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Musy, Torino ti aspetta. Preghiere per te e vicinanza alla tua famiglia

marzo 22, 2012 Silvio Magliano

Silvio Magliano, vicepresidente del Consiglio comunale, ci racconta chi è Alberto Musy: «Ho lavorato con lui al progetto “Fondazione per il dopo di noi”, ho condiviso alcuni suoi argomenti e dissentito altre volte. Conosco un uomo capace e generoso, dedito alla sua città e ai suoi concittadini, capace di fare politica in modo risoluto, ma mai urlato»

Uno squillo del telefono e di colpo la tua città non è più quella di prima: Alberto Musy, capogruppo del Terzo Polo in Comune a Torino, vittima di un agguato, è stato colpito da numerosi colpi d’arma da fuoco. È grave, in coma. Dopo quel primo squillo che ha squarciato la tranquillità di una bella mattina della primavera torinese, altri si susseguono a breve distanza: tutti aggiungono o tolgono dettagli, a seconda della fantasia dell’interlocutore. Quel che resta di un concitato rincorrersi di notizie è che, alla fine, ci si telefona e si chiedono aggiornamenti, ci si affanna, si cerca un posto dove correre per essere presenti, per arrestare lo sbigottimento e la preoccupazione.

Oggi a Torino nulla è più come prima, domina ancora l’incredulità per un evento che riporta ad anni lontani e a un terrore mai dimenticato, quando un uomo che lavorava per la gente non poteva difendere le proprie posizioni e le proprie idee senza rischiare di essere oggetto di una violenza che diventava un modo di alcuni di esprimere una posizione politica. Domina, soprattutto, la preoccupazione per un uomo, un collega, con cui si sarebbe potuti arrivare a dire “anche un amico” che versa in condizioni gravissime e per una famiglia precipitata di colpo nell’ansia e nel panico.

Ho lavorato con Alberto Musy al progetto “Fondazione per il dopo di noi”, ho condiviso alcuni suoi argomenti e dissentito dalle sue opinioni molte volte in questi 10 mesi di mandato, ho imparato a conoscere un politico capace e generoso, dedito alla sua città e ai suoi concittadini, capace di fare politica in modo risoluto, ma mai urlato. Sono certo che supererà questa crisi e tornerà presto in Sala Rossa, battagliero e propositivo come sempre, per proseguire il suo lavoro a favore di Torino e i torinesi. In questo momento, le mie preghiere sono per lui, il mio affetto va invece alla sua famiglia.

Le ragioni che hanno condotto una persona a compiere un gesto criminale come scaricare un caricatore intero addosso ad Alberto Musy competono agli inquirenti: le voci lasciano il tempo che trovano, la speranza a questo riguardo è che non si tratti veramente di ragioni legate alla sua attività politica, perché le conseguenze di una simile possibilità sono facilmente immaginabili e tutte abbastanza spaventose. La politica è libera discussione tra persone che scelgono un percorso di servizio, spesso sottraendo tempo e risorse personali alla propria vita lavorativa e famigliare: pensare che questo impegno possa avere come ritorno il rischio personale per se stessi e per la propria famiglia non è una prospettiva accettabile.

Ci sarà tempo per queste considerazioni, soprattutto quando l’indagine avrà contorni maggiormente delineati. Per ora, è necessario superare lo choc e lavorare con rinnovati impegno e dedizione, aspettando il ritorno di Alberto Musy.

 

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