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Il matrimonio e il secondo vino

maggio 4, 2015 Emanuele Boffi

Dopo il divorzio breve è il turno di una legge sugli accordi prematrimoniali. È la riduzione dei rapporti umani a constatazione amichevole. La lezione controcorrente di Benedetto XVI

benedetto-xvi-shutterstock_147437150Articolo tratto dal settimanale Tempi in edicola (qui la pagina degli abbonamenti) – Dopo l’approvazione del divorzio breve è arrivata alla Camera la proposta di legge sugli accordi prematrimoniali. In sostanza, prima di arrivare all’altare o dal sindaco si concorda come dividersi “la roba” in caso di divorzio. L’amore va e viene, almeno cerchiamo di non litigare. È un altro passo verso la riduzione a patti dei rapporti umani. In un mondo popolato da estranei, pare che il modo più civile per interloquire col prossimo sia quello della constatazione amichevole, come per i sinistri automobilistici.

Mi è tornato in mente cosa disse Benedetto XVI a una coppia di fidanzati durante la “Giornata della famiglia” a Bresso nel 2012. A quelli, che gli chiedevano come fosse possibile oggi amarsi «per sempre», Ratzinger ricordò che la Chiesa non chiede agli sposi «sei innamorato?», ma «vuoi?», «sei deciso?». Alla base di un matrimonio non c’è un sentimento volatile, ma una decisione presa davanti a Dio e a tutti: «Sì, questa è la mia vita». Benedetto paragonò l’innamoramento al vino servito alle nozze di Cana: «È bellissimo, ma non dura fino alla fine: deve venire un secondo vino, cioè deve fermentare e crescere, maturare». E perché ciò possa avvenire è «importante che l’io non sia isolato, ma che sia coinvolta anche la comunità della parrocchia, la Chiesa, gli amici».

Che è anche un bel suggerimento ai cattolici: non propinateci corsi fidanzati come fossero la versione clericale degli accordi prematrimoniali. Edificate la Chiesa, la comunità degli amici.

Foto Benedetto XVI da Shutterstock

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3 Commenti

  1. To_Ni scrive:

    Sconoscevo l’intervento di Benedetto XVI a cui si riferisce l’articolo. Prova la grandezza del Papa e della Chiesa che vede l’uomo non come un dato gettato dal caso, sotto il giogo della corrente del suo umore, che è in grado di credere in un progetto di vita e di avere volontà e forza per realizzarlo.
    Diversamente da chi vuole un giocattolo che lo lasci libero di prendere e lasciare in base a come gli passa, gli va e gli piace. Senza impegno sforzo, educazione , generosità e responsabilità verso chi si ha vicino. Non garantire niente a nessuno e pretendere di dire chi si è in grado di amare.

  2. Fabio scrive:

    Se la società va a catafascio è perché la Chiesa negli ultimi decenni non è stata chiara.
    Cristo dopo la Resurrezione ha avuto ogni potere in cielo e in terra ( e in terra !) , l’importante è riconoscerGlielo.
    Se uno non parla chiaro impedisce a Cristo di agire.

    Tutto il discorso attorno al Sinodo ha dimostrato l’incertezza in cui navighiamo, fino a inventarsi dati storici falsi sulla Chiesa Primitiva. E con i mass media che soffiavano sul fuoco dell’ignoranza e della mancanza di coraggio di tanti cattolici, capaci solo di inventarsi una misericordia da quattro soldi che misericordia non è, ma solo sentimentalismo.
    Forse il Papa se ne è accorto e la ha definita misericordia ingannatrice.
    La vera misericordia verso le singole persone non è mai mancata nella Chiesa, come tappa di un cammino si possono anche fare eccezioni , in modo discreto e personalizzato, purchè sia chiaro a tutti qual è il cammino e la mèta a cui tendere, per tutti. Tutto ciò è mancato nel dibattito attorno al Sinodo.

    La misericordia infatti non può essere applicata a categorie di persone o situazioni, ma solo al singolo.

    Le disposizioni di ognuno e il cammino spirituale sono diversi, da caso a caso, anche in situazioni formalmente analoghe.
    E senza essere parte viva di una comunità è impossibile fare un cammino cristiano, specialmente oggi.

    E’ impossibile la fedeltà coniugale nei nostri tempi senza una compagnia di fede, senza un rapporto con una comunità e un’autorità.

