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No Tav, appelli alla violenza in stile anni di piombo. «Perché nessuno si indigna?»

luglio 20, 2012 Marco Margrita

Ex brigatista, processato insieme ad altri No Tav, rifiuta l’avvocato difensore: «L’apparato giudiziario è un teatrino». Nota di Stefano Esposito (Pd): «Nessun intellettuale di sinistra ha qualcosa da dire?».

Ieri, nelle aule del Tribunale di Torino, durante il processo agli attivisti No Tav, sono risuonate parole di piombo. Come gli anni nei quali sembrano ricacciarci. E nell’assoluto (o quasi) silenzio di quanti dovrebbero sentire il dovere di censurarle. «Vogliamo attaccare lo Stato e la società… consideriamo l’apparato giudiziario un teatrino»: così ha giustificato Maurizio Paolo Ferrari la decisione di rinunciare a farsi difendere dagli avvocati del “legal team” dei No Tav. Del resto, Ferrari è un imputato non qualunque.

Nato a Modena nel 1945, fu tra i fondatori all’inizio degli anni ’70 delle Brigate Rosse assieme a Curcio e Franceschini. Trent’anni di galera. Mai pentito, nemmeno l’ombra di una dissociazione. Appena uscito dal carcere, si unisce ai centri sociali dell’autonomia milanese. Il 3 luglio 2011 è tra gli attivisti No Tav che scelgono, come forma di protesta, la guerriglia contro le forze dell’ordine che difendono il cantiere della Tav di Chiomonte. Viene arrestato il 26 gennaio scorso dai pm torinesi Giuseppe Ferrando e Manuela Pedrotta dopo le indagini della Digos che hanno portato in manette altri 45 attivisti trenocrociati. Hanno rifiutato la difesa anche altri due coimputati: l’anarco-insurrezionalista foggiano Alessio Michele Del Sordo, base a Viterbo, 29 anni, un nomade della protesta globale, che ha figurato anche in Grecia, e Juan Antonio Fernandez Sorroche, 34 anni, anarchico spagnolo emigrato a Rovereto (il centro più importante degli insurrezionalisti del Nord).

Il deputato del Pd Stefano Esposito ha condannato il silenzio che ha avvolto questi fatti. Scrive in una nota: «La rinuncia alla difesa, il rifiuto della legalità e delle istituzioni, la lettura di documenti e di appelli alla lotta violenta. Tutto questo accade nell’estate torinese del 2012, ma assomiglia molto a quanto drammaticamente accaduto negli anni Settanta. Ma a differenza di quei tragici anni, ciò che sconcerta è l’assoluto silenzio da parte della società civile, degli intellettuali di sinistra della nostra città e degli amministratori valsusini che dovrebbero indignarsi nel vedere il loro territorio trasformato in una palestra di lotta insurrezionalista». Secondo l’esponente del partito di Bersani, tanto favorevole alla Torino-Lione da aver dato alle stampe un libro per spiegarne le ragioni, senza reazioni «da più di un anno assistiamo a continue violenze contro il cantiere di Chiomonte e le forze dell’ordine, con tanto di assalti a colpi di pietre, biglie di ferro e bottiglie incendiarie; abbiamo assistito all’assedio del Tribunale di Torino da parte di centinaia di No Tav; abbiamo visto le bandiere No Tav sventolare davanti al Tribunale di Milano in occasione del processo alle nuove BR; abbiamo visto invocare la “libera repubblica della Maddalena”, quasi fosse una zona-santuario al di fuori delle leggi nazionali; abbiamo visto all’opera in Valle di Susa esponenti ex BR, ex Prima Linea e pluridenunciati anarco-insurrezionalisti; assistiamo ogni giorno al tentativo di delegittimare l’inchiesta condotta dal Procuratore Caselli».

Per il deputato «tutto questo accade senza che nessuno, non dico un Sandro Plano, troppo impegnato a produrre dossier contro la Tav, ma almeno un intellettuale, uno scrittore, un cantante, un attore… si sia sentito in dovere di intervenire per pronunciare una parola di condanna chiara e netta». Difficile dare torto all’onorevole democratico. Anche il Pdl sembra troppo impegnato nelle beghe, post o ri-berlusconiane, per esprimere un giudizio netto e chiamare ad una salda opposizione a questi metodi e linguaggi. «La storia ci ha dimostrato – chiude Esposito – come spesso il silenzio significhi omertà e questa si traduca in complicità. Chissà se dopo le parole di Ferrari, almeno per finta o per tattica, qualcuno di questi campioni della morale dirà una parola o scriverà una riga?». Chissà.

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1 Commenti

  1. ragnar scrive:

    I NO TAV sono quello che sono, ie ex anarco-insurrezionalisti che hanno poco a che fare con la gente della Valsusa. O meglio, in Valsusa (soprattutto bassa valle) sui balconi dei paesi sventolano bandiere no tav da tutte le parti. E’ chiaro pero’ che molti dei valsusini vogliono solo una cosa: avere un ragionevole contributo in denaro per una simile opera (molti perderebbero diversi terreni, dunque e’ piu’ che ragionevole).

    A parte cio’ io mi chiedol: indipendentemente dall’utilita’, ma quanto costa quest’opera? 10 miliardi (che ovviamente dobbiamo pagare noi)?? ma io mi chiedo: ma con cosa li fanno i binari? di oro 24 carati (tanto i rumeni e gli zingari rubano il rame, non l’oro)?

    La verita’ e’ che sia che la TAV sia un bene, sia che non lo sia, hanno ragione quelli che hanno scritto a caratteri cubitali sulla parete sud del Musine’ (la prima montagna della Valsusa che si incontra partendo da Torino) chiaramente visibile dalla A32: TAV = MAFIA

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