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Se i giovani italiani si mettono in fila davanti al consolato Usa

luglio 10, 2015 Giovanna Jacob

Perché gli italiani migliori fuggono all’estero, mentre in quella che fu Italia continuano ad entrare genti dal terzo e dal quarto mondo?

Caro direttore, sono le ore 14.00 di un torrido martedì di luglio. Devono esserci 30 o 32 gradi reali, almeno 35 percepiti. Esco alla fermata di Turati e mi dirigo verso il Consolato degli Usa, con l’intenzione di chiedere alcune informazioni. Penso che in questo mese, a quest’ora, con questo caldo, non dovrebbe esserci nessuno da quelle parti. E invece mi sbaglio. A pochi metri dall’entrata del consolato si accalcano in maniera ordinata almeno cento persone, silenziose e visibilmente accaldate. Una guardia giurata ne ispeziona col metal detector e ne fa entrare quattro o cinque alla volta. Non vedo facce esotiche: sembrano tutti italiani. Sono quasi tutti giovani, quasi tutti ben vestiti. Hanno tutti l’aria di avere alle spalle famiglie benestanti e di essere riforniti di buoni titoli di studio. Ma che ci fanno lì? Che cosa vogliono? Vogliono forse andare in vacanza negli Usa? No, per quello bastano il passaporto e la Esta, documento che si può comodamente richiedere e rapidamente ottenere online. Senza dubbio quella bella gioventù fa la fila per ottenere l’ambita Green card, che consente di lavorare negli Usa. E se alle ore 14.00 di una torrida giornata di luglio davanti al consolato americano ci sono così tante persone, altrettante se non di più devono essercene in altri giorni. Mentre mi allontano dal consolato, dove evidentemente non è il caso di provare ad entrare, mi ricordo che non lontano da lì, davanti a un ufficio che sta dalle parti di via Moscova, si forma in continuazione una fila delle stesse dimensioni. Ma lì in fila non ci trovi italiani. Ogni giorno davanti a quell’ufficio parecchie decine, a volte centinaia, di extracomunitari si mettono in fila per chiedere il permesso di soggiorno per lavorare in Italia.

E in pochi minuti si forma nella mia mente una chiara idea del futuro prossimo dell’Italia: semplicemente, l’Italia non sarà più l’Italia, ossia questa nazione con questa identità culturale, e diventerà un raccoglitore informe di enclave su base etnica in perenne conflitto fra di loro. Infatti gli italiani migliori saranno tutti fuggiti all’estero, specialmente negli Usa e in Gran Bretagna, mentre in quella che fu Italia continueranno ad entrare genti dal terzo e dal quarto mondo.

D’altra parte al terzo mondo ci stiamo avvicinando da tempo: sono lontani i tempi in cui l’Italia era una delle più grandi potenze industriali del mondo. Negli anni Cinquanta e Sessanta l’Italia stupiva il mondo col suo boom economico, oggi stupisce il mondo col suo debito pubblico. Eravamo fra le sette più grandi potenze economiche del mondo, ora siamo fra i “porci” (Pigs). Perché dopo la guerra ci fu il boom economico? Perché un presidente intelligente (si chiamava Luigi Einaudi) aveva curato le ferite della nazione con massicce dosi di quello che gli italiani chiamano dispregiativamente “liberismo selvaggio” ma che in realtà si chiama liberalismo economico. E infatti gli italiani non impararono bene la lezione impartita da Einaudi.

Plagiati dai maestrini marxisti, che avevano occupato tutte le scuole e le università, si inchinarono al vitello d’oro dello stato socialdemocratico che “ridistribuisce le ricchezze” (i marxisti usavano la socialdemocrazia come cavallo di troia del marxismo). Se Robin Hood toglieva ai ricchi per dare ai poveri ossia restituiva ai poveri quello che i ricchi avevano tolto loro con le tasse, invece il vitello d’oro socialdemocratico toglie ai lavoratori tramite le tasse per dare ai fannulloni tramite la spesa pubblica. È questa la “ridistribuzione della ricchezze”: togliere le ricchezze a chi le produce col sudore della fronte (liberi professionisti, imprenditori e dipendenti nel settore privato) per dare a chi le consuma soltanto cercando di lavorare il meno possibile (dipendenti pubblici in ogni settore, falsi invalidi, baby pensionati ed ogni sorta di mantenuti). A forza di “ridistribuire le ricchezze”, i governi italiani nel corso degli anni Sessanta hanno progressivamente rallentato la crescita economica. Negli anni Settanta l’economia era ormai ferma. Le tempeste mondiali di inflazione (scatenate dalla fine del Gold-dollar standard) più la crisi petrolifera non fecero altro che aggravare una situazione già grave. Negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta qualche timida iniezione di “liberismo selvaggio” praticata prima da Craxi e poi da Berlusconi determinarono, una piccola ripresa economica. Ma quella ripresa è finita da un pezzo e non è improbabile che la crisi attuale abbia il carattere della definitività. Infatti, per riprendersi l’Italia avrebbe bisogno non più di qualche iniezione ma di dosi massicce di “liberismo selvaggio”, che significa libertà di produrre ricchezze senza essere taglieggiati dallo stato. Ma la maggioranza degli italiani non vogliono produrre ricchezze: vogliono solo consumarle. Quindi chiedono ai partiti meno “liberismo selvaggio” e più “stato sociale”, ossia meno libertà di produrre ricchezze e più libertà di mangiarsi le ricchezze prodotte dagli altri.

Non voglio cedere alla tentazione di pensare che l’Italia sia “irriformabile”, come dicono molti, ma è probabile che lo sia: infatti in Italia ormai il numero dei consumatori di ricchezze (“tax consumers” che lavorano nel settore pubblico e si fanno mantenere dal welfare) è troppo grande rispetto a quello dei produttori di ricchezze (“tax payers” del settore privato). E’ chiaro che quando vanno nelle urne i troppi consumatori dei soldi degli altri voteranno per i partiti che consentono loro di continuare a consumare i soldi degli altri. E i politici, se vogliono essere eletti, devono promettere di spremere per benino questi “altri”. E così oggi nella quasi irriformabile Italia anche i politici che si autoproclamano “liberali” ti parlano di “politiche per il sociale”, “investimenti produttivi” e “sussidiarietà”, eufemismi che stanno per “spendere i soldi degli altri”.

Ma il problema è che, come disse Margareth Thatcher, ad un certo punto i soldi degli altri finiscono. In sostanza, i produttori di ricchezze ad un certo punto non ce la fanno più: o trasferiscono le imprese in Svizzera o si suicidano davanti alle cartelle di Equitalia. Invece i giovani più dotati si mettono in fila davanti al consolato degli Usa. D’altra parte, poco tempo fa Francesco Lacapra, giovane brillante ex dipendente della Olivetti che nella Silicon Valley ha fondato con un altro ex Olivetti (Luciano Dalle Ore) una azienda di successo che fornisce software di altissimo livello (la Peaxy), ha detto: «Cari giovani, se volete bene all’Italia, dovete lasciarla». Se va avanti così, in Italia resteranno solo i fannulloni di stato, i vecchi e gli extracomunitari… (immagino città d’arte trasformate in giganteschi suk in cui vecchi italiani subiscono ogni sorta di soprusi dai nuovi italiani).

E poiché i produttori di ricchezze diminuiscono progressivamente, il vitello d’oro riceverà sempre meno tributi fin quando non ne riceverà più e i suoi assistiti moriranno di fame. E di fame ci moriranno per davvero, perché in Italia non ci sarà più né il vitello d’oro né strutture produttive né giovani menti brillanti, in grado di metterne in piedi di nuove. E mentre l’Italia sarà sconquassata da un caos alla greca, gli orfani del vitello d’oro, in preda alle convulsioni della fame, continueranno a inveire contro i capitalisti, le banche, i massoni, gli ebrei e soprattutto gli Usa. E proprio negli Usa gli italiani migliori apriranno imprese e negozi. Cosa c’è negli Usa che non c’è in Italia anzi in tutta Europa? C’è ancora molto “liberismo selvaggio”. Obama, il peggiore presidente americano di tutti i tempi, sogna di importare negli Usa il vitello d’oro del modello socialdemocratico europeo. Non ci riuscirà. Infatti l’Europa intera, malata da troppo tempo di socialdemocrazia, cadrà presto nel baratro della povertà sotto gli occhi del popolo americano, che a quel punto capirà che il vitello d’oro socialdemocratico mente, come tutti gli idoli.

