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Meeting Rimini 2012. Quelli del pre-pre-Meeting

agosto 13, 2012 Daniele Guarneri

C’è un “esercito” di gente che con la stessa passione dei militanti partecipa attivamente alla realizzazione della kermesse

Saranno più di tremila i volontari che sabato 18 agosto si presenteranno al padiglione della Hall Sud della Fiera nuova di Rimini per accreditarsi e ricevere tutte le disposizioni necessarie per iniziare il lavoro al Meeting. Al loro arrivo troveranno i volontari del pre-Meeting nel pieno dei preparativi, impegnati a ultimare gli ultimi dettagli. Chi lo ha visto può capire: il caos e la frenesia regnano sovrane; vedendo quella scena nessuno può immaginare che il giorno dopo, anzi qualche ora dopo, tutto, dai fiori sistemati nei vasi agli angoli delle moquette ben rifiniti, fino al palco dell’auditorium più grande è bello che pronto. E ad accogliere i visitatori che varcheranno i cancelli domenica 19 per assistere alla Messa presieduta dal vescovo di Rimini Francesco Lambiasi, ci saranno loro. Un esercito di lavoratori paganti, gente che rinuncia a una settimana di vacanza e offre il proprio servizio perché il Meeting possa svolgersi nel migliore dei modi. Ogni anno con una divisa di colore diverso, ma comunque sempre presenti: c’è chi è all’ingresso dei cancelli sotto un sole africano e chi invece deve vendere i biglietti della lotteria, pregando, supplicando a volte anche in ginocchio di non essere mandati a quel paese. Ci sono quelli della ristorazione sempre appresso ai fornelli e quelli che, con pazienza e armati di scope e stracci, tengono puliti i saloni della fiera. Sono dappertutto, alle mostre, negli stand, nei saloni per fare il servizio d’ordine e anche al Quotidiano Meeting. Una storia che si ripete da trentadue edizioni, e ad agosto saranno trentatré.

Ma l’organizzazione di questa macchina comincia prima, molto prima. E naturalmente anche in questo caso ci sono dei volontari che a partire da maggio iniziano a raccogliere le iscrizioni di chi vuole lavorare al Meeting. Un lavoro di segreteria che si fa da casa e che in questo caso, almeno in teoria, non dovrebbe costare nulla in termini economici. Ma non è scontato trovare chi lo faccia.

Martina Bartolazzi, 28 anni, ha appena finito il praticantato e a breve dovrà affrontare l’esame per diventare avvocato. Al Meeting ha lavorato come volontaria in diverse edizioni. Le prime volte ai tempi dell’università, poi una volta laureata non si è tirata indietro, nemmeno dopo il matrimonio. Ma quest’anno non ci sarà: «Sono incinta e non andrò a Rimini. Ma quando mi hanno chiesto se volevo raccogliere le iscrizioni per i volontari della regione Toscana ho accettato subito. Posso dire che il lavoro fatto in questi mesi per la raccolta delle adesioni mi ha aiutata, anche se in modo diverso e nuovo, a partecipare al Meeting».

Dunque i volontari sono presenti al Meeting e prima anche al pre-Meeting. Ma ci sono volontari anche per il pre-pre-Meeting. Martina e un altro amico hanno organizzato alcuni incontri con le comunità toscane di Comunione e liberazione per raccontare a tutti la loro esperienza di volontari. «Non lo abbiamo fatto perché c’è bisogno di gente da mandare a Rimini, ma per la bellezza, per quel di più che abbiamo visto e che è entrato a fare parte della nostra vita offrendo la nostra opera a servizio della costruzione del Meeting».

 

Da Arezzo a Lucca

Alla fine delle serate si compilano i fogli d’iscrizione: nome, cognome, numeri di telefono, e-mail, residenza, data di nascita… «Sì, è un lavoro noioso, bisogna essere sinceri. Ma siccome a Rimini non ci potrò essere, questa è stata la modalità più concreta di partecipare attivamente alla realizzazione del Meeting». Martina ha fatto visita a parecchie città toscane: Arezzo, Prato, Lucca e altre ancora per raccontare a tutti perché vale la pena andare a lavorare da volontari. «Sono sette giorni intensi, belli e allo stesso tempo molto faticosi. Ma la cosa più sorprendente è che l’esperienza che fai lì non termina il sabato pomeriggio quando i saloni chiudono. Andare al Meeting non è come andare in vacanza su un’isola felice. Anche perché, al termine di quei sette giorni, tutto viene letteralmente fatto a pezzi. E noi non siamo fatti per qualcosa di bello che poi finisce nel nulla. L’esperienza che ho fatto in tutti questi anni, l’attenzione ai particolari, dai più piccoli ai più grandi, è una cosa che mi porto dietro per tutto il resto dell’anno. Un’attenzione che mi ritrovo addosso anche a casa: io me ne accorgo tantissimo quando seguo le pratiche dello studio dove lavoro, anche quelle più noiose. Tutto, anche le cose più piccole, sono fatte per qualcosa di più grande».

 

Nonostante la crisi

Ci vuole anche una bella faccia tosta per andare a proporre di lavorare gratis, anzi pagando, in un momento storico particolare. La crisi economica è evidente e si avverte anche nelle cose più piccole: «Nessuno ha posto obiezioni di questo tipo. Ci sono persone che di solito venivano e che quest’anno non ci saranno, ma nessuno per problemi economici. Magari, più semplicemente, non hanno le ferie quella settimana. In tanti, invece, hanno chiesto di poter venire a lavorare anche solo per qualche giorno e questo mi ha colpito molto. Chi accetta di venire, di fare questo sacrificio, lo fa perché ha incontrato qualcuno, perché ha visto altre persone lavorare durante il Meeting o perché è rimasto affascinato e incuriosito dalle esperienze fatte da altri amici, dalla baldanza intravista negli occhi dei volontari. E io di questa baldanza non me ne ero accorta. Tante volte sono incosciente del perché faccio le cose o di quello che ho incontrato, ma quando sono vigile e cosciente delle ragioni per cui mi muovo, rimango impressionata. Il lavoro di questi mesi mi ha obbligata a chiedermi il perché ho fatto la volontaria al Meeting, mi ha costretta a ridarmi le ragioni di questo impegno. Che sono le stesse di chi andrà a Rimini: partecipare alla costruzione del Meeting». Tra gli iscritti della Toscana ci sono persone che hanno lavorato fin dalla prima edizione del Meeting. Ma ci sono anche tanti nuovi: dei 40 volontari sono almeno la metà. «Mi spiace non andare con loro, mi spiace molto. Ma sono contenta del lavoro che ho fatto, ho servito la stessa cosa, ho partecipato allo stesso modo alla costruzione di qualcosa di grande».

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