Più lavoro, meno Soviet
“Un sƬ per la democraziaā. Con questo slogan āaltisonanteā verdi, rifondatori comunisti e Cgil chiedono un voto per estendere lāart.18 dello statuto dei lavoratori anche alle aziende con meno di 16 dipendenti.
Il referendum dei demagoghi (ben occupati)
Ā«Chi racconta che oggi in Italia ci sia una libertĆ indiscriminata di licenziamento o che si spinga sempre di più verso il licenziamento facile fa della demagogia a buon mercatoĀ» ci dice Enzo Peserico, consulente del lavoro. Ā«Tantomeno ĆØ vero che in termini di diritti il nostro ordinamento preveda lavoratori dipendenti di serie A e di serie B. Oggi i lavoratori dipendenti godono degli stessi diritti e non possono essere licenziati senza giusta causa o giustificato motivoĀ». Ma allora dove sarebbero questi fantomatici diritti in pericolo? La questione ĆØ unāaltra, spiegano gli esperti: la differenza di trattamento non sta nei diritti (uguali per tutti), bensƬ nelle tutele previste per il lavoratore ingiustamente licenziato. Oggi nelle aziende con più di 15 dipendenti nel caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo il giudice annulla il licenziamento e ordina al datore di lavoro di reintegrare il dipendente (secondo lāarticolo 18) nel posto che gli spetta. Ciò significa che lāazienda, oltre a reinserire il lavoratore, deve corrispondergli gli stipendi maturati per tutto il tempo in cui ĆØ durato il contenzioso e visto che le cause di lavoro in Italia possono durare anche dai 4 ai 7 anni ne consegue che lāimpegno economico non ĆØ affatto trascurabile.
Come far fallire lāazienda-Italia
Cosa succede invece nelle aziende con meno di 16 dipendenti a cui Bertinotti e compagni vorrebbero estendere lāarticolo 18? Nel caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo anche qui interviene il giudice a tutela del lavoratore. Lāazienda però, in questo caso, non ĆØ obbligata al reintegro del dipendente, ma ĆØ condannta a risarcire il lavoratore con un esborso in denaro che può andare dai 2 mesi e mezzo di stipendio fino a 14 mensilitĆ . La difesa da un ingiusto licenziamento vale dunque per entrambi i tipi di lavoratori. PerchĆ© allora questa diversitĆ nella tutela? Per non condannare a morte la piccola impresa con meno di 16 dipendenti, che se dovesse reintegrare obbligatoriamente dipendenti licenziati ingiustamente dovrebbe sobbarcarsi oneri economici che le consiglierebbero di non assumere più lavoratori a tempo indeterminato, di scivolare verso forme di lavoro nero e, nel peggiore dei casi, di chiudere lāattivitĆ . Il che significherebbe una perdita secca per il tessuto economico nazionale e meno lavoro per tutti. Il tutto a fronte di una āvittoria di Pirroā del dipendente tutelato: prima reintegrato e pagato, ma poi (di nuovo) licenziato per la chiusura dellāazienda. Votare sƬ al referendum del 15 giugno significa quindi non affermare uguali diritti per tutti i lavoratori licenziati ingiustamente (che giĆ la legge tutela), bensƬ chiedere un risarcimento uguale per tutti. Ovvero, affermare un principio astratto senza tenere conto della realtĆ delle piccole imprese, delle loro dimensioni economico-finanziarie e delle loro possibilitĆ di crescita. Si tratta di una posizione ideologica. Invece di osservare la realtĆ e di capirne i problemi si cerca di calare sulla realtĆ stessa uno schema pensato a tavolino che nella pratica produce difficoltĆ e disoccupazione.
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