Foto passaporto da Shutterstock


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42 Commenti

  1. recarlos79 scrive:

    magari sono gli stessi che vanno a protestare per l’art.18 e i soldi alla ricerca. si accorgeranno di cosa sia il mondo del lavoro e della ricerca nei paesi seri. dopo il terremoto dell’emilia alcuni giovani intervistati sui danni subiti e la loro voglia di mollare hanno risposto che il sacrificio dei loro genitori nel tirar su quel poco che avevano sarebbe stato uno stimolo ulteriore per ricostruire quello che era “la loro casa, la loro storia, la loro terra”. voilà la differenza. poi il berlusca di stato non ha mai fatto nulla di liberale e il socialismo ha infettato tutti i partiti (tutti) financo la religione, oggi chiamata cattocomunismo. per chi arriva dovremmo prevedere un percorso di acquisizione della cultura italiana (quel poco di non ancora politicizzato che ci resta). certo che le varie chinatown, campi rom, e comunità tribali non aiutano. parlare di protezione dell’identità italiana, della sua acquisizione per chi arriva ormai è da fascisti.

    • Filippo81 scrive:

      Hai ragione, Recarlos 79, ormai ogni traccia di sano Patriottismo, di difesa della propria Identità , viene bollata come indice di “fascismo, nazismo ,xenofobia,islamofobia,ecc”.Decenni di propaganda in salsa marxista o liberale da parte del potere reale hanno avuto il loro triste effetto.

  2. Giorgio scrive:

    L’articolo mi trova d’accordo quasi in tutta la sua parte, tranne che per alcuni luoghi comuni usati, che ne riducono l’apprezzamento.
    Io lavoro a Milano in un’azienda privata dove ho tra i colleghi anche vari fancazzisti e che di ‘sudore della fronte’ conoscono solo quello di questo periodo provocato dal caldo torrido.
    Dall’altro canto, mia moglie, dipendente pubblico di un ente non economico, si porta anche il lavoro a casa dopo aver sudato le sette proverbiali camicie nell’espletarlo durante la sua giornata lavorativa da ‘lavativa’ (faccio anche presente, a proposito di ricchezze, che un suo pari livello nella mia azienda percepisce una retribuzione annua superiore di almeno il 20% e che la meritocrazia nello stato non esiste). E lei non è una mosca bianca nel pubblico, come non sono una mosca bianca i miei colleghi fancazzisti nel privato. Non nego, anche, che i numeri dei fancazzisti tra i due settori produttivi del nostro Paese (anche gli statali producono ricchezza) sono a scapito del pubblico.
    Se poi la poniamo sul piano della lotta di classe, tra privati e i pubblici, allora non siamo ben diversi da coloro che per usano le ‘classi lavoratrici’ per imporre la propria ideologia e gestire il proprio potere (i marxisti, per caso?). Quindi…In questo articolo sarebbe apprezzato un po’ di sano realismo in più e un po’ di velato marxismo in meno.

    • Giovanna Jacob scrive:

      Signor Giorgio, sono sicura che sua mogli è un’ottima persona e che i suoi colleghi sono delle persone riprovevoli. E’ una verità innegabile che in Italia nel settore privato ci son tanti fancazzisti. Perché? Ma è semplice: perché leggi senili promosse da un sindacato senile e sovietico, che ha il volto della Camusso, proteggono i fancazzisti dal licenziamento. Oggi in Italia con leggi che ci sono è impossibile mandare a casa un solo fannullone. Il datore di lavoro che ci prova deve spendere parecchie migliaia di euro in avvocati e perdere un sacco di tempo in aule di tribunale. Quindi alla fine al suo datore di lavoro conviene tenersi i fancazzisti piuttosto che cercare di liberarsene. Ma in un paese serio come gli Usa i suoi colleghi non avrebbero scampo: lì puoi essere licenziato su due piedi se dimostri di non essere all’altezza. E la minaccia del licenziamento rende i lavoratori molto più produttivi.
      E veniamo al settore pubblico. Qui non si tratta di misurare l’onestà e la moralità delle singole persone che lavorano nel pubblico: bisogna ragionare per grandi numeri. Dunque secondo studi rigorosissimi non solo in Italia ma in tutto il mondo i lavoratori pubblici rendono per definizione meno della metà di quello che rendon i lavoratori del privato. Le ragioni sono due. La prima è che gran parte del settore pubblico coincide con pubblica amministrazione e burocrazia: attività per definizione improduttive. Passare tutta la giornata timbrando e spostando carte negli uffici dei comuni e di altri enti potrà farti sentire più stanco e più fiero di te stesso ma alla fine della giornata tu non hai prodotto un centesimo di ricchezza. Al massimo, ai messi i bastoni fra le ruote (esigendo timbri, carte e permessi) da gente che la ricchezza la produce davvero.
      La seconda ragione dell’improduttività pubblica è che il settore pubblico non deve confrontarsi con una clientela. L’imprenditore deve continuamente fare i conti con i suoi clienti: se non riesce a soddisfarli, questi ultimi non comprano i suoi prodotti e lui deve chiudere bottega. Invece i dipendenti degli ospedali pubblici, delle scuole pubbliche, delle poste statali e delle aziende di trasporto pubbliche possono anche passare la giornata a grattarsi (e infatti l’Atac fa schifo e negli ospedali pubblici rischi di essere curato male) e nessuno li può mandare via anche se tutti gli utenti protestano per le schifezze che subiscono.

  3. Cisco scrive:

    Per gli emigrati italiani, gli ultimi dati ufficiali sono relativi al 2013, quando 60.066 italiani, il 63,81% sul totale degli espatriati, è andato verso altri paesri europei: Gran Bretagna (12.904), Germania (11.731), Svizzera (10.300), Francia (8342). Al quinto posto assoluto l’Argentina (7.496), poi Brasile e Stati Uniti. I più giovani vanno in Germania, i meno giovani in Svizzera.

    Per gli immigrati stranieri (extracomunitari), durante il 2013 sono stati rilasciati circa 64.000 nuovi permessi, con un calo dell’11,5% rispetto al 2012: a fronte dell’aumento di nuove concessioni di permessi per lavoro (+19,3%), si è registrata una diminuzione per tutte le altre motivazioni (i permessi per famiglia sono diminuiti del 10%, quelli per studio del 12% e quelli per asilo/motivi umanitari del 16,5%).
    Sfiorano quota 500 mila le imprese straniere in Italia, che nel 2013 si attestano per la precisione a 497.080 (di cui 384.318 guidate da cittadini extra Ue), pari all’8,20% del totale delle imprese registrate nel nostro Paese (6.061.960). Aziende che si sono espanse ad un ritmo di gran lunga superiore a quello del totale delle imprese (+4,88% nel 2013 a fronte del +0,21% del totale).

    Dai dati suddetti, mi sembra difficile trarre la conclusione che in Italia l’economia non funziona in quanto scarsamente liberalizzata (cosa pur verissima); mi sembra invece che il problema sia più di ordine sociale, in particolare educativo (poca disponibilità al sacrificio) e politico (deficit democratico nella partecipazione dei giovani). Insomma, siamo più una gerontocrazia che una socialdemocrazia.

