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«Pensavo fosse caduta qualche tegola, poi ho visto il campanile crollato»

maggio 21, 2012 Leone Grotti

Don Carlo Bellini, parroco di Mortizzuolo, racconta il terremoto che ha quasi distrutto il campanile della sua chiesa: «Ci ha cambiato la vita». Il racconto del vescovo Cavina: «Ho visto un cimitero di chiese distrutte».

«Stavo dormendo in canonica, ho sentito un gran boato e sono uscito in strada, dove ho trovato anche gli altri cittadini. Era tutto buio, quindi non ci siamo accorti di quello che era davvero successo». Quando il terremoto, che nella notte di domenica ha scosso l’Emilia causando la morte di sette persone e lo sfollamento di altre 4500, ha tirato giù dal letto don Carlo Bellini e tutto il paesino di Mortizzuolo, frazione di Mirandola nel modenese, nessuno si era accorto delle condizioni del campanile. Poi è arrivato il giorno: «Io credevo che fosse caduta qualche tegola – spiega a tempi.it – e invece era crollato sulla chiesa un pezzo di campanile. Ora temiamo che crolli del tutto».

Ci sono molti sfollati?
Che io sappia no, anche se i danni sono tanti. Alcune case vecchie sono rimaste danneggiati, alcuni tetti sono crollati, soprattutto delle case più vecchie, che ora sono inagibili, ma le altre hanno retto. Quelle nuove non presentano danni. La chiesa e il campanile non sono stati altrettanti fortunati. Ora sono inagibili.

Com’è la situazione adesso, dopo la grande paura?
Ora siamo abbastanza tranquilli: quando abbiamo visto che stavamo tutti bene, gli animi si sono rasserenati. Certo, dopo le prime scosse di notte eravamo tutti fuori in pigiama, anche se non ci sono state scene di panico, solo di paura. Ma non di angoscia.

Quali sono i problemi più grandi da affrontare ora?
Quelli “del giorno dopo”. Una volta scesa l’adrenalina, bisogna pensare al futuro, ed è difficile. Oggi molta gente è avvilita, ci vorrà molto tempo per tornare alla normalità. Molte attività produttive sono danneggiate, quindi si teme per il lavoro, il ritorno alla vita normale sarà complicato, come sempre. Non avendo lutti da piangere, pensiamo più a queste cose. Gli edifici, anche quelli che non sono stati danneggiati, dovranno essere rivisti per il timore di un rischio sismico alto. Io penso anche all’asilo parrocchiale, è agibile ora ma è chiaro che una riflessione va fatta. Il terremoto ci ha cambiato la vita, senza dubbio. Niente sarà come prima per molti anni.

In che senso?
Non saprei dirlo adesso. Ma è chiaro che il terremoto ci ha fatto riflettere: abbiamo capito che tutto può finire in un attimo. È rimasta una riflessione sulla caducità della vita e anche sul significato della costruzione di opere. Insomma, siamo stati messi brutalmente davanti al fatto che le cose finiscono. Questo ci spinge ad occuparci delle cose più importanti, come i rapporti. Ora dobbiamo ricostruire molte cose ma lo faremo con lo spirito giusto, sapendo che non sono eterne. Questo è uno spirito nuovo.

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1 Commenti

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