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Siria. La tomba di padre Frans è diventata «un santuario, meta di pellegrinaggio per i cristiani tornati a Homs»

giugno 2, 2014 Leone Grotti

Il gesuita olandese è stato assassinato lo scorso 7 aprile, non aveva voluto lasciare la città in mano ai ribelli per non abbandonare i pochi cristiani rimasti

Padre Frans van der Lugt è sepolto ad Homs, nel giardino del monastero che non aveva voluto lasciare durante la guerra per non abbandonare i pochi cristiani rimasti nella città vecchia in mano ai ribelli e assediata dall’esercito di Assad. La sua tomba oggi è «diventata un santuario, meta di pellegrinaggio per i cristiani che sono tornati in questo quartiere devastato».

«AIUTAVA CRISTIANI E MUSULMANI».  Il gesuita olandese è stato assassinato lo scorso 7 aprile. Un uomo, ancora sconosciuto, l’ha fatto sedere su una sedia di plastica e gli ha sparato un colpo alla testa. Oggi quella sedia si trova accanto alla sua tomba, ricoperta di fiori dai cristiani locali. «Lui è ancora qui, è con noi». Padre Frans non ha mai voluto lasciare i cristiani, anche quando in città era rimasta solo l’erba da mangiare. «Era neutrale, non appoggiava né una fazione né l’altra», racconta George Ghandour, 45 anni, che l’ha seppellito. «Aiutava tutti, cristiani e musulmani, vecchi e giovani. Quando la crisi è cominciata, ad esempio, cinque famiglie musulmane si sono trasferite nel suo monastero e lui si è preso cura di loro».

UOMO DI PACE. Come riporta un articolo di McClatchy Newspapers, che si è recato nella città e ha intervistato sei cristiani tornati nel quartiere, nessuno sa perché sia stato ucciso. Ma i cristiani che parlavano con lui ogni giorno lo ricordano come un uomo di pace e unità: «Diceva sempre che era padre sia dei cristiani sia dei musulmani. Molte volte i ribelli lo hanno condotto davanti alla corte della sharia per discutere delle sue credenze, ma lui si è sempre rifiutato. Diceva: “Non parlerò con voi di politica o religione. Siamo tutti esseri umani. Parlerò solo di umanità”».

«DISTRUGGI GLI INFEDELI». Dei 60 mila cristiani che vivevano nella vecchia città di Homs, nel giugno 2012 ne erano rimasti solo 102. Nella roccaforte difesa dai ribelli, e liberata tra il 7 e il 9 maggio dopo un accordo con il governo, i cristiani venivano picchiati, minacciati e derubati. «Dal gennaio scorso i ribelli sono entrati in casa mia 38 volte. Prima rubavano il cibo, poi qualunque cosa», spiega il cristiano Zaynat al Akhras, 65 anni, che oggi è tornato a vivere nel suo quartiere di Homs. Al giornalista di McClatchy mostra i muri di una chiesa coperti dalla scritta: «”Distruggi gli infedeli, cioè i cristiani”. Tanti venivano picchiati dai ribelli».

«NON VOLEVA USARE I CRISTIANI». In questo clima padre Frans ha più volte convinto i ribelli a distribuire il cibo che ricevevano attraverso tunnel sotterranei con il resto della popolazione e a portare fuori le persone gravemente ferite. Nazam Kanawati, che è arrivato a casa di padre Frans pochi minuti dopo il suo assassinio, ricorda come i ribelli continuavano a cercare il gesuita per i più svariati motivi: «Pensavano che lui avesse il potere di chiedere al Papa di inviare cibo e che il cibo sarebbe arrivato subito se lui lo avesse domandato. Ma lui si rifiutava. Non voleva usare la comunità cristiana per ottenere cibo. Non voleva che i cristiani venissero usati».

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2 Commenti

  1. Sasso Luigi says:

    Un martire.

  2. Gabriele says:

    Un Martire… !
    Prega per la pace in Siria ora che sei con il Signore.. ti esaudirà,ne sono convinto!
    amen

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