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Incontro Fondazione Tempi. Maroni: «Il 2015 sarà l’anno del dragone per il welfare della Lombardia»

luglio 8, 2015 Chiara Rizzo

Il governatore lombardo presenta a Milano la nuova riforma che sarà «un’evoluzione del sistema attuale, nell’ottica di rispondere alle nuove sfide dei prossimi vent’anni»

 

amicone-maroni

«L’anno 2015 sarà l’anno del dragone per il welfare. Vorrei ridisegnare questo ambito in modo che la Lombardia diventi esempio per tutto il Paese». Così ha promesso ieri il governatore della Lombardia Roberto Maroni, durante l’incontro “Il nuovo welfare lombardo: ci siamo”, dibattito organizzato a Milano da Fondazione Tempi e moderato dal direttore Luigi Amicone.
Maroni ha presentato il nuovo modello della sanità lombarda descrivendolo come «un’evoluzione di quello attuale, che funziona già benissimo, nell’ottica di rispondere alle nuove sfide della società dei prossimi vent’anni». Ha assicurato che ci saranno i tagli delle Asl, «dimezzate da 15 a 8», e delle aziende ospedaliere, e «si andrà verso un maxi assessorato che accorpi le competenze socio-sanitarie». Infine ha annunciato che «da ottobre in Lombardia partirà la sperimentazione del reddito di autonomia».

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LIBERTÀ DI SCELTA. La prima sfida all’orizzonte, da calendario, è la riforma sanitaria che, spiega Maroni, parte da una constatazione: «È una riforma che consideriamo un’evoluzione del sistema, per sottolineare che il sistema socio sanitario lombardo funziona già egregiamente, anzi è tra i migliori d’Europa. Vogliamo semplicemente farlo evolvere per rispondere al nuovo contesto. Ci sarà nei prossimi vent’anni un aumento della durata della vita media, che porterà ad una cronicizzazione delle malattie. Si prevede che nella sola Lombardia ci sarà oltre un milione e mezzo di ultra ottantenni nei prossimi quindici anni e non si potranno abbandonare queste persone al loro destino».
Il governatore ha ricordato che «oggi si provvede loro soprattutto grazie ad una rete no profit e al volontariato. Voglio però che sia anche il sistema sanitario a occuparsene e, in particolare, che gli ospedali accudiscano anche a casa il malato. Il primo principio alla base della nuova riforma è passare dal curare a prendersi cura, e il secondo principio è la libertà di scelta. Il cittadino deve poter scegliere dove farsi curare, senza doversi preoccupare di altro se non di fare la scelta migliore. Perché ciò accada occorre non penalizzare il privato e integrare il sistema sanitario e quello sociosanitario in un unico assessorato al Welfare. Anche sul territorio verranno ridefinite le Aziende ospedaliere, le Ats, le Asl e le Asp, le aziende socio sanitarie. L’integrazione del sociosanitario e del sanitario è lo stesso modello che stanno seguendo Giovanni Toti in Liguria e Luca Zaia in Veneto nell’ottica non di tagliare i costi, ma di permettere al cittadino di scegliere dove essere curato. Inoltre, vorremmo premiare le best practices: daremo agli ospedali compiti precisi e premieremo quelli che raggiungeranno questi obiettivi».

TAGLI ALLE ASL. Si è molto polemizzato sui tagli, in particolare agli ospedali. «Se c’è un ospedale che effettivamente aiuta una comunità, seppur piccola, non verrà chiuso, perché la logica che seguiremo non è quella di dover tagliare. Ci sono decisioni che vanno a toccare interessi ben radicati nel territorio, anche interessi legittimi: quelli di medici, di ospedali, ma anche di piccole comunità. Mi devo far carico di equilibrare questi interessi, tenendo al centro il cittadino». Quanto alle Asl, «a fine anno dovremmo comunque procedere alla nomina dei nuovi dirigenti. Mi sembra buona l’idea di dimezzarle da quindici a otto».

TEMPI E COSTI. Maroni ha specificato che la riforma avrà tempi rapidi: «Il 14 luglio inizierà in aula la discussione, poi ci sarà una sospensione per la discussione sul bilancio, ma si riprenderà a fine luglio con l’obiettivo di chiudere per agosto. Desideriamo ascoltare le posizioni dell’opposizione. Oggi il Pd ha presentato i suoi dieci punti contro la riforma, che leggerò con interesse. Siamo aperti a tutti i contributi costruttivi».
Per quanto riguarda i costi, il governatore ha spiegato che «sarà depositata nei prossimi giorni una nota tecnica che calcola tutti i risparmi: complessivamente prevediamo una riduzione dei costi, quando la riforma sarà a regime, tra i 300 e i 350 milioni di euro. Risparmi ottenuti senza chiudere gli ospedali, e questi fondi saranno re-immessi nel sistema per offrire servizi più efficienti. Duecento milioni di risparmi arriveranno in particolare dalla centrale acquisti. Avremmo potuto ottenere anche di più, raggruppando le gare d’appalto, ma noi vogliamo coinvolgere le imprese del territorio, sempre con un sistema di trasparenza degli appalti, perciò anziché indire un’unica maxi gara che potrebbe favorire solo le grandissime aziende, emarginando quelle piccole del territorio, abbiamo scelto di “accontentarci” di questo risultato».

CONTROLLO ESTERNO. Un punto centrale della riforma sanitaria, ha sottolineato Maroni rispondendo alle domande di Amicone, è che nella riforma è prevista «un’Agenzia di controllo del sistema, assolutamente terza, che vigilerà sulle istituzioni e sulle aziende ospedaliere. È una sfida che noi della Regione accettiamo e spero che l’accettino anche gli ospedali. Ci si baserà sul sistema delle best practice: se la pratica risulterà meritoria, l’ospedale verrà premiato. I territori e i nosocomi saranno messi in questo modo in una sana concorrenza».

REDDITO DI AUTONOMIA. Infine Maroni ha annunciato, a partire da ottobre, la sperimentazione del reddito di cittadinanza: «Abbiamo a disposizione 970 milioni di euro dei fondi sociali europei da spendere entro il 2020 per interventi di carattere sociale, su politiche attive, formazione per i lavoratori, inclusione e lotta alla povertà. Noi come Regione abbiamo pensato di fare anche di più, e ai fondi europei aggiungiamo 50 milioni di euro entro la fine del 2015, e altri 200 per il 2016. Questi 250 milioni li useremo per quello che chiamo “reddito di autonomia”, prendendo a prestito il nome dalla Caritas Lombardia. Mi è stato obiettato che questi fondi dovrei usarli per le politiche attive. Ma come si può offrire ad un settantenne che non riesce a mangiare solo un corso di formazione professionale? Si dimentica che in Lombardia ci sono oltre 600 mila persone sotto la soglia di povertà. Vogliamo pensare anche a loro, oltre che al cittadino-paziente. Anche questa misura sarà presa dopo aver ascoltato tutte le proposte che mi arriveranno dal territorio».


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