    Quando manca questo, tutto si complica e si cercano giustificazioni infondate , come ad esempio quelle di invocare usanze della Chiesa Primitiva , da cui si tira fuori ormai tutto e il contrario di tutto, secondo i propri gusti, senza fornire dati storici attendibili , o le usanze degli ortodossi.
    Tra l’altro, le usanze odierne degli ortodossi (la benedizione delle seconde unioni , che non equivale ad un sacramento) risalgono al secondo millennio, e risalgono al periodo successivo allo scisma del 1054, dopo il distacco da Roma (anche questo è significativo) esse furono imposte dagli imperatori Bizantini, ma non furono un prodotto interno della comunità cristiana orientale, ancorché scismatica ! E tuttora per gli ortodossi l’unico vero sacramento è il primo matrimonio, le seconde unioni , anche se benedette , non sono considerate sacramenti, e neanche per i vedovi risposati !

    Le seconde nozze dei vedovi specie se uomini , nella Chiesa Primitiva non erano viste di buon occhio. La Chiesa Ortodossa ha conservato questa mentalità e ancora oggi ai vedovi che si uniscono per la seconda volta dopo il loro primo matrimonio (primo e unico vero sacramento per gli ortodossi) è concesso solo lo stesso rito dei divorziati risposati. Con un periodo di attesa variabile per ricevere la Comunione , che non viene concessa durante la cerimonia di benedizione (viene dato solo il pane benedetto). S. Gregorio di Nazianzio scrive che un vedovo che si risposa per la seconda o terza volta è un debole, per la quarta volta è un maiale…. (ecco la mentalità della Chiesa Primitiva e…. verso i vedovi , non i divorziati….i vedovi ! … risposati …!)

    Nella Chiesa Primitiva quando si parla di risposati , (e lo scisma novaziano ne è un chiaro esempio), il conflitto riguardava unicamente i vedovi (specie uomini) risposati , perché i divorziati risposati non erano neanche considerati, cioè erano considerati adulteri permanenti, impenitenti, quindi nella stessa situazione degli scomunicati.

    Alcuni rigoristi volevano negare perfino le seconde nozze e la Comunione ai normali vedovi risposati (e in una mentalità del genere , nella Chiesa Primitiva , la Comunione ai divorziati risposati non trova nessuno spazio, al contrario di quanto sostiene il card Kasper !). Inoltre, alcuni come i novaziani, poi scomunicati, volevano negare la Comunione anche agli adulteri mentre facevano il loro cammino di penitenza dopo peccati di adulterio occasionali , concedendola loro solo a penitenza compiuta. Papa S. Callisto ha dovuto correggere questo rigorismo concedendo la Comunione agli adulteri penitenti, concedendola anche durante il loro cammino di penitenza e non solo alla fine di questo cammino (non certo ai divorziati risposati che rimanevano tali e cioè adulteri impenitenti e quindi erano considerati alla stregua di scomunicati). Questo forse intendeva Papa Francesco quando parlava di Eucarestia come medicina per la guarigione : ma nella Chiesa Primitiva vien concessa come medicina durante il cammino di penitenza. (questo esclude totalmente la permanenza in istato di concubinaggio). Alcuni poi, e perfino S.Cipriano di Cartagine, volevano negare la Comunione e per sempre , anche in punto di di morte agli adulteri che non facevano pubblica penitenza in vita. (un divorziato risposato era considerato un adultero impenitente e quindi…)

    Anche nel Medioevo il divorziato risposato è considerato adultero impenitente e non può accedere alla Comunione : Règine Pernoud nel suo libro “La donna al tempo delle cattedrali” ( BUR 1994 , pag 169 ) documenta come Hugues de Braine ed il re di Francia Filippo I furono esplicitamente scomunicati in quanto divorziati risposati, ed evidentemente non potevano avere accesso al sacramento eucaristico.

    Detto questo la misericordia deve sempre essere presente nel cammino dei singoli (potrà accadere che un penitenziere in modo discreto e non pubblicizzato nella comunità conceda la Comunione ad un divorziato risposato, ma non ad un altro, e magari anche all’interno della stessa neo-coppia la conceda ad uno e non all’altro, dipenderà dalla disposizione interiore e dalla storia di ciascuno), ma non ha senso alterare la realtà storica cercando motivazioni infondate nella storia della Chiesa Primitiva.

    Infine visto che alcuni affermano che l’ 80% dei matrimoni celebrati da alcuni decenni a questa parte sarebbero nulli , bene li annullino ! e così di dimostreranno una vera MISERCORDIA verso chi è in situazioni infelici, liberandoli veramente da legami soffocanti e mortificanti , rendendoli liberi anche agli occhi della comunità !

    Cosa si vuole difendere ? un potere clericale ? Forse…. Cosa si vuole nascondere ? forse che la Chiesa è stata incapace di educare per 50 anni ? Ma lo sanno tutti ! , e pur di non ammettere questo si scaricano pesi insopportabili sul resto dei fedeli cattolici ( della serie ” dovete essere voi più accoglienti verso i divorziati risposati ” e ” dovete voi accettare questo e quello e bla bla bla…”), pesi che nessuno vuole sollevare nemmeno con un dito, come facevano i farisei !!!

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