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Vaccino papilloma: perché arrendersi al così fan tutte?

maggio 25, 2017 Giancarlo Cesana

Se immunizzare la nostre figlie prepuberi contro l’Hpv diventa il solo modo di “difenderle” da una affettività superficiale, abbiamo già perso

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Hpv sta per Human Papilloma Virus, di cui esistono una settantina di sottotipi, molti dei quali sono causa delle comuni verruche. Alcuni sottotipi sono associati alla insorgenza di cancro (carcinoma) della cervice uterina e di altri tumori, tra cui il carcinoma dell’ano. Siccome l’infezione da Hpv è trasmessa pressoché esclusivamente con l’attività sessuale, soprattutto con partner multipli e nell’omosessualità maschile, il consiglio insistito delle autorità sanitarie è di vaccinare le bambine prepuberi, intorno ai 10 anni, e anche i maschi tra 19 e 21 anni, ma pure prima e dopo se hanno abitudini omosessuali.

In realtà l’età consigliata per le ragazze è tra 11 e 26 anni, con qualche perplessità sull’efficacia oltre i 19 anni. Il vaccino più utilizzato è quello quadrivalente contro i sottotipi di Hpv 6, 11, 16 e 18, associati con circa il 70 per cento dei tumori della cervice uterina e intorno al 50 per cento di quelli anali. Per migliorare l’efficacia preventiva del vaccino, la Food and Drug Administration americana (Fda) nel 2014 ha approvato un vaccino 9-valente, che dovrebbe proteggere contro il 90 per cento dei tumori della cervice.

La salute non è tutto
Gli americani, che hanno una estesa esperienza epidemiologica, in un’indagine campionaria nazionale del 2013, hanno osservato che solo il 33 per cento delle ragazze tra 13 e 17 anni avevano ricevuto le dosi complete (3) di vaccino e che nondimeno negli anni dal 2003 al 2010 la prevalenza della infezione da Hpv si era ridotta della metà. D’altra parte l’incidenza di cancro della cervice è molto bassa al di sotto dei 21 anni. La loro conclusione è che siccome il vaccino, nelle sue diverse forme, non è completamente protettivo, è opportuno che tutte le donne si sottopongano a regolare screening citologico (pap test) dai 21 anni in avanti, che limitino i partner sessuali, che facciano uso di diaframma o preservativo, che non fumino. Le adolescenti poi ritardino l’inizio della attività sessuale alla età adulta.

Quest’ultimo punto mi pare meriti una breve ma decisiva attenzione. Vaccinare contro lo Hpv la propria figlia prepubere significa accettare, o ammettere, o subire che con la pubertà possa avere rapporti sessuali più o meno frequenti. Come risultato dell’educazione, secondo me, non è un gran che, soprattutto perché in questo caso ci sono problemi psicologici e fisici ben più importanti della infezione da Hpv, i cui esiti si potrebbero comunque controllare con un vaccino posticipato e altri mezzi. Certo, la figlia potrebbe essere violentata, ma anche qui, oltre alle soluzioni citate, ci sarebbero problemi ben più importanti dello Hpv. I problemi di salute sono anche sociali, culturali e morali. Lo dice la stessa Oms: la salute non è lo scopo della vita, ma un mezzo per raggiungere lo scopo della vita e, aggiungo io, una domanda su quale sia questo scopo.

Foto Ansa

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