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Sul petrolio dell’Adriatico tocca dare ragione a Prodi (e pazienza per gli invasati della decrescita felice)

giugno 2, 2014 Paolo Togni

L’ex premier dice bene: Renzi coltivi i ricchi giacimenti presenti sotto il fondale del nostro mare. Non ci sono motivi ragionevoli per impedire l’estrazione

Cretinaggine, ignoranza e faziosità, come immoralità e disonestà, non hanno un luogo proprio, ma sono diffuse nello stesso modo, con intensità poco diversificata tra diverse etnie e differenti luoghi fisici; pervadono e infestano organizzazioni, associazioni, partiti e sodalizi di ogni sorta. Anche un orologio fermo ha ragione due volte al giorno. Nessuno ha sempre torto o torto su tutto, e così può accadere che, sia pur con riluttanza, tocchi dar ragione a Prodi, politico che, a parer mio, ha fatto tanti danni che il suo nome meriterebbe di essere oggetto di quella damnatio memoriae con la quale il livido Augusto imponeva la cancellazione dalla storia dei suoi avversari.

Tutto ciò premesso, devo dire che mi trovo d’accordo con Prodi su quanto ha ricordato a Renzi: la necessità di iniziare la coltivazione dei ricchi giacimenti petroliferi presenti sotto il fondale adriatico. Da decenni sono già in coltivazione circa 70 pozzi che producono per lo più gas, mentre ulteriori prospezioni per il petrolio sono state bloccate per cretinaggine, ignoranza e faziosità da varie autorità: le regioni Veneto e Puglia che si sono più volte espresse in senso negativo, la Procura della Repubblica di Rovigo che aprì un’inchiesta bolla di sapone sull’argomento, addirittura il Parlamento. Le motivazioni dichiarate di queste opposizioni sono: rischio di subsidenza (abbassamento) dei suoli costieri, inquinamento marino, deterioramento del paesaggio.

Si tratta di ragioni assolutamente infondate, determinate da una eccessiva quantità di ignoranza e faziosità.

La subsidenza avviene perché una diminuzione di pressione nella bolla contenente gas o liquido fa abbassare i terreni sovrastanti. La soluzione italiana al problema è in vigore dal 1994, quando fu introdotta dal ministero dell’Ambiente per evitare la chiusura di Trecate: obbligare chi estrae a mantenere la pressione nella bolla mediante l’immissione di una quantità d’acqua sufficiente ad equilibrarla. L’inquinamento marino prodotto da una piattaforma ben gestita non è superiore a quello prodotto da alcuni natanti in movimento; è troppo? Allora smettiamo di respirare, perché anche respirando si modifica (cioè si inquina) la composizione chimica dell’atmosfera. Per mantenere la qualità del paesaggio basta collocare le strutture in modo tale che non emergano dalla linea dell’orizzonte.

Come risulta chiaro non ci sono motivi ragionevoli per impedire le attività estrattive. Ma chi ipotizza la decrescita felice, cioè i felici imbecilli, non tiene conto dei vantaggi che da tale attività conseguirebbero.

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2 Commenti

  1. ftax says:

    @Roberto Zonno.
    Mi stavo chiedendo come fai ad essere così assertivo in merito a questa sostanza organica…
    Forse il “Top Commentator” si riferisce alla tua profonda prossimità con la materia?

    • Giulio Dante Guerra says:

      Non so a quali asserzioni obietti, perché non vedo nessun intervento di Roberto Zonno.
      Per quanto riguarda l’articolo, posso dire, da chimico, che dice cose giustissime.

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