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«Test Invalsi? Perfettibili, ma sono un valore aggiunto»

maggio 11, 2012 Carlo Candiani

Secondo anno di svolgimento, nelle scuole italiane, dei test Invalsi. Giancarlo Sala, dirigente scolastico: «Test perfettibili ma molto importanti».

Giorni di test Invalsi per le scuole italiane di ogni ordine e grado, dalle primarie alle superiori. Siamo al secondo anno di vita di queste prove, che si svolgono a livello europeo, ma le immancabili polemiche non si placano. C’è chi li considera, come il ministero dell’Istruzione, un’occasione privilegiata di valutazione dell’anno scolastico e c’è chi li demonizza, come fossero un’intrusione nel rapporto tra insegnanti e alunni. «Esiste una via di mezzo, è opportuno fare una riflessione che sia più moderata» dichiara a tempi.it Giancarlo Sala, vicepresidente di Diesse Lombardia e dirigente scolastico. «Probabilmente non è un’occasione ottimale, certamente soffre delle solite polemiche che accompagnano le novità in ambienti “cristallizzati” come quello della scuola italiana».

Cgil e Cobas hanno contestato i test, affermando che i quiz riducono le materie ad indovinelli.
Quest’anno i test sono migliori. Mi sembra che dal punto di vista qualitativo, le domande si stiano allineando alle migliori analisi di Ocse-Pisa, c’è senz’altro un passo avanti. I test servono ad analizzare l’andamento della singola classe e quello della scuola nel complesso. È un elemento di autovalutazione che introduce il concetto che non per forza il proprio lavoro è positivo.

Chi si oppone ai test Invalsi ha forse paura che siano un modo per valutare l’insegnante?
Le scuole spesso sono etichettate, subiscono giudizi valutativi che non si basano su dati oggettivi. Troppo spesso girano nell’ambiente dicerie, voci, mode, che si rimpallano tra istituti. La valutazione di una scuola deve passare da test, come quelli Invalsi. Anche se ancora non si può stabilire il valore aggiunto che ogni scuola riesce a dare agli studenti in termini di apprendimento.

D’altro canto, si nota il desiderio delle famiglie di conoscere il grado di apprendimento dei figli.
Mi sembra importante approfondire il concetto di “valore aggiunto”. Qui non si tratta di mettere le “faccine” come aveva pensato Brunetta nella sua legge per giudicare il servizio, soddisfacente o meno, degli uffici pubblici. Per questo stiamo pensando di introdurre tra i diversi anni prove simili all’Invalsi, proprio come cartina tornasole su come si sviluppa il lavoro annuale delle singole classi, con la possibilità di correzioni tempestive.

Il ministero ha anticipato che l’anno prossimo ci potrebbero essere test anche per la lingua inglese.
È un’urgenza. C’è però ancora molta confusione. La prima cosa da formare sarebbero gli insegnanti e ci sono scuole che si stanno già muovendo con metodi un po’ artigianali. Nel confronto internazionale siamo deficitari: quando i nostri studenti incontrano quelli stranieri, sulle competenze linguistiche, siamo in forte handicap. In questo momento di crisi, dove molti nostri giovani lavorano in una dimensione europea, siamo in difficoltà. La scuola, su questo, deve accelerare.

Ci saranno nuovi tagli per la scuola?
Con i tagli sull’organico si è già operato abbondantemente. Ritorna sempre, come un “mantra”, la richiesta di maggiore autonomia scolastica da parte di singoli istituti o da scuole in rete. Sarebbe importante gestire il corpo docente in modo flessibile e diverso dal contratto fisso a seconda della loro prestazione professionale e dell’orario di servizio. So che mi sto esprimendo in modo sbrigativo ma il riallineamento economico di certi istituti non è più rinviabile.

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