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Vivisezione, la legge cambia ma continua a non piacere. E rischia denunce alla Corte Europea

gennaio 14, 2014 Emmanuele Michela

Per gli animalisti il nuovo testo è forzato dalle «lobby del farmaco», per i ricercatori è ancora pieno di limiti. Intervista a Dario Padovan, coordinatore del comitato scientifico Pro-Test Italia

Vivisezione, la legge che scontenta tutti. Torna a infiammarsi lo scontro attorno alla legge sulla sperimentazione animale, a poche settimane dal caso di Caterina Simonsen, la ragazza gravemente malata attaccata via web per aver difeso questa pratica, e una settimana dopo i manifesti di ispirazione animalista contro alcuni ricercatori milanesi. In questi giorni arriva alla Commissione Affari sociali della Camera il decreto legislativo basato sulla tanto discussa legge di delegazione Europea approvata lo scorso agosto.

PROTESTANO GLI ANIMALISTI. Un testo che è destinato a far discutere, tanto tra i ricercatori quanto tra gli attivisti della Lav, da alcuni giorni in presidio (un po’ scarno, a dir la verità) fuori dal ministero della Salute. A quest’ultimi la nuova bozza non piace, poiché nei passaggi al Governo ha ricevuto più di una modifica (sono stati cambiati 10 punti su 13), che ha modificato la legge, fortemente restrittiva, approvata quest’estate. «Le carte in tavola non si cambiano», è lo slogan che si legge nei loro striscioni. «Stanno cercando di cambiare il testo approvato dal Parlamento. Non piace alla lobby che con la sperimentazione animale fa soldi», sono le parole a Il Giorno di Michela Vittoria Brambilla, deputata di Forza Italia e fondatrice della Federazione italiana associazioni diritti animali e ambiente. Ieri alla Camera è intervenuta in un dibattito sull’argomento, ribadendo come «la sperimentazione sugli animali è un enorme business ma in realtà è dannosa per la nostra salute e mina una ricerca scientifica affidabile, relegando l’Italia, e l’Europa stessa, nelle retrovie del progresso scientifico per quanto riguarda la biomedica e tossicologia».

I VINCOLI CHE NON PIACCIONO AI RICERCATORI. Ma il nuovo testo continua a destare il malcontento di tanti ricercatori, alle prese con una legge che minaccia seriamente il futuro della ricerca scientifica nel nostro Paese. A leggere i punti modificati si coglie il perché. Permane ad esempio una forte limitazione all’uso di cavie nella sperimentazione delle sostanze d’abuso: «È un vincolo insensato: ogni anno escono nuove droghe, che costituiscono una minaccia seria per un’ampia fetta della popolazione», dice a Tempi.it Dario Padovan, biologo e coordinatore del comitato scientifico Pro-Test Italia. «Sapere che in Italia nessuno potrà fare più ricerche in questo campo è decisamente preoccupante». Non convince neanche la moratoria concessa fino al 2017 per trovare metodi alternativi, ad esempio, agli xenotrapianti: «È un lasso di tempo che lascia spazio a nuovi interventi legislativi, o, eventualmente a ricorsi alla Corte Europea». Un’ipotesi, quest’ultima, cui qualche ricercatore sta pensando: «La legge va contro la normativa europea del 2010, che tracciava un solco da seguire in materia di sperimentazione animale cui questa legge era ispirata», continua Padovan, «ma diceva anche espressamente che non si potevano introdurre norme più restrittive. Cosa che invece si sta facendo ora».

GLI ANIMALI IN UNIVERSITA’. A permanere nel passaggio dalla legge delega al nuovo testo è anche il divieto di utilizzo degli animali in tutte le facoltà universitarie. È stata salvata solo veterinaria, corso di laurea in cui studiare senza poter aver davanti un animale vero e proprio sarebbe stato abbastanza paradossale. Per altre discipline, invece, non si potranno usare cavie, vincolo che rende la ricerca ancora più complessa: «Come può un biologo studiare e lavorare senza un’adeguata preparazione sugli animali?», si chiede ancora Padovan. Sarebbe più intelligente guardare all’estero, dove in tante facoltà universitarie si tengono corsi di due settimane precedenti l’ingresso in laboratorio, per imparare a trattare nel modo più giusto gli animali. «Perché gli animalisti, invece di lamentarsi in continuazione, non finanziano questi corsi anche in Italia?», chiude Padovan. «Perché non pensano a borse di studio concrete per chi s’impegna a studiare metodi alternativi?».

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7 Commenti

  1. giuliano scrive:

    ma si, eliminiamo gli esseri umani, tutti i rossi sono e saranno incompleto accordo. Nel XX° secolo tra nazismo e comunismo ne hanno eliminati quasi un miliardo. Oggi proseguono con la eliminazione di adulti politicamente non allineati, bimbi in embrione, anziani ricoverati. Ma si, eliminamo gli esseri umani, tutti i rossi sano d’accordo, ma salviamo i ghiacci del polo che si stanno sciogliendo, salviamo il clima che si sta surriscaldando sempre più e salviamo repubblica.it altrimenti il lavaggio del cervello si interrompe

  2. Tommaso scrive:

    Niente armi ma argomenti scientifici per sostenere una tesi che cerca di intaccare alcune granitiche certezze che grazie ai progressi della ricerca oggi non possono più essere considerate tali. La prima certezza da scalfire per la Brambilla è quella che vede contrapposta l’esigenza della salute dell’uomo e la difesa dell’animale che invece possono essere egualmente soddisfatte. «Abbattiamo l’argomento demagogico sfruttato dalla lobby dei vivisettori, ovvero “chi scegli di salvare: il bambino o il coniglio?“ – attacca la Brambilla -. Argomento che offende l’intelligenza degli italiani perchè non è necessario uccidere il coniglio per salvare il bambino e soprattutto uccidendo l’animale non si trova la soluzione per salvare il bambino».