  4. Marco scrive:

    Questo articolo è parecchio discutibile! Gia dalle prime righe si capisce la preparazione in materia da parte dello scrivente.
    Partiamo dal fatto che la green card deve essere sponsorizzata da un datore di lavoro in USA e non puo essere chiesta da un chiunque che gli gira di ottenere la residenza…(questo vale anche per qualsiasi visto lavorativo)
    In questo periodo è pieno di giovani per il fatto che il luglio si chiedono i visti studente per le università americane: visti che si possono permettere solo giovani facenti parte famiglie di un certo livello visto che, uno dei requisiti per ottenerlo, è avere un conto in banca da cinque zeri.
    Altra cosa: al consolaro non entri per chiedere informazioni! Per varcare quella porta devi avere fissato appuntamento dopo aver pagato tariffa consolare.
    Lasciamo perdre quante altre cose si potrebbero smentire di quanto detto in questo articolone!
    Dico solo che prima di parlare perche ci si sveglia la mattina credendosi dei grandi giornalisti, sarebbe meglio informarsi almeno un poco di quello che si argomenta prima di sparare manfrine a raffica…ma questa è l’Italia

    • giacobbe scrive:

      Chissa’, magari la jacob fa parte delle elites che critica… con quel cognome, poi

    • Giovanna Jacob scrive:

      Può darsi che io mi sia sbagliata, ma non credo proprio. Lì in fila si sentiva parlare in italiano. Ma anche nel caso io mi sia sbagliata per quanto riguarda la fila al consolato e per quanto riguarda il nome delle vari carte che servono ad entrare negli Usa (green card, business card eccetera) non mi sono sbagliata affatto riguardo i numeri degli italiani giovani e brillanti che se ne vanno dall’Italia, specialmente verso GB e Usa. Quindi la sua saccentissima e boriosissima critica è del tutto irrilevante:

      http://www.corriere.it/cronache/15_luglio_07/nel-2014-italia-la-prima-volta-piu-emigrati-che-immigrati-londra-diventa-tredicesima-citta-italiana-f37cccc6-2478-11e5-8714-c38f22f7c1da.shtml?cmpid=SF020103COR

      P. S, non sono una grande giornalista ma una persona molto mediocre, senza nessun talento, che scrive a Tempi lettere in cui, in forza della sua completa irrilevanza, può dire cose che nessun grande giornalista pieno del talento che io non ho si permette di dire: cose molto molto molto scorrette e politicamente e molto molto molto vere. Prova a dire, se sei grande giornalista, quello che dico io sul parassitismo di stato: smetti subito di fare il giornalista. Per fare il giornalista in Italia devi dire che bisogna tassare di più i ricchi, aumentare le assunzioni nel settore pubblico, assumere tutti i “precari” e proteggere l’articolo 18. e devi dire che gli Usa sono un inferno in cui una minoranza di ricchissimi sputa su una maggioranza di poverissimi, costretti a morire senza cure fra atroci sofferenze se si ammalano.

    • antonio scrive:

      Caro amico informati bene tu…. scusami per questa ingenuità ma senza.cattiveria

    • Aldo&risio scrive:

      @Marco

      Aggiungi anche che non so quanto sia appetibile emigrare negli USA attualmente. Un paese dove un buco nero finanziario ha risucchiato singole famiglie (anche se a volte si è trattato di intere città come Detroit, Michigan, Bakersfield in California, o Camden nel New Jersey). Con l’aiuto del racket dei mutui immobiliari, il buco nero succhia case e le risputa fuori gravate da crediti inesigibili. Con l’aiuto del comparto medico-sanitario, succhia malati e li risputa fuori completamente al verde. Con l’aiuto del settore della pubblica istruzione, risucchia i giovani e le loro belle speranze e risputa fuori inutili laureati indebitati. E con l’aiuto del comparto militare industriale, aspira di tutto e di più, risputando fuori cadaveri, invalidi, danni ambientali, terroristi e instabilità globale. E via così…

      • Giovanna Jacob scrive:

        @Aldo&Risio hai perfettamente ragione, gli Usa sono un paese disumano in cui i ricchi opprimono i poveri, mentre l’Europa è un posto civile dove grazie allo stato socialdemocratico che ridistribuisce le ricchezze tutti stanno bene. Infatti ogni giorno migliaia di americani fanno la fila davanti ai consolati dei paesi europei per ottenere il permesso di soggiorno mentre alcuni si imbarcano su carrette del male e attraversano l’Atlantico per raggiungere l’Europa.

        P. S. si vede che in America non ci sei mai stato. Il disastro dei mutui subprime e la bancarotta di città come Detroit (la prossima sarà Chicago) sono stati causati proprio dal modello socialdemocratico europeo promosso dal partito democratico. I mutui agevolati furono fortemente incoraggiati da Clinton e dal partito democratico, che li concepiva come uno strumento per dare a tutti una casa, anche a chi non se la poteva permettere. E così le banche permisero anche ai poveri di accendersi un mutuo, che però sul lungo periodo non furono in grado di pagare.
        Le città americane in default sono tutte città saldamente in mano al partito democratico, che per esportare negli Usa il vitello d’oro europeo hanno cominciato una politica fatta di tasse altissime e spese folli a favore dei “poveri”: case popolari, sussidi di disoccupazione. Ma a forza di tassare impoverivano la classe media (che fuggiva da quelle città) e impedivano la creazione di nuovi posti di lavoro, facendo così aumentare ulteriormente il numero dei poveri. Per rimediare aumentavano ancora le tasse, facevano diminuire ulteriormente i posti di lavoro e facevano aumentare ulteriiormente i poveri bisognosi di case popolari e sussidi. E così tutti i sobborghi delle città democratiche sono diventate immense banlieues alla francese in cui nessuno lavora e tutti delinquono. Nella democratica Chicago – l’unica città degli Usa in cui è vietato possedere delle armi – c’è un tasso di violenze e omicidi altissimo.
        Ma se esci dalle città piagate dal modello europeo, gli Usa sono un paese in cui tutti lavorano e guadagnano. Bisogna anche aggiungere che le leggi americane incoraggiano in ogni modo i poveri a trovarsi un lavoro: agli stranieri è infatti severamente vietato fare quei lavori (camerieri, operai eccetera) che possono fare gli americani. Se tu italiano vai lì e ti metti a fare il cameriere in un ristorante degli Usa puoi essere arrestato dalla polizia anti-immigrazione perché stai rubando il lavoro ad un cittadino americano.

        • Aldo&Risio1 scrive:

          Sì, la divisione democratici/repubblicani è un’altra farsa del modello statunitense (non dico mai americano o America : un prelato messicano parlando degli USA diceva “questi ci hanno rubato anche il nome” !).
          Il problema è strutturale. Philippe Grasset, di Dedefensa diceva che la mega-implosione della Borsa cinese, la crisi greca (d’Europa), le ore di oscuramento elettronico di Wall Street non sono eventi separati, sfortunate coincidenze. Sono manifestazioni del medesimo Grande Collasso del Sistema; quello iniziato nel 2007-2008, mai cessato da allora – e se c’è una novità, è la sua entrata in fase di accelerazione, per cui occorre una nuova espressione: “turbine di crisi” che tutto trascina con sé. Nell’autodistruzione totalitaria a cui s’è votato il capitalismo terminale di stampo anglo-sionista.
          E come nel 1929 per uscire dalla crisi gli USA hanno un solo sistema : la guerra.
          Attenzione però che gli europei (e per Europa cara Jacob intendo anche Russia) si sono stufati e al gioco al massacro ci stanno sempre meno !

          • Giovanna Jacob scrive:

            Glielo dico senza nessuna speranza che lei capisca: il “collasso del sistema” è una evidenza innegabile. Tuttavia, non ha niente a che fare col sistema capitalista: la crisi iniziata nel 2007 2008 concerne il sistema d indebitamento massiccio degli stati (tramite titoli sovrani) e, in maniera più limitata, indebitamento dei privati. Quando è iniziata questa smania di indebitamento, che sta distruggendo non soltanto gli stati occidentali ma anche nazioni asiatiche come il Giappone, che adesso è al 220% di debito? Risposta: è iniziata… nei lontani anni Trenta col new deal di Roosevelt e con analoghe politiche in Europa. Allora si iniziò a pensare che lo stato dovesse “stimolare” l’economia in due maniere: forzando le banche a concedere crediti a cani a porci a tassi di interesse bassissimi (e le banche centrali, controllate dai governi, hanno sempre forzato le banche a farlo) e moltiplicando i posti di lavoro più o meno inutili nel settore pubblico. Portavoce di questa ideologia fu John Maynard Keynes, la cui “teoria generale” sta all’economia capitalista come la polmonite sta ai polmoni. Di fatto Keynes era un discepolo di Mills, quindi di fatto un socialdemocratico anti-capitalista. Come tutti i socialdemocratici, Keynes aveva orrore della libertà economica e voleva imitarla a tutti i costi. Nela sua teoria generale scrisse che l’origine di tutti i mali è il risparmio delle famiglie (sic). Il governo avrebbe dovuto fare di tutto per scoraggiare il risparmio e incoraggiare i consumi: quindi il governo socialdemocratico favorisce il consumismo, che infatti è contrario al capitalismo originario, che si basa sulla moderazione e sul risparmio (per mettere insieme il capitale da investire devo risparmiare). E come scoraggiare il risparmio e incoraggiare i consumi? Come ho detto: forzando le banche a concedere crediti ad interessi bassissimi e creando posti di lavoro inutili pure di dare alle persone uno stipendio che, si sperava, si sarebbe presto tradotto in consumi. Per pagare i posti di lavoro inutili il governo avrebbe dovuto aumentare le tasse e indebitarsi: deficit spending. E così il sistema socialdemocratico keynesiano ha spinto tutte le nazioni occidentali e asiatiche a moltiplicare i debiti. La crisi iniziata nel 2007-2008 8ma il peggio deve ancora venire, perché la Cina sta per avere una enorme crisi di debito) è effetto dunque di montagne di debiti accumulate durante i decenni. Se i governi non avessero indebitato le nazioni e non avessero ammazzato di tasse le imprese adesso non ci sarebbe questa crisi, che è causata ancora una volta dal vitello d’oro socialdemocratico.

