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Reati sessuali, caso Basiglio: per il pm Forno sono tutti innocenti

luglio 19, 2011 Chiara Rizzo

Due anni fa due fratellini furono allontanati da casa per presunti abusi sessuali, mai avvenuti. Malgrado le prove di una lunga catena di responsabilità in chi innescò le accuse contro un bambino di 13 anni, ora il Pm Pietro Forno chiede l’assoluzione per le maestre, la preside, gli assistenti sociali e lo psicologo che disposero la separazione di un bambino dalla famiglia per oltre due mesi

All’epoca in cui esplose il caso di Basiglio, il piccolo centro alle porte di Milano fu invaso dalle telecamere e dai taccuini dei cronisti, tutti scandalizzati dalla storia dei due fratellini (Giorgia e Giovanni i nomi di fantasia attribuiti per tutelare i due minori, che all’epoca avevano 9 e 13 anni). Un disegno osé ritrovato in un quaderno delle elementari con la scritta “Ogni domenica Giorgia fa sesso orale con suo fratello per dieci euro”, era stata la miccia che aveva permesso di allontanare i due bambini dalla famiglia: solo dopo due mesi tutti e due i fratellini ritornarono a casa con tante scuse.

Il disegno non era stato fatto da Giorgia, Giovanni, accusato di essere il mostro, in realtà non aveva fatto nulla. Ma intanto aveva dovuto passare 62 giorni lontano dalla famiglia, sotto pressioni sempre crescenti che gli hanno lasciato una depressione post-trauma, costringendolo (a soli 14 anni) a sottoporsi a una lunga terapia. Un calvario immotivato, che ha portato all’apertura di un processo: imputati sono state una maestra e la preside della scuola di Giorgia, per falsa testimonianza, una seconda maestra per false dichiarazioni rese al pm, un’assistente sociale e uno psicologo per lesioni colpose. Il processo si è svolto a porte chiuse, e ora la sentenza è attesa il prossimo 20 luglio. Intanto però, nell’aula del Tribunale di Milano, ne sono successe di tutti i colori: sino a venerdì scorso, quando il nuovo pubblico ministero titolare ora dell’accusa, il sostituto Pietro Forno, ha chiesto l’assoluzione per tutti gli imputati, pur riconoscendo che nella vicenda dei due fratellini sono stati commessi tutti gli errori possibili.

Eppure, ci sono moltissime cose che non tornano affatto, nell’ottica della ricostruzione proposta da Forno. Anzitutto, le testimonianze rese fuori e dentro l’aula. Il disegno è stato ritrovato a fine febbraio 2008 dalla maestra di Giorgia, un giorno a scuola. Da subito la bambina si è difesa, dicendo che il disegno lo aveva fatto una compagnetta, ma la maestra non le aveva creduto. Eppure, prima che la maestra verificasse come stavano davvero le cose sono passate circa due settimane: fino alla consueta riunione scuola-famiglia, occasione in cui, prima ancora di informare o sentire i genitori di Giorgia, la maestra aveva raccontato l’episodio al resto dei genitori della classe. Proprio allora la mamma di una compagna di Giorgia, dopo aver visionato il disegno, a chiare lettere aveva detto che sicuramente l’autrice era la figlia. In occasione della consegna delle pagelle, infine, la maestra ha mostrato il disegno anche alla mamma di Giorgia, che ha negato con certezza che la grafia e il tratto fossero quelli della sua bimba.

Ciononostante, due settimane dopo, la maestra ha informato la preside del ritrovamento del disegno: la dirigente della scuola di Basiglio, senza alcuna ulteriore verifica, ha inviato una segnalazione ai servizi sociali del Comune. I quali a loro volta, nelle persone di un’assistente sociale e di uno psicologo, hanno girato la segnalazione al Tribunale dei minori, chiedendo un intervento immediato: letto, firmato e sottoscritto in automatico dal pm. Dalla segnalazione della scuola, al momento in cui un’auto dei vigili urbani si è recata a casa dei fratellini di Basiglio, con lo psicologo del Comune che ha intimato loro di fare le valigie, sono passate solo una manciata di ore. Ma nel mezzo, nessuno ha mai pensato di chiamare la famiglia e chiedere spiegazioni, o di incontrare i bambini per verificare se ci fossero effettivamente situazioni di disagio. Era il 14 marzo, giorno del tredicesimo compleanno di Giovanni. Prima che il ragazzino abbia potuto finalmente risentire la voce dei genitori al telefono, sono passati 47 giorni; 60 prima di rientrare dalla comunità, una volta che il Tribunale ha accertato con perizie e testimonianze che il disegno non era, effettivamente, di Giorgia e che dunque non era accaduto nessun abuso.

In quei due mesi, Giovanni è dimagrito 10 chili, ha lottato contro la paura di sentirsi abbandonato dalla famiglia, è stato vittima dei bulli ospiti nella sua comunità. Il pm Marco Ghezzi, che ha inizialmente seguito l’accusa nel processo a preside, maestre e servizi sociali, ha commissionato una perizia psichiatrica ad un consulente della procura, che ha accertato senza dubbio che Giovanni avesse subìto dei traumi per l’allontanamento da casa, e infatti il pm aveva sostenuto l’accusa di lesioni colpose contro psicologo e assistente sociale. Ma poi durante il dibattimento, Ghezzi è andato in pensione e al suo posto è subentrato Pietro Forno, sostituto procuratore appena rientrato da Torino (dove era stato trasferito, in seguito ad una lunga serie di gravi casi di malagiustizia minorile che lo hanno visto protagonista).

Nel silenzio mediatico, è successo così che Forno abbia chiesto l’assoluzione di tutti gli imputati, e ciò malgrado la perizia in mano alla procura e malgrado la testimonianza drammatica in aula della mamma della compagnetta di Giorgia (che ha ribadito che l’autrice del disegno era la figlia). E soprattutto malgrado le testimonianze sui giorni passati da Giovanni in comunità, quando era stato prelevato dallo psicologo, accompagnato sotto casa e messo sotto pressione, perché “confessasse” qualcosa, per ritornare a casa. Per Forno, invece, non c’è nesso di causalità diretta tra il comportamento dello psicologo e il grave trauma pur certificato di Giovanni; per cui lo psicologo va assolto. Vanno assolte anche maestre e preside, anche se è vero che non avevano mai detto ai giudici di essere a conoscenza che l’autrice del disegno fosse un’altra bimba: per Forno, non hanno mentito, semplicemente non l’hanno detto perché nessuno glielo aveva chiesto. E la preside non lo aveva specificato nemmeno nella relazione ai servizi sociali, perché la relazione era sintetica. Assolti tutti, malgrado il dato dei traumi riportati da un bambino di appena 13 anni, senza alcuna ragione.

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