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Quanta sospetta “neutralità” sulle sciabolate evangeliche dei nostri uomini all’Avana

febbraio 17, 2016 Renato Farina

Dice bene Galli della Loggia: in Italia non esiste spazio per un paragone sereno sui temi che preoccupano Francesco e Kirill; neppure a Sanremo è ammesso uscire dal mainstream

Anticipiamo un articolo tratto dal numero di Tempi in edicola da giovedì 18 febbraio (vai alla pagina degli abbonamenti) – L’incontro tra il Papa di Roma e il Patriarca di Mosca ha riempito il cuore russo di Boris di gioia zampillante. Il documento firmato da Francesco e Kirill è fantastico. Non ecumenismo sovratemporale, ma giudizio sulla storia in forza del mandato ricevuto da Cristo. È stato don Giussani, in un celebre intervento a Bassano del Grappa, a stabilire l’identità tra cultura ed ecumenismo. Il cristianesimo è un avvenimento, ed è meta-culturale, cioè sta prima di ogni cultura, ma non può darsi nel tempo senza assumere e dar forma a una cultura.

E quel documento dei nostri due uomini all’Avana dice cose formidabili.

Siccome Boris è passionale e forse romantico non riesce a separare neanche con il laser verità e misericordia, come non riesce a privilegiare gli occhi dell’amata rispetto alla bocca o alla voce o al carattere o alla mente. La persona dell’Amata, della Donna leopardiana, di Cristo è una. Sono espressioni dell’io unico, di un nome unico. Così Cristo Logos-Amore secondo la definizione di Benedetto XVI a Regensburg (12 settembre 2006).

Che succede?

In quel documento ci sono colpi di spada evangelici.

1: «Siamo preoccupati dalla crisi della famiglia in molti paesi. La famiglia si fonda sul matrimonio, atto libero e fedele di amore di un uomo e di una donna. Ci rammarichiamo che altre forme di convivenza siano ormai poste allo stesso livello di questa unione, mentre il concetto di paternità e di maternità come vocazione particolare dell’uomo e della donna nel matrimonio, santificato dalla tradizione biblica, viene estromesso dalla coscienza pubblica».

2: E aggiungono, dopo aver denunciato aborto ed eutanasia come mali gravissimi che gridano a Dio: «Siamo anche preoccupati dallo sviluppo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, perché la manipolazione della vita umana è un attacco ai fondamenti dell’esistenza dell’uomo, creato ad immagine di Dio».

Che cosa è successo? Che i commentatori, gli uomini di cultura, gli intellettuali sono tutti intervenuti festanti sull’incontro a Cuba tra i leader delle due Chiese (il Capo è uno solo, e parrebbe essere il Figlio di Dio), ma hanno evitato di commentare questi passi. Anzi hanno insistito nel dire che esistono due Chiese cattoliche: una italiana, retrograda, senza misericordia, incarnata da Bagnasco e Ruini, con un’idea medievale della vita e della famiglia; l’altra aperta, aliena da conflitti su organizzazioni sociali, protesa a giustificare e a benedire qualunque diritto individuale fiorisca, e sarebbe quella di Francesco, con al seguito Galantino e Forte.

C’è un problema nella cultura italiana, lo ha bene messo in mostra Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera: non esiste nessuno spazio per paragonarsi serenamente su temi così gravi; neppure a Sanremo, in ambito nazional-popolare è ammesso uscire dal mainstream, per rendere ragione di quanto in fondo pensa la maggioranza degli italiani sulle adozioni gay e gli uteri in affitto. A dire il vero proprio il Corriere aveva lasciato spazio a un’importante lettera di Julián Carrón. Chiedeva di andare oltre l’ovvio e le petizioni di principio, per domandarsi che cosa risponda al bisogno più profondo della persona, qualunque siano le sue aderenze culturali, politiche e persino le preferenze sessuali. Lo stesso Corriere ha poi tradotto questa gentile e tremenda sfida di Carrón, che ha riproposto il “caso serio” della vita, falsificandolo in una specie di neutralità apollinea riguardo ai temi proposti all’Avana dal Vescovo di Roma e dal Patriarca di Mosca e di tutte le Russie.