          • Filippo81 scrive:

            Gentile Aldo, lungi da me la volontà di demonizzare o sputtanare gli Usa,sarebbe assurdo, ci mancherebbeGli americani sono un popolo che stimo,con tutti i loro pregi e difetti,.Effettivamente,comunque, i due partiti principali in America ,democratico e repubblicano, sono di fatto cavalli della stessa scuderia, inutile illudersi che una volta tolto obama (comunque il peggior Presidente americano di tutti i tempi) con i repubblicani cambi il vento.I poteri forti non hanno certo timore degli inquilini della Casa Bianca,anzi sono essi stessi che li impongono., democratici o rep, non glie ne po frega’ de meno !Ma lo stesso problema lo abbiamo qui in Europa, dove socialisti, popolari , liberali e conservatori sono ormai dei giocattoli in mano a chi comanda davvero.Tanti americani (ho tanti parenti e diversi amici da quelle parti ) ne hanno le pa..e piene degli uni e degli altri,anche se il maggior risentimento di quelli che conosco è verso obama, pure da parte di coloro che lo avevano votato.Il problema di tutto l’occidente è proprio il sistema nel suo insieme che è marcio, è inutile voler puntellare una casa ormai diroccata e pericolante.La democrazia è ormai solo sulla carta, secondo me, può darsi che mi sbagli ma sono convinto di questo.L’atteggiamento passivo nei confronti dell’isis è l’emblema della levatura dei vertici occidentali, quando invece per demolire il “feroce “Gheddafi si sono messi d’accordo in un batter d’occhio,insieme ai loro compari turchi e arabi.L’esaltazione poi dell’invasione dell’ Europa da parte di extracomunitari sedicenti “profughi”,in maggioranza islamici, spacciata per “naturale migrazione dei popoli” o “fuga dalle guerre” con il conseguente “dovere dell’accoglienza” è un ‘altro indice della malafede e della ignoranza crassa e suina dei nostri vertici.E’ inutile sognare quindi paradisi che non esistono (usa e gb).Le periferie di questi Paesi sono di uno squallore unico come le nostre e anche li l’islamismo, il politicamente corretto , le varie aberranti teorie radicalborghesi (gender, ecc) dilagano,cosi come il laicismo e la Cristianofobia.Inutile parlare ancora di Carlo Marx e di Milton Friedman, di socialdemocrazia e di liberismo,ecc. questo può andar bene nelle tranquille conversazioni da salotto, ma la drammatica Realtà è tutta un’altra cosa.Servono cambiamenti a livello antropologico,piuttosto.Distinti saluti

        • Telemaco scrive:

          Vi sono secondo la Jacob delle città rovinate dal fatto di essere saldamente nelle mani di uno dei due partiti farsa della farsesca “democrazia americana”. Sì perché a questo punto mi si dovrebbe spiegare, se non è una farsa, come mai dopo che per l’ennesima volta chi gestisce una città si rivela un farabutto io debba rivotarlo. In fondo qui siamo “all’America” e mica è come nella oscura Europa che esiste il clientelismo, la corruzione, gli inciuci, etc.

          P.S. : cari giovani italiani che fate la fila chilometrica tutti i giorni 24h su24h per emigrare in USA e fuggire dalla padella per andare nella bra….volevo dire nel paese eccezionale, portatevi con voi una pistola come nei film western perché a Chicago che non lo potete fare finite ammazzati. Dalle altre parti invece potete sperare di cavarvela…se siete più svelti.

          • Giovanna Jacob scrive:

            Siccome la mia replica a Also&Risio continua a non comparire, allora leggetela in alto nella sezione Facebook.
            Invece a Telemaco dico soltanto che a Chicago, come a Detroit, il partito che ha rovinato le città continua a vincere le elezioni per a semplice ragione che promette sussidi a pioggia ai nullafacenti, Se vanno alle urne, questi ultimi votano per chi da loro da mangiare i soldi degli altri. Analogamente in Italia vinceranno sempre i partiti statalisti perché gli impiegati statali e tutti quelli che si mangiano i soldi degli altri sono ormai troppi.

            • Telemaco scrive:

              “quelli che si mangiano i soldi degli altri sono ormai troppi”

              Sì, a cominciare dalle banche.

  5. Aldo&Risio scrive:

    Come ripeto il dualismo demo/rep ha fatto il suo tempo di azione diversiva per incolpare alternativamente l’uno o l’altro al fine di puntellare il sistema complessivo che per sua natura è destinato a crollare.

    Bene lo hanno compreso i BRICS quest’anno a Ufa, Russia, una potente coalizione di nazioni che stanno mettendo in atto un sistema alternativo che ridurrà di molto l’influenza degli USA nel mondo e porrà fine all’attuale era di dominio della superpotenza.

    I leader dei paesi BRICS si rendono conto che la sicurezza globale non può essere affidata ad un paese che vede la guerra come solo mezzo accettabile per il raggiungimento dei suoi obiettivi geopolitici. Hanno poi anche compreso che non saranno in grado di raggiungere una stabilità finanziaria laddove è Washington che detta le regole, emette la valuta di fatto “internazionale”e controlla le principali leve del potere finanziario globale. Questo è il motivo per cui i paesi BRICS hanno deciso di tracciare una rotta diversa, tesa a rompere e gradualmente liberarsi dal sistema di Bretton Woods ancora esistente, e di creare un sistema parallelo che meglio serva ai loro interessi, concentrandosi sui blocchi di fondamenta che sostengono l’attuale sistema a guida USA, cioè le istituzioni da cui gli Stati Uniti derivano il loro straordinario potere; il dollaro, il mercato statunitense del Tesoro, e il FMI.

    Sostituiti questi, la nazione indispensabile diventerà solo un altro paese dei tanti che lotta per tirare avanti.

    • Giovanna Jacob scrive:

      Avviso ai naviganti: se volete capire perché l’Italia è senza speranza, leggete bene questo ultimo commento di Aldo&Risio. E’ senza speranza perché gli italiani sono taglieggiati dallo Stato italiano, che prende dalle loro tasche più del 50% del loro reddito per darlo ai parassiti, e gli italiani non se la prendono con lo Stato: se la prendono con gli Usa, le banche, la finanza e naturalmente gli ebrei. Ma le banche e la finanza mondiale, per vostra norma e tosca, non si prendono i vostri soldi. Le banche vi tengono in deposito e investono i vostri risparmi al costo di un tasso di interesse. In sostanza, la differenza fra lo stato e le banche è che lo stato si mangia quasi tutti i vostri soldi e in cambio non vi da niente mentre le banche al costo di un piccolo interesse vi offrono un servizio di cui non potete fare a meno, se non volete mettere i soldi nel materasso. Per quanto riguarda i titoli sovrani, le banche semplicemente danno in prestito allo Stato i soldi dei loro risparmiatori e poi esigono che lo Stato li restituisca indietro, sennò i risparmiatori ci perdono. E così la Grecia, rifiutandosi di pagare le banche da cui ha ricevuto soldi in prestito, impoverisce tutti i risparmiatori che hanno comprato titoli greci e rischia di provocare fallimenti a catena. Sappiate che la Grecia finora ha preso ad ogni cittadino italiano, neonati compresi, 600 euro. Ma gli italiano non ce l’hanno con la Grecia: ce l’hanno con gli Usa, che non ha preso loro niente.
      Per quanto riguarda la finanza, l’idea che esista una grande finanza giudaico-massonica-americana che governa il mondo appartiene al repertorio delle leggende metropolitane care agli italiani medi che usano il 2% del cervello e votano Grillo. Ma avete una seppure vaga idea di che cosa è una piazza affari e quale è il compito dei finanzieri? Qualcuno ve lo ha spiegato che una economia avanzata ha bisogno di un minimo di attività finanziarie? Lo sapete che le borse sono nate nel Medioevo nei cattolicissimi comuni italiani?
      In definitiva, gli italiani devono dare più del 50% del loro sudato reddito allo Stato italiano, non agli Usa. Gli Usa non vi prendono un centesimo, ma voi ce l’avete con gli Usa, non con lo Stato italiano. E vi inventate tante colpe immaginarie degli Usa. Vi inventate che gli Usa governano il mondo tramite banche-finanza-dollaro-esercito e bla bla. Per la cronaca, gli Usa vi fanno il piacere di proteggere la vostra nazione da minacce esterne tramite le basi militari presenti sul vostro territorio, basi che voi non pagate. E infatti Obama ha annunciato che gli americani sono stufi di usare i loro soldi per proteggere gli europei, che a questo punto si devono fare un esercito per conto loro pagato da loro.
      Ma tanto è inutile spiegare queste cose: non si possono cancellare gli effetti di cinquant’anni di propaganda marxista, che vi ha convinto per bene che tutto il male del mondo deriva dai capitalisti, dai banchieri, dai finanzieri, dagli Usa e dagli ebrei. E avete il cervello ormai talmente piallato che, pure di fare un dispetto agli Usa, vedete un salvatore in ogni dittatore illiberale che appare all’orizzonte. Chissà, forse gli italiani si sentono ancora orfani di Mussolini.

