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Soave: «Corsi e ricorsi storici del governo italiano, da Giolitti a Monti»

dicembre 22, 2011 Carlo Candiani

Agli inizi del 900 il sentimento antiparlamentarista della borghesia milanese ostacolò Giolitti, favorendo la nascita del fascismo. Per Sergio Soave, editorialista del Foglio e di Avvenire, la situazione politica attuale è simile: «C’è una spinta contro la sovranità popolare che gioisce per la sospensione della democrazia dell’alternanza»

«Il governo Monti non è il prodotto di forzature o strappi costituzionali». Lo ha affermato il Presidente Giorgio Napolitano davanti alle alte cariche dello Stato, ai responsabili politici e delle forze sociali. Insomma, la democrazia non è sospesa”. «Le ricordo cosa accadde agli inizi del Novecento, quando l’opposizione serrata alla politica moderata di Giolitti fu realizzata dalla borghesia milanese con l’apporto “comunicativo” del Corriere della Sera, guidato da Luigi Albertini». Sottolinea questo ricorso storico Sergio Soave, editorialista del Foglio, di Avvenire e di Italia Oggi che aggiunge: «Fu una delegittimazione della maggioranza parlamentare che sosteneva Giolitti, che derivava da molte parti e si rifaceva a una serie di posizioni da sempre presenti nella borghesia milanese. La quale ha storicamente avuto simpatia sia per le soluzioni aristocratiche sia per quelle basate sulla piazza e sulla rivolta, mentre su quelle della democrazia rappresentativa si è mostrata molto schizzinosa».

Perché si manifestò un’opposizione così forte a Giolitti?
Perché Giolitti era il primo Presidente del Consiglio italiano a non avere un pedigree risorgimentale, così come Berlusconi era il primo a non appartenere a uno dei partiti nati dal Comitato di Liberazione Nazionale.

La sua riflessione parte dal sentimento di antiparlamentarismo della borghesia milanese che, guidata dal direttore del Corsera Luigi Albertini ostacolò Giolitti favorendo la nascita del movimento fascista.
Albertini sostenne il movimento fascista, la reazione antioperaia della squadracce fasciste, la stessa instaurazione del governo Mussolini e cambiò idea solo dopo il delitto Matteotti. Nei primi fasci di combattimento c’erano esponenti della aristocrazia milanese che in seguito divennero grandi antifascisti, come ad esempio Arturo Toscanini.

Cosa c’è di simile ai giorni nostri?
Non credo che ci saranno guerre mondiali all’orizzonte, come quelle che negli anni ’30 fecero precipitare tutto il sistema. Però vedo una spinta contro la sovranità popolare, che gioisce per la sospensione della democrazia dell’alternanza. Uno dei passaggi principali della democrazia italiana degli ultimi vent’anni, la possibilità del popolo di scegliere la coalizione e il premier, è stata indubbiamente sospesa.

Ieri come oggi i riflettori sono puntati sul popolo cattolico
Al tempo di Giolitti i cattolici inizialmente erano fuori dallo Stato e vi entrarono in un secondo momento dalla porta di servizio, subendo la forte opposizione della borghesia milanese. Oggi non è così, ma stiamo assistendo a una rinascita di forme di anticlericalismo che provengono dalla stessa origine. Pensi alla drammatica vicenda di Lucio Magri e l’apologia del suicidio che ne è seguita, evidenziata non solo su giornali di sinistra ma anche su quotidiani di destra con sede a Milano. Stesso dicasi per la polemica inutile Ici-Chiesa: stiamo assistendo a un attacco strumentale alla realtà cattolica, che non è più numerosa come agli inizi del Novecento, ma è ancora un elemento costitutivo della sovranità popolare.

In questi corsi e ricorsi che ruolo ha la Lega?
La Lega è l’erede di una grande tradizione risorgimentale, nonostante lo neghi a spada tratta, che è quella di Cattaneo. Rappresenta l’altra lato della milanesità che considera vitale il rapporto tra la mobilitazione popolare e la presenza politica, che all’inizio del Novecento si espresse in varie forme, attraverso le società umanitarie e le iniziative evoluzionistiche del movimento operaio e artigianale. Tutte queste iniziative furono violentemente messe ai margini dalla borghesia, ma vennero appoggiate da Giolitti. La rappresentanza dei ceti produttivi del nord, legati a un orientamento di mobilitazione popolare, furono però emarginati dal Corriere di Albertini. Qualcosa del genere sta accadendo anche oggi.


Ascolta l’intervista integrale

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1 Commenti

  1. lectiones scrive:

    DEMOCRAZIA “SOSPENDUTA” – Bizantinismi, tendenza a perdersi in discussioni sofistiche e pedanti che approdano a risultati arzigogolati (Excusatio non petita?). Non sembra che questa nostra “Magna Charta” – scritta e non orale – sia il copione più genuino al quale la nostra democrazia repubblicana deve attenersi. Non per carenza concettuale ma per un’interpretazione libera che corrompe il significato profondo della democrazia approvata dagli orgoglisi Costituenti del 1948.
    È il Parlamento che vaglia e sceglie la nomina del premier che dovrà dirigere l’esecutivo governativo, bizantinismi interpretativi su scelte autocratiche non hanno motivo d’essere e averle imposte nel nome della Patria in pericolo è un espediente retorico che nessuna norma costituzionale potrà mai legittimare. Il Capo dello Stato NOMINA previo consultazioni apposite gestite con i gruppi parlamentari.
    Il potere è del popolo e al popolo compete il diritto-dovere di scegliersi i capi che dovranno guidarlo nei travagli della politica.

    Parrebbe ovvio che la NOMINA, scelta dal Presidente della Repubblica, non travalicasse i poteri del Parlamento, sarà sempre il Parlamento in fin dei conti, che concederà o negherà la fiducia.
    Ma questo non cambia l’essenza del problema, la procedura è un elemento fondante della forma, e se la si persegue a VANVERA (direbbe Napolitano), è la certezza del diritto che subisce il vulnus dell’infirmazione.
    Il premier Spagnolo, Zapatero, socialista, non ha esitato un attimo e ha confermato lo scioglimento anticipato elettorale per restituire al popolo il diritto di eleggersi un nuovo premier e un’attuale linea politica per l’economia spagnola disastrata.
    Non la Patria in periglio ha trattenuto il re, dalla scelta democratica; non tecnici austeri hanno offerto i propri servigi per la salvezza dell’economia a soqquadro: il popolo ha scelto! quello stesso popolo che resta l’unico legittimato al potere costituzionalmente eletto.
    Celestino Ferraro

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