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Papa Francesco superstar della sinistra alla Scalfari (basta far finta che non sia cattolico)

gennaio 9, 2014 Redazione

Sullo Spectator Luke Coppen, direttore del Catholic Herald, parte dalle manipolazioni di Repubblica sulle parole del Pontefice per smascherare l’operazione dei nemici della Chiesa cattolica

La falsa immagine di papa Francesco data dalla stampa liberal rischia di danneggiare la Chiesa cattolica. Lo denuncia Luke Coppen, direttore del Catholic Herald, il più importante settimanale cattolico inglese. Molte persone, compresi i cattolici, pensano che Francesco sia un marxista e che abbia abolito i dogmi cattolici. «Ciò che conta è ciò che il vero Francesco dice e fa. E ciò dovrebbe essere più interessante anche dell’invenzione più avvincente». Purtroppo, osserva Coppen in un articolo apparso sullo Spectator, questo non succede. Anzi, «da quando è diventato Papa lo scorso anno, Francesco è stato dipinto come una superstar della sinistra liberale», e, prosegue il direttore del Catholic Herald, «ogni volta che si dimostra fedele alla dottrina cattolica – denuncia l’aborto, per esempio, o dice che il matrimonio tra persone dello stesso sesso è una “regressione antropologica” – i suoi fan liberali fanno orecchie da mercante».

SUPERSTAR DI SINISTRA.  Coppen prende spunto da un editoriale di Eugenio Scalfari su Repubblicasecondo il quale Francesco avrebbe “abolito il peccato”, per descrivere il fenomeno mediatico prodotto dalla stampa liberal. «Il suo umile passato (è un ex buttafuori), la sua avversione per gli orpelli di ufficio (cucina da solo i suoi spaghetti) e la sua enfasi sull’idea di una Chiesa per i poveri ha fatto sì che i liberali, anche gli atei, come Scalfari, suppongano che egli sia ostile ai dogmi. Ritengono, in altre parole, che il Papa non sia cattolico». Ovviamente non è vero, ma i media continuano a propagandare questa idea per ridurre il Papa a «nuovo eroe della sinistra». Si dice che i ritratti del Sommo Pontefice dovrebbero sostituire i manifesti di Obama sui «muri delle camere degli studenti di tutto il mondo». Non si tiene conto, contesta Coppen, che Francesco in una omelia ha denunciato il «progressismo adolescenziale». Francesco piace anche ai media omosessuali, come la rivista gay The Advocate, che lo ha nominato come persona dell’anno per la compassione che ha manifestato nei confronti degli omosessuali. «Ma non è stata certo una rivoluzione», osserva il direttore del Catholic Herald, visto che lo stesso Catechismo impone di «trattare le persone omosessuali con “rispetto, compassione e sensibilità”».  «Soltanto ribadendo la dottrina cattolica, tuttavia, Francesco è stato salutato come un eroe», prosegue Coppen, e pochi giornali hanno ripreso le parole di un vescovo maltese il quale confidò che «il Papa gli aveva detto di essere “scioccato” all’idea delle adozioni gay».

LA CHIESA HA BISOGNO DEI RICCHI. «Se chi ha sempre rappresentato la Chiesa come bigotta e indifferente ora è costretto a dare una seconda versione, papa Francesco può affermare che sta facendo il suo lavoro».  Infatti è riuscito a «cambiare il tono, senza cambiare la sostanza». Tuttavia la distorsione del suo messaggio da parte dei media porta a una nuova sfida per il Papa, avverte Coppen. Prima di tutto quella con i cattolici ricchi e conservatori. «Nella sua prima Esortazione apostolica, Evangelii Gaudium, Francesco ha respinto l’idea che la crescita economica, incoraggiata dal solo libero mercato, garantirebbe una maggiore giustizia», ma una sbagliata traduzione e la manipolazione dei media di sinistra ha fatto credere a molti che il Pontefice abbia promosso il marxismo. «C’è un prezzo da pagare nel permettere tali miti di crescere – denuncia Coppen – un prezzo che potrebbero essere stato pagato, per esempio, dall’arcidiocesi di New York, che forse perderà una donazione milionaria». La diocesi, prosegue il direttore del Catholic Herald, «sta infatti cercando di raccogliere 180 milioni dollari per restaurare la cattedrale cattolica della città, e un potenziale donatore ha detto di essere così offeso dalle parole inventate del Papa da voler rinunciare alla donazione».
«Sotto Francesco, la Chiesa si è profondamente impegnata in quello che i teologi chiamano “l’opzione preferenziale per i poveri”», prosegue Coppen, «ma per optare per i poveri, la chiesa ha bisogno dei ricchi. A pochi generosi milionari, per esempio, che finanziano la maggior parte delle iniziative cattoliche in Inghilterra e in Galles (tra cui una parte significativa della visita di Stato di Benedetto XVI nel 2010). Se solo uno di loro fosse stato ingannato dall’immagine distorta “marxista” di Francesco, la Chiesa qui sarebbe in difficoltà», conclude il direttore del Catholic Herald.

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10 Commenti

  1. E. scrive:

    Io ho fiducia in questo papa.
    Se riuscirà a riavvicinare alla Chiesa chi si è allontanato per varie ragioni, un cattolico che in essa si riconosce non potrà che esserne felice. Per un ricco conservatore che esce ne entreranno due liberal.
    Pazienza se per far rientrare qualcuno si passa anche per qualche indubbia mistificazione.
    Dobbiamo essere tanti, uniti e convinti, per riuscire a difenderci e a combattere le storture di questa società, che si affanna a cercare risposte fallaci e transitorie alla sete di felicità innata negli uomini.