      • Aldo und Risio scrive:

        Cara Jacob, sperando che passi la replica alle sue frottole (ma se non passa non importa, in fondo non ne vale la pena con lei) le ricordo che a noi italiani il piacere che ci fanno gli USA di proteggere la nostra nazione da minacce esterne (magari Putin vero ? Quel cattivone dittatore illiberale e soprattutto con gli attributi !) tramite le basi militari presenti sul nostro territorio ci costa, come denunciato da Mauro Bulgarelli, ex deputato verde nel 2014 ogni anno in media 400 milioni di euro ! 400 milioni di euro per mantenere ufficiali e soldati dell’esercito Usa sul nostro territorio, da Aviano alla Maddalena, da Ghedi a Camp Derby ! Non solo: esistono in Italia, oltre alle oltre 120 basi dichiarate, più di 20 basi militari Usa totalmente segrete: non si sa dove sono, né che armi e che mezzi vi siano.

  6. Aldo&& scrive:

    Un’ultima replica su questo argomento alla Jacob, chè dovrebbe smetterla di raccontare frottole e di credere che qua in Europa ci si sia rassegnati a farsi trattare come allocchi portati allo sbaraglio.
    1) non è vero che Keynes era socialdemocratico, anche se la sinistra riformista se ne è impadronito. Lui, che riteneva Marx in errore per molte cose, si definiva un coservatore. Voleva salvare l’economia di mercato dalle sue deficienze: ad iniziare dalla presunta virtù “naturale” del mercato, se lasciato libero, di autoaggiustarsi. Cosa non vera e smentita dai fatti,
    2) E’ assolutamente falso che l’indebitamento all’origine della crisi sia quello pubblico. E’ l’indebitamento privato, innescato in America proprio dal venire meno del Welfare che ha costretto il ceto medio ad indebitarsi riportando la finanza al centro dle sistema al posto dello Stato sociale progressivamente smantellato a partire da Reagan. Che sia così ormai lo ammetotno persino la BCE per bocca di Mario Draghi e il FMI per bocca del suo capo economista, liberista in parte pentito, Olivier Blanchard e lo confermano i dati econometrici.
    3) E’ assolutamente falso che Keynes volesse lo stimolo al mercato mediante la spesa pubblica indistinta. Lui parlava della spesa pubblica di investimento, quella per realizzare opere e lavori pubblici o per le forniture pubbliche: spesa pubblica che porta liquidità al mercato, soprattutto nei momenti di recessione quando nessun privato spende (tutti hanno paura di farlo durante le crisi e tendono a tesaurizzare). Non puntava, Keynes, sulla spesa pubblica corrente, quella necessaria per sostenere l’apparato istituzionale ed amministrativo, compresa la spesa per il personale pubblico. Che poi i governi, per motivi elettorali, hanno usato la spesa corrente più di quella di investimento, ed anche quest’ultima senza troppo badare alla qualità della stessa, è un altro problema di tipo politico che non inficia la tesi di Keynes. Naturalmente onde risolvere l’ecesso di spesa corrente, non si tratta, come fa supporre la Jacob, di effettuare licenziamenti di massa nel pubblico impiego, sia perché questo comunque ridurrebbe i consumi con danno del mercato, sia perché la spesa corrente, per il personale, benché da tenere sotto controllo è pur sempre necessaria per attivare la spesa pubblica di investimento,
    4) Keynes ha smontato la teoria classica, liberale, ottocentesca, dimostrando che non è l’offerta (il capitale) a creare la domanda (il lavoro che poi acquista i prodotti del capitale) ma esattamente il contrario: nessuno produce un bene se non c’è domanda di quel bene. Ora siccome l’economia di mercato si basa sul massimo profitto a minimo costo per il capitale ed il lavoro è il principale costo di produzione (tanto che il capitale preferisce investire nel progresso tecnologico che elimina la manodopera – questo è un altro problema – senza rendersi conto che così provoca disoccupazione e contrae quella domanda dalla quale dipende il suo stesso profitto innescando recessione: ecco perché Keynes non credeva alla capacità di autoregolazione del libero mercato). Quindi il capitale tende a ridurre il costo del lavoro, bassi salari, e questo provoca crollo della domanda con l’offerta che rimane insoddisfatta. Solo aumentando i salari e mediante la spesa pubblica di investimento il mercato può sorreggersi,
    5) da qui la critica di Keynes al risparmio: ogni scellino risparmiato è una giornata di lavoro onesto negata a qualcun altro. La teoria classica, come dice la Jacob, sostiene che i risparmi precedono gli investimenti, perché crede alla priorità dell’offerta rispetto alla domanda. La realtà storica ha sempre dimostrato che il risparmio – come anche la diminuzione della tassazione a carico dei ricchi – non si traduce affatto certamente in investimenti, soprattutto dove i tassi di interesse praticati dalle banche ai depositanti dei risparmi sono bassi e quindi non invogliano a dare i propri risparmi agli intermediari bancari che dovrebbero girarli in presti agli imprenditori incentivando l’investimento privato. Accade invece spesso il contrario, il risparmio resta tale e non si traduce in investimenti. Per Keynes sono gli investimenti a generare i risparmi (non il contrario): se non c’è prima un investimento, magari mediante credito bancario (ricorda che le banche il denaro lo creano, in forma di moneta bancaria come assegni e fidi, dal nulla ed in misura più che proporzionale rispetto ai depositi, e poi coprono quel nulla con il rientro degli interessi sui prestiti), non ci sarà alcun profitto che può generare, tolte le spese, un risparmio da depositare in banca. Ecco perché il tasso di interesse bancario per Keynes non è semplicemente il prezzo dell’incontro tra domanda e offerta di denaro, secondo la tesi liberista, ma è innanzitutto lo stimolo per tradurre il risparmio in investimenti,
    6) non è vero che le politiche keynesiane devono per forza basarsi sull’aumento della tassazione e non è vero che gli Stati devono per forza indebitarsi con i mercati finanziari. Fino agli anni ’80 gli Stati si indebitavano, a tassi bassissimi, con le rispettive banche Centrali che, non indipendenti, erano legalmente tenute a monetizzare il bilancio pubblico. Questo consentiva politiche di investimento pubblico senza ricorrere ai mercati finanziari o, nel caso che vi si ricorreva, mantenendo i tassi bassi per gli Stati perché c’era la garanzia costante che la banca centrale stampasse moneta e quindi i mercati non avevano paura a prestare agli Stati. Certo bisognava vigilare, non sempre è stato fatto, sulla finalità di investimento piuttosto che di spesa corrente del ricorso dello Stato alla propria banca centrale. Neanche l’inflazione (aumento dei prezzi) dipende in modo automatico dalla quantità di moneta messa in circolazione (teoria quantitativa della moneta), essa invece nella maggior parte dei casi dipende dal preventivo aumento dei costi di produzione (ad esempio per aumento del prezzo delle materia prime) che poi “tira” un aumento della quantità di moneta, sia legale che bancaria, messa in circolazione per far fronte all’aumento dei costi di produzione che si traduce in aumento dei prezzi (teoria endogena della moneta). Il monetarismo neoliberista, con Reagan e la Thatcher, fece leva sulla teoria quantitativa della moneta sostenendo che l’inflazione anni ’70, che era invece dovuta agli shock petroliferi causate dalle guerre arabo-israeliane, era dovuta all’eccessiva spesa pubblica ed agli aumenti salariali. L’idea prevalse innescando il quarantennio neoliberista che ci ha portato alla crisi del 2007-2008.
    7) tutte le statistiche ed i dati dimostrano che il debito pubblico , prima sotto controllo , è esploso a seguito dell’autonomia delle banche centrali ossia quando i governi sono stati costretti a ricorrere solo ai mercati che praticano interessi alti. I liberisti questo volevano : favorire i mercati !

