattutto tolta una fede senza il suo fondamento, del cristianesimo non resta che una melassa filantropica di cui il mondo può farne tranquillamente a meno. Ecco perchĆ© ĆØ importante (ri)partire dai fondamentali, tutto il resto viene dopo.
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