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Prima volta nella storia del Cristianesimo: «Il patriarca Kirill visiterà la Polonia»

luglio 20, 2012 Leone Grotti

Dal 16 al 19 agosto il patriarca ortodosso di Mosca e di tutte le Russie Kirill andrà in Polonia. Intervista all’esperto Luigi Geninazzi: «Finisce un’epoca, ma per l’incontro tra Papa e Patriarca serve ancora tempo».

«La portata della visita del patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill in Polonia è enorme». Non era mai successo nella storia del Cristianesimo che un capo della Chiesa ortodossa russa facesse visita alla Polonia. Dal 16 al 19 agosto Kirill si recherà nel paese che ha subito la pluridecennale occupazione comunista russa e il 17 agosto a Varsavia fimerà con il presidente della Conferenza episcopale polacca monsignor Józef Michalik un messaggio comune ai rispettivi popoli. «Anche se le vecchie ruggini si sono un po’ ridotte dopo la caduta del Comunismo in Polonia e la fine dell’Unione Sovietica, è chiaro che c’è ancora una spina in quel ginepraio che è il contenzioso russo-polacco». Parla così a tempi.it Luigi Geninazzi, giornalista di Avvenire e grande esperto di Polonia.

La visita di Kirill in Polonia è un evento che tocca da vicino tante problematiche, a partire del rapporto tra Russia e Polonia.
Tra i due paesi, anche prima della Seconda guerra mondiale e dell’occupazione durata dal 1945 al 1989, c’è sempre stata una grande rivalità. Uno degli episodi più gravi, e che bisogna sempre ricordare, è stato quello di Katyn, perché non si è trattato solo di una rivalsa militare dei russi sui polacchi ma è stato un tentativo da parte di Stalin di decapitare la classe emergente giovanile polacca, perché anche se avevano la divisa gran parte delle vittime erano ingegneri e professionisti, non militari.

Non è facile neanche il rapporto tra cattolici e ortodossi.
È complicatissimo, il contrasto tra cattolici e ortodossi lo si è sempre vissuto a livello del tanto agognato incontro tra il Papa e il Patriarca. Giovanni Paolo II, papa polacco, ha fatto tanti gesti per riconciliarsi con Mosca ma gli hanno sempre negato un incontro con il Patriarca. Molti dicevano che finché il papa fosse stato polacco, un incontro sarebbe stato impossibile, ma, detto tra parentesi, anche adesso che c’è un tedesco le cose restano difficili. Però certo non è facile neanche il rapporto tra cattolici e ortodossi in Polonia.

Cioè?
Mi ricordo che negli anni ’80, in una delle tante scorribande in Polonia che ho fatto, avevo intervistato il capo della Chiesa ortodossa polacca, che ha una piccola comunità, sicuramente minoritaria, ma presente. Lui diceva che gli sarebbe piaciuto fare da mediatore tra il Patriarca e Giovanni Paolo II, per quanto contasse pochissimo. Poi si è scoperto che era al soldo del Kgb… Anche per questo i polacchi sono molto diffidenti verso gli ortodossi in patria, perché li hanno sempre visti strettamente legati al regime.

E la visita di Kirill in che modo cambia il corso di questi scontri e dissidi storici?
Finisce un’epoca in maniera diretta, un’era di scontri terminano in modo simbolico e pubblico. Al di là delle dichiarazioni, poi, sono davvero curioso di vedere i risultati di questa visita storica. Durante la sua visita a Katyn di qualche giorno fa Kirill ha fatto dichiarazioni molto aperte. Ma è chiaro che questa visita rinfocola anche il discorso sullo storico incontro tra Papa e Patriarca che tutti aspettano.

Che cosa ha reso possibile la visita in Polonia?
I tempi delle chiese sono lunghi, quelli della Chiesa ortodossa poi sono lunghissimi. Però, da quando il primo gennaio 2009 è stato eletto il nuovo patriarca, Kirill, le cose sono cambiate in meglio. Kirill infatti, prima di diventare patriarca, ha incontrato Giovanni Paolo II e Joseph Ratzinger. Lui stesso ha fatto grandi gesti, come quando ha visitato l’Ucraina, terra di pesanti contrasti ortodossi oltre che cattolici. Se oggi questa visita in Polonia è possibile, credo sia per merito di Kirill.

E potrebbe rappresentare un passo avanti verso un incontro con il Papa?
Di sicuro i giornalisti in Polonia glielo chiederanno e vedremo cosa risponderà. Ma sono certo che non potrà dire tanto: Kirill vuole incontrare il Papa, sarebbe qualcosa di epocale, e siccome lui è anche ambizioso vuole farlo. Ma i tempi sono ancora lunghi. Non può farlo subito perché, come mi diceva una volta, bisogna che maturino i tempi giusti. Non dimentichiamo che una parte della Chiesa ortodossa è fortemente anticattolica.

Forse verso la fine del suo patriarcato?
È più proababile, per allora forse avrà smussato molti angoli. C’è parte della Chiesa ortodossa, nella persona di alcuni vescovi, che vede ancora il Papa come l’Anticristo. Kirill nel 2009 è stato eletto con un consenso molto ampio, una grande maggioranza, è chiaro che ha fatto degli accordi di cui ora deve tenere conto. Noi ci scordiamo le cose, ma sono passati meno di dieci anni da quando alcuni preti cattolici sono stati cacciati dalla Russia e si sono svolte manifestazioni anticattoliche da parte degli ortodossi.

Questa visita aiuterà anche a modificare in meglio i rapporti tra i due paesi?
Forse. Nella memoria dei due paesi è ancora viva la catastrofe di Smolensk del 10 aprile 2010, quando l’aereo polacco che andava a commemorare la tragedia di Katyn è caduto, provocando la morte delle cariche più alte dello Stato polacco, tra cui il presidente Lech Kaczyński. Quella tragedia è stata in qualche modo provvidenziale perché ci ha restituito l’immagine di Putin e il primo ministro Donald Tusk abbracciati. Questa svolta però è durata poco, perché sono ripresi i soliti sentimenti ostili alla Russia. C’è anche una parte della società polacca che ritiene che l’aereo sia stato abbattuto dai russi, ipotesi quanto meno agghiacciante e poco credibile. La visita di Kirill, quindi, può aiutare ma la strada è ancora lunga.

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