    Aldorisio

    • GJ scrive:

      Allora, non volevo farlo, ma lei mi costringe. Per rispondere a tutte le sue risibili obiezioni (cui ho già risposto decine di volte, quindi gioco in casa) sono costretta a scrivere un commento fiume in cui le smonto pezzo per pezzo. Proprio non volevo fare una lezioncina su politica sui tassi di interesse della Fed, ciclo di boom e bust, crescita (inevitabile) dei tassi di interesse dei titoli sovrani, spesa pubblica produttiva e improduttiva, costi reali a carico dell’Italia per sostenere le forze armate statunitensi presenti sul territorio eccetera. Il grosso problema è che questioni complesse esigono risposte complesse, ma le risposte complesse l’uomo medio non le legge: troppo difficile. Più facile e più rilassante per il suo cervello seguire i demagoghi grillini-keynesiani, che gli dicono che è tutta colpa degli americani e delle banche.
      Siccome è probabile che un mio eventuale commento di questo tenore o verrebbe pubblicato con troppo ritardo o verrebbe direttamente cancellato, allora appena avrò tempo di scriverla posterò la risposta sull’area commenti di Facebook con questo titolo in maiuscolo: LA PESTE KEYNESIANA

      Jacob Giovanna, membro emerito del grande complotto mondiale dei banchieri ebrei con sede a Wall Street e alla Casa Bianca

      • mamifacciailpiacere scrive:

        Gentile Jacob, tralasciando i complotti , dai libri di storia (non marxisti) si impara che chi vince le guerre (mondiali e non) esercita il potere: ora non mi si venga a dire che che a gb e usa non piace esercitare il potere . Anche agli ebrei piace esercitare il potere. altrimenti non avrebbero creato, con il sangue com’è logico, lo stato d’Israele. Nihil novi sub soli

  7. Roberto scrive:

    Liberismo è riduzione al minimo dello stato.Un paese è liberista quando le tasse sono estremamente basse, la burocrazia minima,leggi e regolamenti pochissimi,dipendenti pubblici una manciata ..un paese è liberista quando lo stato è assente ma controllla
    Quando un paese ha una pressione fiscale come quella italiana,quando ha una miriade di leggi e regolamenti infinita,quando ci vogliono 1 o 2 anni per aprire un attività,quando è impegnato in politiche protezioniste,quando interviene continuamente in tutte le crisi industriali ,per le banche,per Alitalia , per l’acciaio , per l’automobile, per Fincantieri…..quando il mercato del lavoro è ampiamente regolato, quando c è un ampio ed esteso sistema di welfare,quando lo stato ha una miriade di compiti di cui si occupa e una miriade di controllate e partecipate,quando ci sono molti milioni di dipendenti pubblici,quando si è sommersi dal debito pubblico,quando si sono sempre fatte ,e si fanno e si vorrebbero fare ancora politiche keynesiane,quando ogni passo va concertato con le associazioni di categoria e i sindacati,quando è pieno di corporazioni(notai,tassisti,farmacisti…), quando assumiamo centomila dipendenti statali,
    quando si fanno crociate contro l’evasione…non è un paese liberista , è al massimo un paese sovietico,tendente a una involuzione totalitaria.Quelli che dicono “in Italia paghiamo il liberismo”
    sono i piu’ disonesti ,i piu’ cialtroni,i piu’ insopportabili,propinatori di fesserie in circolazione.

    Questi sono fatti iI resto sono chiacchere

  8. Aldorisio2 scrive:

    Altre brevi considerazioni sulle frottole della Jacob (così potrà meglio sbizzarrirsi nella replica sul suo Feisbuk :-) :
    1) le banche e le borse sono nate nel medioevo e nei cattolicissimi comuni italiani, ma la Chiesa condannava il prestito ad interesse e guardava con sospetto all’attività finanziaria, tanto che gli usurai del tempo per farsi perdonare poi investivano in scuole, ospedali, opere d’arte (vedi gli Scrovegni, che erano usurai, con la loro giottesca cappella) mentre oggi non mi sembra che la finanza sostenga progetti umanitari in Africa o altrove (salvo la cod. “finanza etica”),
    2) Come già dicevo, lo Stato fino a quando ha avuto alle sue dipendenze la propria banca centrale si finanziava tramite essa ed i prestiti che ad essa chiedeva emettendo i propri titolo di Stato (bot et similia) erano una forma di esercizio della sovranità monetaria perché lo Stato in tal modo emetteva moneta indebitandosi con sé stesso (quindi senza indebitarsi) dato che generalmente le banche centrali erano pubbliche oppure se erano private dovevano praticare bassi interessi. Il debito pubblico è esploso, ci sono dati econometrici e statistiche a dimostrarlo, quando negli anni ’80 fu decretata l’indipendenza delle banche centrali, secondo la tesi monetarista, che ha fatto un favore alla finanza privata mettendo gli Stati completamente alla sua mercé: se poi questi Stati non si comportano bene ecco che vengono puniti, come la povera Grecia in questi giorni. Alla faccia della sovranità nazionale e della democrazia,
    3) E’ vero che oggi lo Stato tartassa la gente ma questo accade non per finanziare le sue funzioni, o perlomeno non solo per questo, ma soprattutto per “servire il debito pubblico”, come si dice in gergo tecnico, ovvero ripagare i creditori esosi, i quali praticano bassi tassi solo agli Stati “bravi” che tagliano la spesa sociale e ritirano la loro presenza dal mercato (leggasi privatizzazioni) ed abbattono il Welfare. Lo Stato è diventato, in tal modo, da tutore che era del suo popolo, e dei ceti meno abbienti, l’esattore per conto dei mercati finanziari, è diventato quello che è il picchiatore, che picchia la vittima, per l’usuraio di quartiere. Ma questa trasformazione, che ha fatto dello Stato un criminale, è stata indotta proprio da quella finanza che secondo la Jacob sarebbe innocente, immacolata, benefattrice dell’umanità,
    4) Mussolini per superare la crisi degli anni ’30, innescata dalla finanza, pubblicizzò, con la riforma bancaria del 1936, il sistema bancario italiano, ossia rese pubblica la banca centrale e sottopose le banche a rigidi e severi controlli. Il sistema così ideato fu uno dei volani dello sviluppo, guidato dalla spesa pubblica, dell’Italia del secondo dopoguerra. Poi arrivano Reagan e la Thatcher ed il mondo scivolò verso il baratro attuale. Comunque, visto che la Jacob, esalta l’America forse sarebbe il caso di ricordarle che Obama ha fatto uscire gli Stati Uniti dalla crisi, anche se non è riuscito a ridurre i divari sociali ma almeno ha aumentato l’occupazione, esattamente a forza di spesa pubblica per stimolare il mercato in recessione. Insomma cara Jacob che le piaccia o no Keynes ha funzionato ancora un volta. Anche in Giappone si è fatta la stessa cosa.
    5) Infine, visto che la Jacob parla ai cattolici solleticandone le pulsioni apologetiche con il riferimento ai cattolicissimi comuni italiani medioevali, bisogna ricordare ai cattolici che Cristo pone una scelta senza se e senza ma tra servire Dio e servire Mammona. Un scelta che, tradotta in pratica, non significa pauperismo ma certamente significa finalizzazione etica e sociale della finanza e siccome la finanza è per sua natura autoreferenziale e cerca il profitto immediato (perché mai finanziare la costruzione di un pozoz d’acqua in Africa per rivedere il proprio investimento fruttare in interessi tra dieci anni se è possibile speculare in borsa, certo con forti rischi ma chi conosce il mestiere sa come ridurli, ed ottenere in due settimane il raddoppiamento del proprio denaro?!) è necessario che l’Autorità Politica intervenga per costringerla ad operare secondo norme e schemi di utilità sociale, pur riconoscendo ad essa un equo ma limitato compenso. Queste cose sono scritte anche nella nostra, ormai del tutto disattesa, Costituzione alla quale furono proprio i cattolici a contribuire in modo determinante e decisivo: anche questo bisognerebbe ricordare a tanti cattolici.

