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Terremoto L’Aquila, condannati esperti della commissione «Grandi rischi». Ma si può prevedere un sisma?

ottobre 22, 2012 Redazione

Sei anni di reclusione per tutti e sette gli imputati. Ma si può prevedere un terremoto? Vi riproponiamo l’intervista a tempi.it al sismologo Dario Slejko

Sei anni di reclusione per tutti e sette gli imputati. Incredibile sentenza per il terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. Il giudice unico Marco Billi ha condannato i sei esperti e il vice direttore della protezione civile, Bernardo De Bernardinis. I sette erano accusati di omicidio colposo, disastro e lesioni gravi, per non avere adeguatamente informato la popolazione sul possibile sisma che poi colpì la città. I pm si erano limitati a chiedere una condanna a quattro anni di carcere, mentre i legali degli imputati avevano chiesto per tutti la piena assoluzione, sostenendo – sulla base della letteratura scientifica internazionale –  essere impossibile prevedere i terremoti.

A Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Bernardo De Bernardinis, Giulio Selvaggi, Claudio Eva e Gianmichele Calvi sono state concesse le attenuanti generiche, ma a tutti è stata data all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. È «una sentenza sbalorditiva e incomprensibile in diritto e nella valutazione dei fatti» ha commentato l’avvocato Marcello Petrelli, difensore di Franco Barberi. «Una sentenza che – ha aggiunto – non potrà che essere oggetto di profonda valutazione in appello». Si è detto «avvilito, disperato» Enzo Boschi, ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). «Pensavo di essere assolto – ha aggiunto – ancora non capisco di cosa sono accusato». «Mi ritengo innocente di fronte a Dio e agli uomini» ha aggiunto Bernardo De Bernardinis, ex vicecapo della Protezione civile e attuale presidente dell’Ispra. «La mia vita da domani cambierà, ma se saranno dimostrate le mie responsabilità in tutti i gradi di giudizio – ha aggiunto – le accetterò fino in fondo».

A proposito dell’impossibilità di prevedere un terremoto, tempi.it aveva intervistato Dario Slejko, sismologo dell’Istituto nazionale di Oceanografia e di geofisica sperimentale. Intervista nel quale l’esperto, pur non entrando nei dettagli della vicenda aquilana, aveva spiegato che, con le conoscenze attuali è impossibile prevedere un sisma.

Studiare i terremoti è il suo mestiere. Ritiene possibile prevedere la pericolosità di uno sciame sismico?
Dopo un forte terremoto generalmente si manifestano scosse di assestamento, cioè altri piccoli terremoti che seguono: è l’evoluzione naturale di qualsiasi sisma. Il numero di queste scosse può essere elevato, che comporta la presenza di scosse più lunghe e “forti”, oppure meno elevato, costituito quindi da scosse man mano sempre più leggere. In una normale sequenza sismica, generalmente, le scosse che seguono non superano mai il grado di magnitudo della scossa principale. Se invece una sequenza sismica si manifesta con manignudo simile, si parla di “sciame sismico”. Significa che non c’è una scossa di magnitudo principale, ma che ce ne possono essere altre forti tanto quanto la prima. Quando c’è una scossa forte noi sismologi non sappiamo se la scossa sarà quella principale e se quelle che seguono saranno di minore magnitudo. O se siamo in presenza di uno sciame sismico per cui ci potranno essere altre scosse di mangnitudo simile. O se la prima è solo la scossa che precede il terremoto principale. Non si può prevedere la gravità in anticipo, l’unica cosa che può guidare i sismologi in una “previsione” sono gli studi sulla magnitudo massima avvenuta in una certa zona. Ma si tratta solo di un eventualità possibile: se la scossa appena avvenuta si avvicina alla magnitudo massima registrata allora si potrebbe dedurre che non ne seguiranno altre così forti. Questi però sono ragionamenti che derivano dall’osservazione delle scosse del passato, purtroppo non si può mai escludere che in una determinata zona non possa avvenire un terremoto con magnitudo superiore ai precedenti.

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