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La resistenza, l’oro di Dongo e una pagina di storia dimenticata

aprile 24, 2015 Chiara Rizzo

Le scoperte dello storico Roberto Festorazzi attraverso documenti e testimonianze inedite

25-aprile-liberazioneNel primo pomeriggio di domenica 29 aprile 1945, il musone di una Fiat 1500 sgommava per i tornanti intorno al lago di Como. Era partita dalla zona nord del lago, da un piccolo centro che in quei giorni di fine aprile era diventato stranamente nevralgico, Dongo. Dentro la 1500 c’erano 6 valigie di cuoio giallo e al volante Carletto Maderna, l’“autista” dei partigiani nell’alto comasco detto Carletto “Scassamacchine”. È suo un memoriale vergato esattamente un anno dopo quella domenica mattina: «Mi hanno caricato sulla Fiat 1500 cinque o sei valigie in cuoio giallo. Nei locali del palazzo del comune di Dongo “Gianna” mi aveva detto che tre contenevano parecchi soldi italiani ed esteri. Seppi dopo che erano circa 400 milioni. Sono partito alle 13 circa insieme a “Gianna” e a “Francesco” e arrivammo a Como davanti alla Casa del popolo alle 14.30 circa. Salita la “Gianna” alla sede del partito comunista, scesero delle persone e assieme a me e a Francesco portammo (sic) le valigie alla sede stessa e, come ho visto io, sono state chiuse in una cassaforte sempre nella sede del Pci di Como».

Schermata 2015-04-22 a 16.44.33L’ORO DI DONGO. La “Gianna” protagonista di questo episodio era una staffetta partigiana, la milanese Giuseppina Tuissi, che venne uccisa da un sicario prezzolato, probabilmente del Pci, la sera del 23 giugno 1945 e poi scaraventata da una scogliera, il Pizzo di Cernobbio, dentro il lago. I 400 milioni di lire dell’epoca nelle valigie sarebbero una piccola parte dell’oro di Dongo: 70 anni dopo quei fatti, lo storico Roberto Festorazzi, con materiali inediti, tra cui testimonianze dirette o memoriali recuperati dopo più di mezzo secolo, ricostruisce una pagina oscura dei giorni della Liberazione, nel libro da poco uscito Mussolini 1945: l’epilogo (ed. in edibus).

LE LETTERE DI CHURCHILL. Accompagnate da una documentata ricostruzione, sono molte le vicende di quei giorni ricostruite da Festorazzi per la prima volta. Al centro del libro resta ovviamente la fine di Benito Mussolini, e viene esplorata anche una pista inedita che contestualizzerebbe il motivo della rapida esecuzione del duce, collegata ad un carteggio segreto tra Mussolini e Winston Churchill che in quei primi frenetici giorni del dopoguerra per gli Alleati andava fatto sparire.
In questa indagine storica, Festorazzi propone per la prima volta alcune testimonianze dirette dei protagonisti dell’esecuzione, anche di coloro che all’epoca lavoravano in seno o vicini al Cvl, il Comitato volontari della libertà che fu il braccio armato della resistenza. Attraverso queste voci viene illustrata la tesi che l’allora comandante del Cvl, Raffaele Cadorna (figlio del generale Luigi, capo delle forze armate nella Grande guerra) abbia avuto un ruolo di primo piano nella decisione di uccidere Mussolini, malgrado negli anni successivi abbia poi cercato di sminuire le sue responsabilità.

Il capo partigiano "Neri", Luigi Canali, probabilmente eliminato dagli stessi compagni della resistenza

Il capo partigiano “Neri”, Luigi Canali, probabilmente eliminato dagli stessi compagni della resistenza

IL PARTIGIANO NERI. Festorazzi racconta anche il tragico clima da aprile a giugno 1945, quando si consumarono molte esecuzioni di civili qualsiasi o all’interno delle stesse brigate partigiane. “Gianna” è una delle vittime di questo clima insieme al suo amante, nonché comandante partigiano di cui era stata la “staffetta”, “Neri”. Una vicenda strettamente collegata all’oro di Dongo, il misterioso tesoro della Repubblica sociale italiana, che secondo Festorazzi ammontava a circa 1 miliardo di lire dell’epoca e venne in parte depredato dalla popolazione dei paesi del lago di Como, perché «i gerarchi stessi affidarono borse e valigie colme di valori ai partigiani e ai loro simpatizzanti, nella speranza di poterseli in qualche modo ingraziare». Inoltre «parte considerevole del tesoro, almeno la metà della sua entità complessiva, venne incamerata dal Partito comunista».
L’autore ipotizza che sarebbe stato proprio per il loro tentativo di impedire che i compagni di partito si macchiassero di questo furto silenzioso che Gianna e Neri forse sarebbero stati fatti fuori dai loro stessi compagni. Neri, al secolo Luigi Canali, era l’affascinante e carismatico capo partigiano del reparto comasco delle Brigate Garibaldi: cresciuto in una famiglia marxista e cattolica, dopo aver preso parte alla campagna di Russia, Canali maturò la scelta di impegnarsi attivamente nella resistenza per contrastare il fascismo.
Dai documenti raccolti, Festorazzi ricostruisce come Neri avesse in quell’aprile 1945 il sostegno e l’apprezzamento incondizionato della popolazione comasca, che riconosceva in lui il leade dell’antifascimo, al punto che quasi certamente fece parte del commando che uccise Mussolini e la Petacci. Tuttavia Canali forse sapeva qualcosa sulla fine del dittatore, che non aveva avallato. Neri sparì misteriosamente la notte del 7 maggio ’45: secondo l’autore fu fatto uccidere dai compagni partigiani, che volevano impedirgli di rivelare qualcosa sulla fine di Mussolini. La sua compagna e staffetta Gianna, all’epoca nemmeno 22enne, trascorse il mese di maggio e di giugno cercando di indagare insieme alla madre di Neri e ad un giornalista del Corriere sulla fine di Canali: ma anche lei, testimone scomoda, sarebbe stata eliminata.