  9. roberto scrive:

    Sig.Aldorisio1
    Non stiamo discutendo del dito se è piu’ lungo piu’ corto piu’ nodoso(Ved. LUNA) stiamo
    parlando della realtà in Italia, come dissi prima il resto sono chiacchere.

    • Aldorisio scrive:

      Sig. Roberto

      Se non si indaga su certi meccanismi la realtà in Italia non la si capisce e le varie Jacob possono usare il dito come meglio credono per infinocchiarci.

  10. Aldorisio_bis scrive:

    Un’altra cosa che avevo dimenticato.

    6) Stati Uniti e Giappone hanno stampato moneta a gogò senza provocare inflazione e uscendo dalla crisi. Questo dovrebbe almeno porre ai liberisti il dubbio che forse l’inflazione non dipende, o almeno non dipende sempre, dalla quantità di moneta, secondo quanto sostiene la teoria quantitativa della moneta. Forse hanno ragione Nicholas Kaldor ed altri endogenisti che non è l’aumento della quantità di moneta a determinare l’aumento dei prezzi (ossia l’inflazione) ma che è l’aumento dei prezzi (per altri fattori) a “tirare” l’aumento di moneta e che pur controllando, come vogliono monetaristi, liberisti ed austeri rigoristi, la moneta legale (l’unica che Stati e banche centrali possono controllare) non è possibile affatto controllare l’emissione della moneta bancaria creata ex nihilo dalle banche ogni volta che aprono una linea di credito (e questo esse fanno anche senza copertura preventiva in depositi, che seguono i prestiti: questo a smentita di quanto, falsamente e non scientificamente, afferma la Jacob ossia stando alle sue parole: “Ma le banche e la finanza mondiale, per vostra norma e tosca, non si prendono i vostri soldi. Le banche vi tengono in deposito e investono i vostri risparmi al costo di un tasso di interesse. In sostanza, la differenza fra lo stato e le banche è che lo stato si mangia quasi tutti i vostri soldi e in cambio non vi da niente mentre le banche al costo di un piccolo interesse vi offrono un servizio di cui non potete fare a meno, se non volete mettere i soldi nel materasso”: FALSO! Le banche il denaro lo creano dal nulla anche senza o in misura maggiore dei depositi). Di recente la stessa banca Centrale Inglese ha riconosciuto che il sistema bancario funziona esattamente come descritto dagli endogenisti e non come pensano i monetaristi. Il problema è che – come ai tempi di Galileo – si persiste nelle sedi ufficiali in teorie superate e smentite sperimentalmente dai fatti (anzi ai tempi di Galileo i suoi giudici avevano almeno la scusa che prove certe per l’eliocentrismo non vi erano, arrivarono due secoli dopo). Forse siamo vicini ad una rivoluzione, ad un cambio di paradgima, sotto il quale rimarranno sepolti, nel ridicolo, tutti i rigorisiti, monetaristi e liberisti. E la Jacob non se ne rende conto.

    • Giovanna Jacob scrive:

      Ecco la mia risposta alle obiezioni di Aldo&Risio. Eiccome era oggettivamente abnorme, l’ho pubblicato intero sul mio blog:
      https://reginadigiove.wordpress.com/2015/07/14/la-peste-keynesiana/

      poi copiaincollerò un poco alla volta nell’area facebook. E dopo questo non dirò più niente, perché ho già dato troppo tempo a questa polemica.

      • giacobbo scrive:

        Guardi, faccia come ha detto: non dica piu’ niente. Lei, nel suo tentativo di difendere ebrei e banche da un punto di vista cattolico – col suo papa che elogia i teologi della liberazione! – poteva trovare spazio solo su tempi. Ma almeno la pagano per fare la serva?

      • Aldo&Risio scrive:

        Una poveretta scolasticizzata per fare la portavoce della finanza globale non so se meriti una risposta (basterebbe solo leggersi la “risposta” che la Jacob dà, sbugiardandosi da sola dopo aver sostenuto che le basi USA non le paghiamo, a quando le si rammenta che invece ci costano eccome, senza contare i danni ambientali che queste comportano.)
        Per il momento mi limito a rammentare alla poveretta per consolarla un po’ che la colpa attualmente non è tanto degli USA, (una tantum difendiamoli, và) che anzi hanno con Obama praticato una politica keynesiana, ma dell’Eurogermania ordoliberale. Ma forse è la Jacob ad essere ossessionata dall’anti-antiamericanismo. Le consiglio di darsi la pena di leggere anche la letteratura keynesiana che vanta premi nobel quanto e più di quella neoclassica. Poi le chiedo di parlare anche di Minsky e del ciclo di Frenkle, sempre che sappia di cosa stia parlando.

        • Gioiamiro scrive:

          Bene, ho raggiunto il mio obiettivo: lei non sa rispondere ai miei argomenti e , in preda alla rabbia, sputa insulti da bambino dell’asilo. Fra l’altro mi stupisco che tempi faccia passare i suoi commenti volgari.
          GJ

          • Miro Gioia scrive:

            Aggiungo soltanto al signor Giacobbo: come ho scritto nella mia lunga e articolata risposta, non sono affatto per la finanza senza limiti. La finanza così come il capitalismo sono mezzi materiali che devono essere usati in maniera morale.
            Ciò detto, lo scatenamento della finanza globale negli ultimi due decenni non è effetto del “liberismo selvaggio”, che non c’è mai stato, ma del keynesismo selvaggio. In “Tutti gli errori di Keynes, perché gli Stati continuano a creare inflazione, bolle speculative e crisi finanziarie”, Hunter Lewis dimostra che è stato proprio l’abbassamento eccessivo del costo del denaro (come prescritto da Keynes nella teoria generale) a scatenare negli Usa la tempesta di debiti, prestiti bancari non garantiti (subprime) e insolvenze. E quando le insolvenze sono diventate troppe, la bolla immobiliare è scoppiata e le banche sono fallite a catena. Gj

            P. S. ma se è vero che le basi americane le paghiamo noi per intero, perché Obama dice che è stanco di usare i soldi dei contribuenti americani per difendere l’Ue, e invita l’Ue a farsi il suo esercito? signor Aldo&Risio, la prego, lo dico per lei: guardi che sta facendo la figura del povero esponente del sesso forte che si sente umiliato da esponenti del sesso debole che le tengon testa. A quando gli insulti a sfondo sessuale?

            PPS A differenza dei sinistrorsi, fra cui i keynesiani, non credo nell’utopia. L’uomo è peccatore, la natura è corrotta e di conseguenza ogni paese al mondo è imperfetto: anche gli Usa. D’altra parte ache gli Usa sono ormai pieni di spesa pubblica e di statalismo. Tuttavia riconosco che negli Usa c’è ancora del buono, che ono una nazione meno fallimentare di quelle europee, avvelenate dalla socialdemocrazia ridistribuzionista e spendacciona. Punto

          • giacobbe scrive:

            Ma come? Aveva scritto che sarebbe stata zitta! Mulier taceat…
            Meglio San Paolo e San Tommaso che le banche e i liberali pluricondannati da quel soglio cui lei si dice fedele.
            E poi, la faccia finita col vittimismo ebraico.

            • Gm scrive:

              Non son ebrea e mi piace perfino Isabella di Castiglia.

