74 anni fa gli alieni invasero l’America. Ma era uno scherzo di Orson Welles [link url=https://www.tempi.it/videogallery/orson-welles-e-linvasione-aliena-di-74-anni-fa#.UI_DMmllUUo]Video[/link]

Il primo fake della storia è opera di Orson Welles, che 74 anni fa finse un’invasione aliena in un programma radiofonico. E divenne un idolo pop.

Il più grande “fake” della storia compie 74 anni. È nato ben prima del personal computer, di Internet e di Facebook (dove essi trovano terreno fertilissimo di comunicazione). È il 30 ottobre 1938 e la stazione radio CBS (Columbia broadcasting system) ospita Orson Welles, il celebre attore-regista famoso per pellicole cult come Quarto Potere e Il terzo uomo. L’allora ventitreenne promessa dello spettacolo, all’interno della trasmissione Mercury Theatre on the air – che ospitava radiodrammi tratti da capolavori letterari –, interpreta La fine del mondo del britannico Herbert George Welles. La trama è semplice: i marziani sbarcano in una fattoria di Grovers Mill, nel New Jersey, e impanicano mezza East Cost.

UNA (FINTA) CRONACA. Per rendere il prodotto appetibile al grande pubblico americano, Orson Welles si è finto un cronista inviato sul luogo dell’accaduto. Il normale palinsesto radiofonico, un concerto di musica classica, si interrompe con notizie flash che narrano lo svolgersi della vicenda: la caduta di un meteorite, uno strano cilindro di metallo, la polizia che recinta il cratere. Sia all’inizio che a conclusione del programma, la CBS specifica che il testo è d’invenzione, che non c’è nulla di cui preoccuparsi, che è tutto finto. Risultato? L’America, da Nashville a Minneapolis, è in delirio

ICONA POP. Il fake rese celebre Orson Welles, che si ritrovò a firmare tre contratti per Hollywood dopo la superba interpretazione. Da quel momento, La fine del mondo di Orson Wells divenne un’emblema della cultura pop, l’esempio delle meravigliose (e potenzialmente dannose) possibilità comunicative dei media. Da questa incredibile vicenda, ad esempio, è tratta la canzone dei Rem It’s the end of the world as we know it (and I fell fine) – nell’album Document del 1988 –, che per i palati nostrani si è tradotta nella cover di Luciano Ligabue, A che ora è la fine del mondo, nell’omonimo album del 1994.