    • Giulio Dante Guerra scrive:

      Guarda che l’articolo dice il contrario di quel che piace a te, ovvero che il Papa non è affatto liberal. A chi continua in questa mistificazione – da una “parte” come dall’altra – dico di leggere attentamente – Massimo non spreca neanche una parola – l’articolo di Introvigne “Per capire il Papa bisogna tornare a Sant’Ignazio”, su http://www.lanuovabq.it/it/articoli-per-capire-il-papabisogna-tornarea-santignazio-8144.htm.

      • E. scrive:

        Io volevo semplicemente dire che se qualche (in alcuni casi indubbia) mistificazione porta persone che si erano allontanate dalla Chiesa a riavvicinarsi, si ottiene comunque comunque un risultato.
        E’ il punto di partenza per poter diffondere la parola di Dio.
        Per quanto riguarda il capitolo dei “ricchi conservatori” che finanziano alcune importanti opere nella Chiesa, e che hanno tutto il mio rispetto, penso e spero che se anche qualcuno di essi rinuncia, si troverà un ricco progressista che lo rimpiazza.

  2. Cycnus scrive:

    questo articolo mi ha fatto un po’ respirare…diciamocelo il gran circo dei mas media si è messo di impegno per smontare questo pontefice (che ha le sue peculiarità ed i suoi difetti, essendo pur sempre umano, ma che è pur sempre il vicario di Cristo) e “riassemblarlo” per farselo piacere. Ma è bello constatare che ci sono persone che sanno mettere a tacere quei tromboni opportunisti e schierati.

  3. carlo candiani scrive:

    Non solo nella sinistra “progressisita”: in un fondo sul Foglio, il direttore Ferrara ha così commentato l’intervento di papa Francesco sulla figura del gesuita teologo il beato Pietro Favre, vissuto nel Cinquecento: ” (…) il ritorno al cuore della chiesa gesuita (è) la fine virtuale dell’alleanza di fede e regione predicata da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI”. Un pò fortino, vero? Cosa ne pensi caro Luigi?

  4. carlo candiani scrive:

    ops: naturalmente “fede e ragione”…..

  5. Cisco scrive:

    La realtà e’ un po’ più complessa di come la descrive questo Coppen. Infatti Francesco è stato anche accusato di “marxismo” da destra, in particolare dai Tea Party. E Michael Novak – il catto-capitalista per eccellenza, già redarguito da Giovanni Paolo II – ha detto che Francesco ha una visione distorta del capitalismo derivante dalla sua origine argentina. In realtà Francesco – anche qui – non fa altro che ribadire la dottrina sociale della Chiesa: se poi qualcuno non lo capisce abbia almeno l’umiltà di approfondire. Ma l’umiltà è merce rara, come dimostra il filantropo newyorkese …

  6. beppe scrive:

    se stiamo a fare la contabilità di chi esce e chi entra nella clacque del papa non penso faremo niente di buono. se l’obiettivo del papa fosse riacquistare audience per la chiesa sarebbe un risultato illusorio, anzi dannoso se avvenisse annacquando l’identità della fede. vedendo le ”aperture” di molte diocesi ( liturgia sbracata, apertura beota agli extracomunitari senza un minimo di prudenza , inflessibilità verso i tradizionalisti – tanto per fare qualche esempio) non sono molto ottimista. se la chiesa vuole rinunciare all’obolo dei ricchi immorali ( e ne ha tutto il diritto) deve anche avere il coraggio di rinunciare ai pauperisti e ai fanfaroni come don ciotti.

  7. Claire scrive:

    A me sembra che ci tocca vivere in un tempo di massimo degrado culturale, politico, antropologico e di conseguenza, etico come pochi se ne sono visti nella storia. Anch’io ,a volte, mi sento un po’ destabilizzata a fronte di certe affermazioni di questo Papa che sembra focalizzarsi quasi sempre sul valore di una chiesa povera ( e ci sta ) e sulla paternità’ misericordiosa di Dio ( ci mancherebbe…) che vuole riattirare a se tutta questa povera umanità’ uscita dagli “ospedali da campo”; il fatto e’ che quasi mai indica il COME. Mi sembra sostenga che Cristo oggi vada annunciato con parole adatte ai tempi. Ma – mi permetto – non c’è’ già’ tutto nei Vangeli? Le parole della Parola non passeranno e sono sempre quelle che la Chiesa custodisce e divulga e sarebbe bene continuasse a farlo.
    Una cosa: dott. Introvigne; sara’ anche tipico dei Gesuiti avere come Fine la salvezza delle anime ma mi sembra che in questo caso, il Mezzo ( Via, Verità’ Vita ) coincida con il Fine.
    Claire

    • Franceschiello scrive:

      La matrice religiosa della destra americana (Tea Party compresi) è il calvinismo, che è lontano anni luce dal cattolicesimo. E’ significativo infatti che negli USA prima degli anni ’60 i protestanti votavano repubblicano, e i cattolici votavano democratico. Poi, come si sa, i democratici si sono buttati a capofitto nel mondo liberal, e parecchi cattolici hanno dovuto ripiegare sui repubblicani, ma ciò non toglie che la radice religiosa dei repubblicani, e della destra americana in generale, è protestante, non cattolica.

      Non stupisce quindi che oggi a certi repubblicani Papa Francesco appaia come un “marxista”; probabilmente avrebbero giudicato come “marxisti” anche i predicatori francescani del Quattrocento.

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