              “Mulier taceat”: eccoci a quello che dicevo appena sopra: poveri esponenti del sesso forte che si sentono umiliati da esponenti del sesso debole che tengono loro testa. A quando gli insulti a sfondo sessuale?
              A proposito: San Paolo disse che le donne dovevano stare zitte, ma evidentemente la cristianità nei secoli successivi capì che anche un grande santo talora si sbaglia. Infatti nel Medioevo le donne no tacevano: pensi solo a Caterina da Siena, che scriveva a papi e re, e pensi ad Isabella di Castiglia, che governava ua nazione, e pensi a Giovanna d’Arco, che guidava eserciti, e pensi a Hildegard Von Bingen, che scrisse una summa paragonabile per importanza a quella di San Tommaso…
              Gj

  11. Aldo_4 scrive:

    Non so quale sia l “obbiettivo” raggiunto della Jacob (che tra l’altro svela una frustrazione tutta occidentale che si portano appresso le femministe smaniose di “primeggiare” coi maschi, e non si aspetti “insulti a sfondo sessuale” da me : per la donna ho il massimo rispetto, ma non per l’arroganza)
    La sua osservazione che sulle basi USA non paghiamo nulla la ha smentita con la seguente frase “chi riceve un servizio da un altro essere umano deve pagarlo. Dunque gli ufficiali americani ci forniscono un servizio e lo stato italiano li paga”.
    Riguardo alla controfrottola con cui la Jacob “smantella” le mie osservazioni, è soltanto una rozza summa del pensiero catto-cons-ordo-liberale. Divinizza il denaro cercando di farlo passare per Vangelo. Se si vuol meglio comprendere certe cose bisogna leggere le tesi alternative : non è detto che siano sempre un “male” come dice la Jacob feroce nel suo integralismo. I punti toccati dalla Jacob sono da esaminare uno per uno e sinceramente non ho tempo (e poi voglio fare un regalo alla sua femen-frustrazione : il sesso forte scappa, ho vinto, mission accomplished, etc, etc.) .
    Dico solo che racconta molte cose distorte. Non dice nulla, ad esempio, sulla liberalizzazione dei movimenti di capitale e sull’abolizione della Glass-Stegall act quali cause principali della formazione delle bolle speculative. Certo i tassi mantenuti bassi dalla Fed, senza la contropartita di finanziare solo l’economia reale (la Jacob non dice che dei tassi bassi si sono avvantaggi gli speculatori e non solo gli imprenditori) e non di giocare il credito in borsa in modo speculativo (conseguenza di cose come l’abolizione della Stegall-Glass Act), ha contribuito ad innescare la crisi. Ma proprio questo dimostra che è stata la liberale mancanza di regole e controlli (altro che “ordo-liberalismo”) a innescare la crisi. Il Piano Marshall fu determinante per la ripresa in Europa, e le politiche di Erhard da sole non sarebbero bastate. Keynes indica nella spesa pubblica di investimento un modo, soprattutto in tempi di crisi (comunque come diceva Federico Caffé essa è strutturale in una economia di mercato, come strutturale è la presenza dello Stato per il mercato, storicamente nascono insieme), per sostenere la domanda aggregata: questo era il suo obiettivo avendo compreso che è la domanda ha creare l’offerta e non il contrario come dicono i liberisti.
    Le banche si ritrovano senza soldi quando la banca centrale, come accade in questi giorni in Grecia, non fornisce più liquidità. Ma parliamo della moneta legale, quella che abbiamo nei portafogli, non della moneta bancaria che creano le banche stesse e che fa girare l’economia più di quella legale, Quindi è falso quanto sostiene la Jacob dicendo che la penuria di moneta innesca la crisi. Le banche centrali hanno oggi proprio questo compito: fornire liquidità di moneta legale, che viene stampata dalla banche centrali, alle altre banche. Ma l’inflazione non dipende da questo. La storia dello Stato falsario è un vecchio cavallo di battaglia dei monetaristi e guarda caso proprio in America nel XIX c’era la libertà di stampare moneta da parte di chiunque (un po’ come quella di portare armi personali).
    Siccome questo aveva creato l’anarchia monetaria e la completa sfiducia nelle monete in circolazione, ultimo Paese al mondo nel 1912 anche gli Usa si dotarono di una Banca Centrale ossia la Fed. Quel che la tizia dice a proposito della truffa impostata dalle banche per incitare la gente a comprare case, è la dimostrazione che l’assenza di controlli e di una politica, dunque di Stato, che coordini a fini sociali anche le manovre monetarie della banca centrale, provoca disastri. Morgentau si lamentava del New Deal: ma la Jacob non dice che nel 1937 Roosevelt, pressato dai conservatori, pose improvvisamente uno stop al deficit spending facendo ricadere l’economia in recessione: Keynes lo rimproverò per questo. Vero che Keynes era debitore di Stuart Mill, ma in questo Mill aveva visto giusto: i ricchi sono portati a non spendere, per avarizia, e questo sfavorisce la produzione (Mill piuttosto è da criticare per altre cose, ad iniziare dal suo classismo razzista: la superiorità della razza bianca inglese e dei ceti superiori, altro che padre della socialdemocrazia). Se avessi tempo e voglia (e spazio) potrei far leggere lo scritto di un economista circa la storia economica degli Usa nel dopoguerra tra keynesismo e monetarismo: non è esattamente quella che dice la Jacob ed alla fine persino Nixon (repubblicano e conservatore) dovette ammettere pubblicamente che anche lui, dopo aver constatato i fallimenti del monetarismo, era diventato keynesiano.
    Un’ultima, ma proprio ultima osservazione per l’arrogante scolaretta :
    non si tratta di fare un tifo confessionale in materia come queste, quanto piuttosto di leggere le varie scuole e teorie tenendo sempre presente il Vangelo e la Dottrina Sociale Cattolica. Ora, per quanto mi riguarda, pur avendo una preferenza per il keynesismo, ho sempre sostenuto, paolinamente, che ogni scuola dice una parte della verità sempre più complessa degli schemi teoretici e che quindi bisogna prendere ciò che è buono in tutte (la posizione cattolica è et-et e non aut-aut: quest’ultima va mantenuta solo sui principi dogmatici ed etici fondamentali, come la distinzione tra bene e male, ma non quando si tratta di teorie umane). Invece la Jacob fa paura per il suo fanatismo integralista catto-liberista.

    Se è questa la mentalità che si forma negli ambienti cattoconservatori che Dio ci scampi e liberi la Sua Chiesa da questa PESTE CATTOCONSERVATRICE NEOMONETARISTA.

    PS : visto che la Jacob cita Stark che inneggia da protestante alle radici cristiane dell’Occidente: ma Cristo non insegna che è meglio salvare l’anima che conquistare il mondo intero (come appunto vogliono i liberisti, conquistare i mercati!) ?

    • giacobbe scrive:

      Jacob si definisce cattolica ma considera il liberalismo pluricondannato dalla Chiesa vangelo. Cita Stark, protestante, come se fosse la bocca della verita’. Ma raggiunge l’apice del ridicolo quando scrive che san paolo si sarebbe sbagliato.La scrittura quindi ha torto, e lei con quattro usurai da strapazzo ha ragione. Teoria evidentemente cattolicissima. Magari domani scrivera’ una lettera a amicone in cui sosterra’ che Cristo, distinguendo tra Dio e mammona, era antisemita e faceva il gioco dei burocrati.

    • giacobbo scrive:

      San Paolo che sbaglia? E stark mai? Signora mia, ma lei veramente si ritiene cattolica? A me pare una femminista radicale.

  12. Guglielmo Piombini scrive:

    Articolo eccezionale di Giovanna Jakob.

    Ha colto quella che è la vera questione cruciale della nostra epoca: la contrapposizione di classe tra ceti produttivi (pagatori di tasse) e ceti parassitari (consumatori di tasse).

    Tutta la storia dimostra che le nazioni entrano in crisi quando il numero dei secondi diventa eccessivo rispetto al numero dei primi.

    La Grecia e l’Italia sono solo gli ultimi esempi che confermano la tesi dell’articolo.

    • Filippo81 scrive:

      Gentile Guglielmo,non sono d’accordo con le tue riflessioni.Il grosso problema dell’Occidente è invece il fatto che la democrazia sia stata abrogata, esiste ormai solo sulla carta.La contrapposizione vera è tra i pochi parassiti sanguisuga che sono gli speculatori finanziari .che si stanno arricchendo all’infinito sulle nostre spalle, i loro maggiordomi (una larga fetta dei politici, giornalisti,economisti,sindacalisti, ecc) che possiamo chiamare Potere, e dall’altra parte il resto della popolazione comune , vale a dire NOI ! Grecia ,Italia e altri Paesi sono proprio sotto attacco in quanto più facili da spolpare vista soprattutto la “levatura” delle relative classi dirigenti.Evitiamo guerre tra poveri,marxisti contro liberali,destra contro sinistra,pubblici impiegati contro dipendenti privati,Paesi sedicenti “formica” (Nordeuropei) contro Paesi bollati come “cicala ” (Sudeuropa e Irlanda).La troika ci sta facendo un mazzo come una capanna,i suoi alleati araboislamici e subsahariani ci stanno inondando di clandestini ,il terrorismo islamista avanza a vista d’occhio ecc.Affrontiamo INSIEME queste priorità,in quanto Figli dell’Occidente, non facciamo loro anche il favore di fare guerra tra di noi per delle teorie.Distinti saluti.

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