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14 Commenti

  1. Giu scrive:

    Luigi Canali era un partigiano mato in una famiglia “marxista e cattolica” …interessante.
    Potete scrivere la storia di qualche camicia nera nato in famiglia “fascista e cattolica” grazie.

  2. Marco scrive:

    Gentile chiara Rizzo ma queste cose, a parte la curiosa novità della famiglia marxista-cattolico come qualcuno fa notare , sono note e arci-note, purtroppo . E Non penso che una Guerra Civile sia qualcosa da celebrare come una ricorrenza di una società civile.

    • Olmo scrive:

      Appunto. Celebriamo la Guerra Civile che avete perso.
      Ci fate venire il vomito.

      • Olmo scrive:

        e resistenza si scrive con la maiuscola,miserabili che sapete solo sputare sui morti

        • Nino scrive:

          Olmo, che subito dopo la Liberazione si siano scritte anche delle pagine poco chiare, e su cui c’è stata la volontà politica di non fare chiarezza credo sia un dato di fatto.

          Purtroppo credo che ormai sia troppo tardi, i protagonisti di quel periodo sono quasi tutti scomparsi e le poche testimonianze disponibili, spesso tra loro contraddittorie, sono sempre più difficili, se non impossibili, da verificare.

          • Olmo scrive:

            si anche sulle porcate fatte dai vostri amici

            • clemente scrive:

              Approposito di porcate, perchè non ti vai a rileggere la storia di Rolando Rivi?
              Comunque ricordati che oggi il fascismo in Italia esiste ancora, ed è al 99% ROSSO.
              Da questo dovrebbe essere liberata l’ Italia.
              Vedi la mafia dei centri sociali, anarchici, notav che spadroneggia nelle nostre città, e le aggressioni e le “contromanifestazioni” che fanno le canaglie di estrema sinistra (talvolta spalleggiate dalla sinistra “moderata”) per tappare la bocca a tutti quelli che non la pensano come loro.

              • Arminio scrive:

                siete la vergogna del Paese,letteralmente.

              • Fabio scrive:

                Nel ventennio fascista gli assassinii politici (Matteotti, don Minzoni ecc…) ammontarono a circa 2500-3000 persone .

                In 2 anni, non in 20 , e a guerra finita , i partigiani comunisti hanno assassinato circa 50.000 persone. E Togliatti a Mosca se ne vantò, e la cifra di 50.000 “fascisti” o presunti tali uccisi a guerra finita lo fornì trionfalmente lo stesso Togliatti. ( “Il sangue dei vinti ” di Giampaolo Pansa Sperling & Kupfer 2003, pag 370). Che poi amnistiò quasi tutti anni dopo, e ad onor del vero, anche quei fascisti che si erano macchiati di una minima percentuale degli assassinii politici dal ’45 al ’47.
                Esistono documentazioni ampie e inoppugnabili di Marco Pirina, studioso morto anni fa, che raccolse nomi e fatti degli stermini dei partigiani comunisti in Friuli : dopo la sua morte il suo sito su Wikipedia è stato oscurato.
                Tra i 50.000 uccisi vi erano anche partigiani cattolici, e anche 400 preti tra cui il seminarista Rolando Rivi : occorre ricordare che i cattolici diedero 3000 morti alla Resistenza.
                Perché a fine guerra di liberazione i partigiani comunisti sognavano di prendere il potere facendo fuori i cattolici.

                Non è forse stato questo un mini genocidio all’italiana ?

                I fascisti hanno pagato per tutto il male che hanno fatto.
                Gli altri invece sono ancora gli “eroici” protagonisti indiscussi del 25 aprile.

        • Marco scrive:

          Miserabile sarà lei e le sue invettive da disperato.

      • Fabio scrive:

        Ma come fa a dire che i cattolici hanno perso quando i cattolici hanno fatto la Resistenza ed hanno dato 3000 morti per la Liberazione ?

        Chi ha perso sono i partigiani comunisti , che avevano come obiettivo finale della Resistenza non solo liberare l’Italia dai nazisti e dai fascisti, ma prendere il potere e per questo verso la fine si sono messi a uccidere i partigiani cattolici.

        Grazie a Pio XII e Luigi Gedda con i Comitati Civici questo non è avvenuto e l’Italia ha potuto rinascere grazie a cattolici come Alcide de Gasperi e…… gli aiuti USA !

        Pensare che questa affermazione su Pio XII oggi darebbe fastidio anche a certi cattolici…

  3. Cisco scrive:

    E’ tristemente ogni volta la solita pagliacciata di sinistra, con cortei di cantanti organici, bandiere sindacali e palestinesi, insulti alla Brigata Ebraica e a tutti coloro che – dopo aver liberato l’Italia dai fascisti – non vedrebbero l’ora di liberarsi anche dei comunisti e degli anarchici. Prima o poi ce la faremo, a costo di organizzare un’altra Resistenza.

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