Ricordo che sul Sabato nel 1987 riproponemmo con forza un tema analogo. Quando don Giussani, nel febbraio, propose alla politica di paragonarsi con la sua origine: il senso religioso e il radunarsi degli uomini spinti da questa domanda inesausta. E la risposta dei maggiorenti (tranne Craxi, Andeotti e Cossiga) fu come quella dedicata a Paolo all’Aeropago da buona parte dei sapienti ateniesi: «Di questo ci parlerai un’altra volta».

Siamo qui un’altra volta, e un’altra volta ancora, e ancora un’altra, fino alla fine dei tempi o fino a quando, dice Boris, ci taglieranno la testa a tutti.

Foto Ansa


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7 Commenti

  1. Luigi scrive:

    Carissimo Renato, in questi giorni vorrei tanto essere messicano o russo, ma certamente non europeo! Avanti popolo cristiano, alla riscossa

    • Giovanni scrive:

      Venga a Mosca, la aspettiamo a braccia aperte. Anche i servizi segreti

      • giovanna scrive:

        Trollona, qui “giovanni”, fai pena, veramente pena.
        Che umanità disastrata !
        Ma perché non chiedi di uscire, di farti portare fuori…ma come fai a vivere così ?
        E il peggio, è che credi che trollare tutto il giorno, accanendoti su alcune persone in particolare, molestando e stalkerando a tutta, sia l’unica vita possibile per te.

        Andrea UDT , Giannino , Toni , Eques , Menelik… .pensate che sia un attivista gay una persona che si riduce così’ ?
        Ogni articolo di Farina, giù a trollare, come un avvoltoio, a fare sempre la stessa battuta con horror-nick diversi,da filomena a sandro a daniele ecc ecc o altri nuovi di zecca.
        Ci puoi rimettere l’orologio : la trollona farà questa battuta stantia sotto ogni articolo di Farina.

        • Giannino Stoppani scrive:

          Un attivista sì, ma da decubito.
          Ovvero una persona che essendo incapace di una normale vita relazionale e produttiva per ragioni che possiamo solo ipotizzare, ne cerca un succedaneo in questa sua attività virtuale.

        • giovanna scrive:

          Andrea UDT , Giannino , Toni , Eques , Menelik… .pensate che sia un attivista gay una persona che si riduce così’ ?
          Vabbè, Giannino mi ha già risposto.

        • Giovanni scrive:

          Gentile Giovanna, se si si riferisce a me, le assicuro che non sono un troll. Vivo e lavoro a Mosca da 21 anni. Quello scritto sopra sara` forse il mio quarto o quinto commento in anni che leggo Tempi. Non e` colpa mia se a Mosca non si vive cosi` bene come si pensa, e magari se si chiedesse alle organizzazioni cattoloche locali cosa ne pensano del buon Vladimir, prima di incensarlo, si eviterebbero figure gia` fatte precedentemente (es. il “liberale” Ceausesco che fa partecipare I suoi atleti alle Olimpiadi di Los Angeles). Con rispetto, Giovanni

          • Giovanni scrive:

            Gentili utenti del forum di Tempi, vi ringrazio dell’invito ad uscire, a farmi portare fuori… Visto che in casa non ho mai amato starci molto, potrei raccontare di quello che ho visto negli ospizi di Mosca aiutando le suore di Madre Teresa nella loro opera, oppure delle peripezie che deve fare un invalido a 200 euro al mese (ovviamente da me accompagnato) per occupare la fila del dottore alle 6.00 di mattina e poi trovare un dottorino sottopagato costretto dalle nuove norme statali a visitare pazienti otto ore senza intervallo per un massimo di 15 min. a paziente compresa compilazione di referto in quattro copie (perché alla burocrazia i russi non ci rinunciano tanto volentieri, soprattutto se hanno studiato alla scuola del KGB). Volete che continui a raccontarvi delle mie “uscite” accennando a orfanotrofi od ospedali? E mi raccontate, di grazia, le vostre di “uscite”? P.S. se vi interessa veramente conoscere come si vive a Mosca (non parlo di Russia perché non la conosco) contattatemi tramite il direttore di Tempi col quale ultimamente ci becchiamo un po’, ma che è mio caro amico oltre sd una delle migliori persone che conosca.

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