Meno risse, più riforme
Tutto congelato fino a gennaio. La Lega Nord ferma le bocce di un flipper politico impazzito ma lo fa con la presa risoluta di chi non ha intenzione di dare un colpo di cancellino alla lavagna scarabocchiata degli sgarbi parlamentari. Dallāassemblea di domenica scorsa al Mazda Palace di Milano ĆØ infatti uscito un movimento con le idee molto chiare sul futuro.
Lāasse sorto spontaneamente tra Alleanza Nazionale e Udc punta a due obiettivi, uno di breve e uno di medio termine: il primo ĆØ quello di giungere ad un rapido ridimensionamento del peso della Lega allāinterno della compagine governativa attraverso la verifica di gennaio, il secondo ĆØ creare i presupposti per il dopo Berlusconi. Segnali in entrambi i sensi abbondano. Lāaffossamento, attraverso il lavoro da snipers parlamentari di 36 franchi tiratori, del progetto di riforma del tribunale dei minori ĆØ un chiaro segnale di contrarietĆ non tanto al progetto in sĆ© quanto al lavoro più generale che il ministro Roberto Castelli sta compiendo in via Arenula, visto come avanguardia di quelle riforme che il Carroccio ritiene inderogabili in ossequio al programma elettorale. Ā«Stante cosƬ le cose sono convinto che il cammino delle riforme sulla giustizia non proseguirĆ Ā», ha detto uno sconsolato Castelli a Milano, chiosando con un altrettanto perentorio Ā«alcuni esponenti del governo si sono convinti che per essere grandi statisti bisogna sempre dire sì». A chi? Lāunica certezza ĆØ che tutto questo vada ascritto a una strategia più ampia che vede in Umberto Bossi e nel Carroccio lo specchietto per le allodole su cui far fuoco per giungere al bersaglio principale: Giulio Tremonti e, quindi, Berlusconi. La tentazione di un ādopoā ĆØ chiara, con Gianfranco Fini che studia da premier puntando nel frattempo alla poltrona della Farnesina utilizzando come referenza il viaggio in Israele del 23 novembre, e con Marco Follini, segretario dellāUdc, che a questo argomento dedica addirittura un libro recensito e presentato con entusiasmo da Stefano Folli, direttore del Corriere della Sera e fedelissimo di Carlo Azeglio Ciampi. I tempi stringono: la sentenza della consulta che il 9 dicembre dirĆ se ĆØ più o meno costituzionale la norma che sospende i processi a carico del primo ministro potrebbe essere uno spartiacque. Se quello scoglio dovesse essere superato, lāattenzione si concentrerĆ allora sul vero nodo della situazione: il ruolo di Tremonti. Lāasse privilegiato che vede il ministro dellāEconomia come baluardo di garanzia del patto Bossi-Berlusconi rischia infatti di saltare sotto il peso dellāeccessiva concentrazione di potere di cui gode il super-ministro in virtù dellāaccorpamento dei dicasteri economici voluto dalla riforma Bassanini. Questo garantisce ad An e Udc lāalibi della non collegialitĆ allāinterno della coalizione e porta allāovvia richiesta di porre mano alla situazione: o con una separazione dei ministeri o con un ridimensionamento del ruolo del ministro richiesto anche dai poteri forti (vedi la guerra senza quartiere tra Tremonti e il governatore di Bankitalia, Antonio Fazio), accodatisi allāasse tra centristi e destra ritenuto lāunico argine a via XX Settembre. Comunque sia, la Lega Nord attende. La mozione Stefani, quella che imponeva uno stop alle alleanze con An e Udc alle comunali messa āincautamenteā ai voti e poi dichiarata incompatibile, era un segnale chiaro, più che unāestemporanea uscita dellāex sottosegretario vicentino: un segnale concordato da mandare ad alleati e base. La stessa base che ignora come le fibrillazioni a livello governativo si stiano riverberando pesantemente anche allāinterno dello stesso Carroccio, con Roberto Maroni e Roberto Castelli ai ferri corti per la nomina – proposta dal Welfare – a presidente dellāInpdap di Marco Staderini, fedelissimo proprio di Pierferdinando Casini ed ex consigliere di amministrazione della Rai. E per salvare Tremonti, a gennaio, si potrebbe proprio mettere sul piatto della verifica una testa tra Welfare e Giustizia: prove tecniche di sopravvivenza?
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