    A sostenerlo anche ricercatori e scienziati che ieri alla Camera si sono confrontati durante il convegno «La ricerca scientifica senza animali ed il nostro diritto alla salute». Tra loro Claude Reiss, fisico e biologo cellulare, per 35 anni direttore del Centro nazionale di ricerca scientifica francese e Marcel Leist, direttore del Centro europeo per i metodi alternativi. Entrambi hanno spiegato come la ricerca stia andando verso una direzione che esclude progressivamente la necessità di sperimentare sugli animali per ragioni etiche certo ma soprattutto per ragioni scientifiche. Ogni anno dodici milioni di animali in Europa vengono sacrificati sull’altare della scienza, di questi 900.000 soltanto in Italia. Eppure, hanno evidenziato i ricercatori, il 92 per cento dei farmaci che danno buoni risultati sugli animali risultano poi inefficaci o dannosi per gli uomini. Tra gli esempi citati da Leist quello tristemente noto del Talidomide che era stato testato su conigli e topi senza alcun esito negativo mentre poi sulle donne in gravidanza produsse effetti devastanti per il feto. Ora in laboratorio è possibile sviluppare tessuti “artificiali“ umani complessi sui quali condurre ricerche in realtà molto più attendibili di quelle sugli animali.
    «La sperimentazione sugli animali è solo un enorme business mentre è dannosa e fuorviante per la nostra salute -prosegue la Brambilla- Dal 2007 in Usa i centri di ricerca tossicologica stanno potenziando le tecniche di cultura in vitro e tutti gli altri metodi sostitutivi più efficaci della ricerca sugli animali».

    • Gandalf scrive:

      Certo che ci vuol davvero fegato per citare come fonti di chissà quale caratura personaggi che ancora confondono “vivisezione” con “sperimentazione animale” o che sono convinti che le medicine appaiano per magia ammazzando sorci (mica facendo ricerche, sia mai!), oltre al fatto di chiamarsi Brambilla, essersi vista chiudere un canile per irregolarità e possedere un allevamento ittico in cui di sicuro non si allevano salmoni da compagnia.
      Appassionante anche l’intervento del signor Reiss, che citando il Talidomide ci conferma di avere la stessa preparazione in materia dell’animalaro medio trovabile su Facebook, poverino lui, totalmente ignaro del fatto che è stato proprio a causa del caso Talidomide che i test di teratogenicità sui farmaci, da farsi su cavie animali, sono diventati obbligatori.
      Del restante 96% abbondante della comunità scientifica mondiale nemmeno l’ombra in quel convegno, chissà perché.

      • Mario scrive:

        ecco il solito caprone disinformato che sa nulla della vicenda del talidomide. Il farmaco fu testato sugli animali come riportato negli atti delle inchieste che videro protagonista la casa che produceva il farmaco. Si levi il nome di Gandalf, che è indegno nei confronti del grande Tolkien. E soprattutto vada a zappare la terra.

        • un tizio che usa il cervello scrive:

          Caprone disinformato, oltre che maleducato, sarà lei, come tutti i suoi amici animalisti. Indottrinati tramite una propaganda fatta di immagini false (http://imgur.com/kUwURow) e “sapere” acquisito su facebook e youtube (i ricercatori che ci hanno studiato sopra per anni, naturalmente, non ne sanno niente in confronto), siete solo capaci di ripetere a pappagallo (ma forse un pappagallo è più intelligente di voi) sempre le stesse cose. La vicenda del talidomide è un caso isolato, di fronte al FATTO che TUTTI i farmaci attualmente in uso siano stati sviluppati con la sperimentazione animale. Comodo, per chi non sa, né fa, niente, tirare fuori un rarissimo errore commesso nell’ambito di un progresso immane dovuto alla ricerca sugli animali, no?
          Detto questo, lei probabilmente non sarebbe buono neanche per zappare la terra.

    • Filippo scrive:

      Quella del talidomide è una bufala. Il farmaco non venne mai testato su animali gravidi, per questo nessuno si accorse dei suoi rischi. Quando, dopo la nascita di diversi bambini malformati, vennero ripetutti gli esperimenti sulle coniglie, si vide che nascvano coniglietti focomelici.
      Ma come si fa a dire che il 92% dei farmaci testati sugli animali sono poi dannosi per l’Uomo ? Di che classe sono: antibiotici, anti-infiammatori o magari, chemioterapici ? Ma ci si rende conto che se questi dati fossero veri, noi non avremmo il progresso che c’è stato in questi anni ?
      Cari animalisti, invece di ripetere mantra ideologici e con dimostrati, confrontatevi con la realtà.

    • Filippo scrive:

      Quella del talidomide è una bufala ! Il farmaco non venne mai testato su animali gravidi, quando poi lo si testò su coniglie, si ottennero coniglietti focomelici.
      Se davvero il 92% dei farmaci testati su animali poi si rivela dannoso per l’Uomo (con la U maiuscola), come mai la medicina cura sempre di più e meglio ? Possiamo guardarci dentro meglio a questo dato ? Ad esempio che classe sono ‘sti farmaci inefficaci al 92%? Sono antibiotici, anti-infiammatori, analgesici o magari chemioterapici ? E sono entrati in commercio o sono stati fermati, proprio grazie alla sperimentazione animale ?
      Basta ideologia, si guardi la realtà.

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