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Dite a Renzi che quadruplicare le tasse sulle fondazioni bancarie non significa colpire le banche, «ma il no profit e i più deboli»

novembre 4, 2014 Matteo Rigamonti

Intervista a Giorgio Righetti, direttore dell’Acri: «C’è accanimento contro tutto ciò che ha che fare con le banche. Ma le fondazioni aiutano il volontariato»

Cattive notizie per il volontariato e la società civile: sono «quadruplicate le tasse sulle fondazioni bancarie». A lanciare l’allarme è stato settimana scorsa Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Associazione di fondazioni e di casse di risparmio (Acri). «La tassazione continua a crescere con una progressione impressionante», ha detto Guzzetti intervenendo in occasione della Giornata mondiale del risparmio, «siamo passati dai 100 milioni di euro del 2011 ai 360 milioni che si stima dovremo pagare nel 2015». Giorgio Righetti, direttore generale dell’Acri, spiega a tempi.it perché questo aumento rappresenta un disastro «per i più deboli».

Direttore, di chi è la responsabilità?
In principio è stato il governo di Mario Monti, che a gennaio 2012 ha elevato l’imposizione fiscale sulle rendite finanziarie portandola dal 12,5 al 20 per cento. Il governo Renzi ha ulteriormente inasprito il prelievo portandolo al 26 per cento. Come se non bastasse, la legge di stabilità 2015 prevede che con effetto retroattivo a partire da gennaio 2014 l’imponibile sui dividendi percepiti dagli enti non commerciali non sia calcolato più sul 5 per cento, bensì sul 77,74 per cento. Così facendo i soggetti no profit saranno tassati molto di più di quelli profit, per i quali l’imponibile è rimasto al 5 per cento.

È sbagliato chiedere alle banche di pagare le tasse come tutti?
Le banche pagano già le tasse come tutti. Inoltre, le fondazioni di origine bancaria non sono delle banche. Al contrario, sono soggetti no profit nati negli anni ’90 all’epoca delle privatizzazioni delle Casse di risparmio e delle Banche del monte, istituti di credito sorti nei secoli scorsi nei quali convivevano due anime: quella dell’esercizio del credito e quella filantropica, entrambe rivolte prevalentemente a vantaggio delle loro comunità di riferimento. Negli anni ’90 questi istituti furono trasformati in società commerciali private, analogamente alle altre banche, mentre la loro attività filantropica fu ereditata, insieme ai loro patrimoni, dalle attuali fondazioni.

Cosa avete fatto per meritarvi tante tasse?
Le fondazioni sono soggetti no profit, privati, dotati di piena autonomia statutaria e gestionale, che perseguono scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico, effettuando erogazioni filantropiche con le risorse che derivano come utili dall’investimento dei loro patrimoni. Esse operano con un ruolo sussidiario nel campo del welfare, dell’educazione, della cultura e della ricerca e le loro erogazioni a fondo perduto vanno a scuole, cooperative sociali, mondo del volontariato e del privato sociale in genere, senza dimenticare gli enti locali. Le 88 fondazioni di origine bancaria (di cui 86 associate all’Acri) in tutto il 2013 hanno speso una quota pari a 885 milioni di euro per finanziare progetti di utilità collettiva. Francamente non riesco proprio a capire come sia possibile pensare di portare il prelievo fiscale sulle fondazioni a 360 milioni di euro. Mi riesce veramente difficile commentare una simile cattiva notizia.

A tutti è chiesto di tirare la cinghia.
A maggior ragione non si dovrebbe inasprire il prelievo sulle fondazioni. Stiamo parlando di soggetti che svolgono un’evidente funzione di pubblica utilità, soprattutto nel momento in cui lo Stato decide di tagliare il welfare. Non si può tagliare così a cuor leggero il terzo settore; anche perché, mi scusi, così facendo non solo si danneggia l’operato delle fondazioni, ma si danneggiano direttamente i percettori finali dei servizi che le fondazioni contribuiscono a sostenere.

Perché allora il prelievo è quadruplicato?
Io penso che un ruolo decisivo l’abbia giocato un eccessivo accanimento ideologico contro tutto ciò che ha che fare, anche solo per il nome, con le banche. In tempo di crisi tutti cercano un nemico contro cui scagliarsi. Ma prendersela con le fondazioni e il terzo settore, mi domando, non equivale a prendersela con il più debole?

L’Europa c’entra qualcosa?
No. L’Unione europea sta andando nella direzione opposta, optando per un trattamento fiscale più favorevole per le fondazioni di origine bancaria. Non è l’Acri a dirlo, ma l’European Foundation Centre. Per loro questa proposta è in contrasto con le tendenze generali sul regime fiscale delle fondazioni e della filantropia in Europa

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