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Un Vietnam oltre Adriatico?

aprile 14, 1999 Leoni Alberto

Per fermare i massacri in Kosovo, si dice, sarà necessario
l’intervento delle truppe di terra. Ma che guerra sarebbe?
E l’esercito Nato si troverebbe davvero ad affrontare l’armata brancaleone che molti descrivono? Ecco la reale struttura delle forze serbe addestrate al sabotaggio, cecchinaggio e alle imboscate.
Ed ecco perché una volta entrati in Serbia non sarebbe facile uscirne

Alcuni giulivi rapporti di esperti militari americani descrivono un esercito serbo al di sotto di una normale efficienza e non in grado di resistere a un’offensiva di terra della Nato.; al più, si dice, ci sono da temere l’orgoglio nazionalistico serbo e l’antica abitudine alla guerriglia partigiana. Il modestissimo consiglio di queste paginette ai suddetti esperti è di studiare, qualora non sia stato fatto, la dottrina militare jugoslava degli ultimi trent’anni: la Opstenarodna Obrana (Difesa Nazionale Totale). In verità Tito e i suoi successori non si sono mai fatte illusioni circa la capacità dell’esercito regolare di resistere a un’invasione del Nemico: le divisioni corazzate del Patto di Varsavia. La sconcertante dimostrazione di forza data dalle forze sovietiche nel corso dell’invasione della Cecoslovacchia (agosto 1968) fu l’occasione per creare un tipo di difesa unico al mondo. Si procedette a una coscrizione di tutti i cittadini e a un addestramento periodico alle tecniche di guerriglia. Sabotaggio, cecchinaggio, imboscate, mascheramento: tutta la Jugoslavia divenne un arsenale dove armi leggere quanto letali venivano depositate e nascoste in fabbriche e scuole. L’ossatura di questo esercito partigiano professionista era formato da quadri altamente addestrati che avrebbero guidato circa un milione di riservisti. Era quindi un fatto accertato che le divisioni sovietiche avrebbero sì potuto entrare in Jugoslavia travolgendo l’esercito federale, ma l’uscirne era un’altra storia. La riprova di tutto ciò sta nel fatto che le guerre in Slovenia, Croazia e Bosnia hanno visto l’esercito regolare relegato in un ruolo marginale, nell’impiego inefficiente e dispendioso di artiglierie e carri mentre le caratteristiche precipue dei conflitti hanno visto come protagonisti i cecchini, le sezioni di mortai leggeri e i genieri che hanno depositato decine di migliaia di mine antiuomo: proprio il tipo di guerra per cui erano stati addestrati. Ben lontani anche solo dal concepire travolgenti avanzate, i soldati della Difesa Nazionale Totale hanno sempre puntato al logoramento dell’avversario, ottenendo raramente vittorie decisive.

In conclusione, è bene ricordare che qualsiasi cecchino di questo mondo riconosce sempre i seguenti obbiettivi: ufficiali, addetti alle trasmissioni, mitraglieri, mortaisti… gli elementi, insomma, senza i quali una formazione militare è un gruppo di uomini smarriti e confusi. Auguri.

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